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Le case che risparmiano
Data di pubblicazione: 05.08.2008

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Bella descrizione, dal Corriere della Sera 5 agosto 2008, di come si risparmia energia progettando e costruendo meglio la casa. Indispensabile una postilla

TRENTO — A vederla dal basso, sembra una casa come tante; un giardino curato all'ingresso, il vialetto che si inerpica sul fianco della montagna, in un tranquillo quartiere di periferia. Bisognerebbe avere le ali di un falco, per scoprire il segreto di CasAstuta. Al posto del tetto, una distesa scintillante di pannelli fotovoltaici; nascoste tra l'erba, le sonde della pompa di calore.
Benvenuti a Trento, laboratorio dell'edilizia sostenibile, patria elettiva della casa «ad impatto zero». Il futuro dell'edilizia verde passa da qui: non più (solo) risparmio energetico, ma un sofisticato processo di valutazione della sostenibilità ecologica di un edificio, sin dalla posa del primo mattone. Standard americani, per un fenomeno tutto italiano. Che dal Trentino si sta diffondendo, un passo dopo l'altro, nel resto del Paese.

La scommessa trentina
C'era una volta il sogno della casa ecologica: eticamente corretta, drammaticamente costosa. Oggi, nell'era del petrolio a 120 dollari al barile, il piatto della bilancia pende tutto a favore dell'edilizia sostenibile, complice un mercato sempre più competitivo, che ha contribuito ad abbassare i prezzi e moltiplicare le offerte. E il 49,8% degli italiani, secondo un'indagine Cnr-Ivalsa di Trento — l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, «papà» dell'avveniristica CasaSofie ( www.progettosofie. it): ignifuga, antisismica e ad alto potere isolante, realizzata con un sistema di pannelli in legno «montati» con giunti metallici —, ritiene che il risparmio energetico giustifichi una maggiore spesa.
Gli esempi spuntano un po' in tutta la Penisola, grazie anche ai contributi forniti da Stato e Regioni, soprattutto per l'installazione di pannelli solari e fotovoltaici (con incentivi di lungo periodo che garantiscono un ammortamento decennale). La Toscana, per dire, ha elaborato sin dal 2005 le sue «linee-guida per la bioarchitettura»; in Veneto la sede della Savno (Servizi ambientali Veneto Nord-orientale) è costruita con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. In Trentino, invece, hanno deciso di alzare l'asticella: non solo efficienza energetica — quella certificata dai «pionieri» bolzanini di CasaClima ( www.agenziacasaclima.it) — bensì uno standard internazionale di eccellenza a tutto tondo, talmente flessibile da poter essere applicato agli chalet alpini come alle candide casette eoliane. In una parola: Leed, Leadership in Energy and Environmental Design.

Nuovi standard
Il sistema Leed, sviluppato dall'associazione americana Green Building Council, è una griglia di valutazione in 69 crediti, a loro volta suddivisi in 6 categorie: Siti sostenibili, Gestione delle acque, Energia ed atmosfera, Materiali e risorse, Qualità ambientale interna, Progettazione ed innovazione. L'obiettivo è fornire un «bollino di qualità» — in 4 livelli: Certified, Silver, Gold, Platinum — a quegli edifici che garantiscano, con un aumento dei costi contenuto (in media +3% rispetto a un cantiere «convenzionale »), un «ciclo vitale» in grado di limitare al massimo l'impatto con l'ambiente e il consumo di energia. La differenza, poi, la fa il mercato: un edificio certificato Leed vede crescere il proprio valore fino al 7,5%. Il sistema è ormai diffuso in 41 Paesi.
«Il vantaggio di Leed è che fornisce sostenibilità dalla progettazione alla cantierizzazione, dai materiali impiegati alle performance energetiche », spiega Alberto Ballardini di Gbc Italia ( www.gbcitalia.org), nata a fine gennaio come spin-off del Distretto Tecnologico trentino. L'Italia è l'unico Paese con India e Canada cui la casa madre americana ha concesso il marchio in licenza; in soli 7 mesi, i soci sono raddoppiati, e gli atenei di tutta la Penisola — da Padova a Pescara, passando per Milano, Torino, Bologna, Roma — hanno già stretto una rete di contatti con l'associazione.

Non solo case
«L'edilizia sostenibile non è più un fenomeno di nicchia, ma di massa — spiega l'assessore alla Programmazione della Provincia di Trento, Gianluca Salvatori —; in un momento di flessibilità del mercato edilizio, la gente cerca un valore che si mantenga nel tempo. E Leed è una garanzia: d'ora in poi tutti gli edifici che costruiremo, tra cui una ventina di scuole, rispetteranno questi standard ». I vantaggi, va detto, sono indubbi. CasAstuta, ad esempio, non è (ancora) certificata Leed; ma la villetta della famiglia Pegoretti, proprietaria della Elettropiemme — azienda leader nel fotovoltaico —, è già un eccellente «testimonial» del nuovo corso. «Grazie a un pozzo di 125 metri per la pompa di calore, 50 metri quadrati di fotovoltaico e 2 pannelli solari termici per l'acqua sanitaria, ci scaldiamo come prima, consumando un quinto del gas», fa il punto Massimo Pegoretti.
Anche il «modello Sofie», perfezionato nei laboratori trentini del Cnr-Ivalsa, sta conquistando sempre più fan; e a Londra, la Waugh Thistleton sta realizzando un palazzo di 9 piani interamente in pannelli di legno, con un «taglio» di 125 tonnellate nelle emissioni di Co2. Ma il progetto più ambizioso, ancora una volta, nasce sulle sponde dell'Adige: è la sede del Muse, il Museo delle Scienze di Trento, progettato da Renzo Piano. Aprirà nel 2012, e sarà «un laboratorio di sostenibilità — spiega il direttore Michele Lanzinger —. Una cabina di regia indicherà in tempo reale quanta energia viene dai 2mila metri quadrati di pannelli solari, quanta dalle 16 sonde geotermiche... Ci saranno una parete di ghiaccio e una foresta pluviale; l'obiettivo è che tutto sia autoalimentato». La certificazione? Leed, ovviamente. Livello Gold.

L'impronta ecologica. Per essere di moda

Consulente ambientale freelance. Specialista in stili di vita «verdi». Dieci anni fa, quando Joanna Yarrow (foto) optò per un master in Sviluppo sostenibile, il suo futuro professionale sembrava pieno di ombre. Oggi, la bionda Joanna dirige una compagnia — Beyond Green, «oltre il verde», con sede nel cuore di Londra — che elabora progetti a impatto zero per comunità urbane e singoli clienti, è presentatrice per la Bbc, viene intervistata da
Independent e Telegraph come simbolo dell'eco- imprenditrice «alla moda» e pubblica libri intitolati «1001 modi per salvare il pianeta» (edito in Italia da Cooper) o «Come ridurre la tua impronta ecologica».

Insomma, oltremanica il settore «tira »...
«Già, le cose sono molto cambiate da quando mi sono iscritta a quel master...
Negli ultimi due anni si è verificato un grande cambiamento nella testa della gente: una combinazione di consapevolezza e di accettazione del fatto che c'è un problema, e che è qui per restare. Gli inglesi iniziano a collegare il loro stile di vita con problematiche globali; l'anno scorso siamo stati colpiti dalle peggiori siccità e inondazioni dell'ultimo secolo, cosa che ha contribuito a sollevare dubbi, domande, richieste».

E gli italiani, in che fase sono?
«Ho vissuto in Italia a lungo, a fine anni '90, quando lavoravo per una campagna europea con Amici della Terra. Ricordo un
meeting sulla sostenibilità dei trasporti, con i rappresentanti di Grecia, Gran Bretagna, Italia e Svezia; se la posizione degli inglesi era "ci stiamo pensando", gli scandinavi reagivano stupiti, "ma come, l'abbiamo risolto 20 anni fa...". E poi c'era l'approccio italiano: "bé, ci penseremo più tardi..."».

Sull'edilizia, però, qualcosa si sta muovendo anche da noi.
«Ma è perché l'impatto dei luoghi in cui viviamo — casa, scuola, ufficio — è fondamentale per la sostenibilità delle nostre vite. In Gran Bretagna, il governo ha preventivato un fabbisogno di 3 milioni di nuove case entro il 2021; la società sta cambiando, ci sono più genitori single, immigrati, anziani soli. Fino ad oggi, la qualità degli edifici è stata molto bassa; ma ora la gente ha sviluppato una consapevolezza diversa, a partire dalla riduzione del consumo energetico fino alla necessità di svincolarsi dall'automobile...».

La richiesta, dunque, è arrivata dal basso?
«In buona parte sì. Ed è una novità legata a bisogni concreti: da quando il prezzo del petrolio ha iniziato a salire, molta gente è tornata a utilizzare il legno per il riscaldamento, e l'uso di auto private è crollato del 20% negli ultimi due mesi. Per questo è importante ripensare le performance ecologiche degli edifici; i quartieri dovrebbero essere "a misura di pedone", e le case vanno ripensate "sul lungo periodo": l'impronta ecologica è legata a tutto il processo vitale dell'edificio, dal cantiere alla demolizione. In Gran Bretagna da un anno esiste un nuovo standard nazionale per misurare la performance ambientale delle abitazioni; quelle nuove devono essere tutte a "emissioni zero"».

Qual è, in tutto ciò, la strategia di Beyond Green?
«Di recente abbiamo aperto una nuova sezione, che si occupa esclusivamente di edilizia sostenibile: costruiremo 800 case e uffici, che la gente potrà sperimentare di persona, prima di affittarli o acquistarli. Forniamo strategie da applicare nella vita quotidiana, per evitare il senso di impotenza di fronte a un mondo che va a rotoli. E poi, va cancellata l'idea che una vita "ecologica" implichi il ritorno alle caverne. Si può essere verdi e al tempo stesso risparmiare, divertirsi, essere alla moda ».
E in Gran Bretagna, davvero, ecologista non è più (da tempo) sinonimo di attivista fricchettone. Un esempio su tutti: Zac Goldsmith, figlio del miliardario Sir James e fratello di Jemima (per la cronaca, ex fidanzata di Hugh Grant), bello, biondo e simpaticamente snob, una tenuta nel Devon e una poltrona da presidente del mensile Ecologist. Anche Joanna, guarda caso, sta per lanciare la sua rivista free-press: Eco-You sarà distribuita da settembre nei supermercati britannici (tiratura iniziale: 100mila copie), moda, cibo e cultura in chiave ecosostenibile. La «via verde» non è mai stata così glam.

postilla
Seguendo l’esempio della pimpantissima imprenditrice intervistata dal giornalista, sarebbe però davvero il caso che la stampa italiana andasse un po’ “beyond green” e si aprisse di più alla cultura internazionale. Anche quella dei giornali quotidiani, che da tempo quando parlano di standard LEED quasi sempre ne specificano anche le linee guida ampie, ovvero che vanno oltre il semplice edificio isolato, per estendersi alle forme dell’insediamento. Del resto si tratta esattamente delle intenzioni che ad esempio in Europa si stanno cercando di sviluppare con le eco-town di Gordon Brown, o con esperienze come quella di Friburgo in cui ad affiancare le architetture certificatamente sostenibili, e a renderle davvero efficaci e significative, c’è l’intera struttura fisica e organizzativa del quartiere, della città, dei trasporti.
Perché lo capisce anche la virtuale casalinga di Voghera, come la somma di tanti piccoli gesti si traduca solo … in una somma di tanti piccoli gesti, se non c’è un coordinamento tale da “fare sistema”. E infatti la certificazione LEED dello Us Green Building Council si è da tempo arricchita di una apposita serie di linee guida per l’insediamento che partono da un presupposto: “L’ambiente dello sprawl, la bassa densità residenziale e commerciale in aree decentrate e dipendenti dall’uso dell’automobile, può danneggiare l’ambiente naturale in molti modi. Consuma terreni agricoli, boschi e habitat naturali; diminuisce la qualità dell’acqua distruggendo le zone umide e aumentando i deflussi con l’impermeabilizzazione; inquina l’aria con maggiori spostamenti in auto”. Ecco perché va benissimo parlare di edilizia ecologica, ma anche ricordare che non saranno certo soltanto gli aggeggi tecnologici a risolvere la questione incombente del cambiamento climatico o della crisi energetica (f.b.)









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Il sito di Edoardo Salzano
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Purvis, Andrew
( 06.09.2010 16:01 )
Berman, Laura
( 06.09.2010 11:54 )
Forbes, Rob
( 05.09.2010 14:12 )
La qualità domestica ancora una volta si tira appresso tutto il resto, nella nostra casa allargata metropolitana, e ancora centrale il ruolo delle … ehm neocasalinghe. The Daily Beast, 5 settembre 2010 -->
Teja Sharma, Ravi
( 05.09.2010 12:50 )
Ervin, Keith
( 04.09.2010 17:58 )
Jégo, Marie
( 04.09.2010 16:58 )
Boyle, Theresa
( 03.09.2010 10:26 )
Extance, Andy
( 02.09.2010 16:04 )
Zwahlen, Cyndia
( 30.08.2010 11:54 )
Belloni, Caterina
( 30.08.2010 10:48 )
La Lega Nord ogni tanto si accorge, a modo suo, di alcuni risvolti del mercato globalizzato, e da par suo esprime opinioni. Puntualmente sbagliate, che interpretano malamente il localismo. Corriere della Sera ed. Lombardia, 29 agosto 2010 -->
Hattam, Jennifer
( 30.08.2010 10:45 )
Usborne, David
( 30.08.2010 10:42 )
( 27.08.2010 21:28 )
Hatherley, Owen
( 26.08.2010 19:19 )
Tobol, Sarah
( 26.08.2010 11:18 )

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