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Verso una Città di 37 milioni di abitanti (1922)
Data di pubblicazione: 10.01.2009

Autore:

Presentazione, commenti ed estratti dal Piano Regionale nella prima metodologicamente rivoluzionaria proposta della Russel Sage Foundation. Un documento di valore storico e non solo da The New York Times, 21 maggio 1922

Titolo originale: For a City of 37,000,000. Shaping Future of World’s Greatest Municipal Centre Under Russel Sage Foundation – Transforming of Long New York Into Outlying Round New York– Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

NEW YORK nel 2000.Questa la visione inquadrata dall’occhio mentale di uomini come Herbert C. Hoover. Elihu Root e Robert W. de Forest: il timore per come potrebbe diventare, e la speranza di cosa potrà essere.
New York, con 37.000.000 di abitanti. Deve diventare una città di orde sciamanti stipate in stretta prossimità in un ambiente malsano per il corpo e l’anima, di vie affollate e grandi arterie piene di rumore, di quartieri divisi per slum razziali, di fischi stridenti di sirene delle fabbriche, di crescita industriale e degrado urbano?
Oppure una metropoli di grandi spazi aperti, fatta di città correlate economicamente, ciascuno costituente una unità autonoma, in grado di offrire ai propri cittadini le migliori occasioni per la salute, l’istruzione, il tempo libero, lo sviluppo sociale? Come evitare la prima possibilità, come sostenere la seconda. Ecco il problema che si sono posti gli uomini che coordinano il lavoro di costruzione della New York del futuro.
Trentasette milioni di esseri umani in un’area che ora ne ospita circa 9.000.000. Si può fare? E come? La risposta alla prima domanda è sì; per la seconda, si vedrà col tempo. Al momento attuale è soltanto possibile delineare più o meno i cambiamenti di rotta che ciò implica per l’assetto dell’area metropolitana.

Si parla di progettare la New York del future. In senso stretto, è sbagliato. Non è la città in quanto tale, l’oggetto del lavoro: è il distretto metropolitano che si estende a rete attorno all’Isola di Manhattan. Una rete che interessa tre Stati, quello di New York, il New Jersey e il Connecticut, con un raggio medio di circa ottanta chilometri che in alcuni casi si avvicinano anche ai cento. Senza questa rete la New York del futuro non andrebbe più in là, dal punto di vista industriale e commerciale, di quando l’area di Central Park era considerata aperta campagna. A quell’epoca i newyorkesi più lungimiranti guardavano davanti a sé, a una città che andasse dalla Battery all’estremità settentrionale dell’isola. Era la loro speranza per il futuro, la visione, il sogno. Pensarono a una città lunga, una città il cui sviluppo maggiore sarebbe stato da nord a sud.
Questa città lunga non esiste. New York è diventata una città rotonda. Il mozzo è al centro, dove pare resterà per sempre; i raggi si estendono sino a cittadine e villaggi a molti chilometri da questo centro. Strade e ferrovie collegano il centro ai vari punti lungo i raggi. Questi ultimi a loro volta si legano l’un l’altro con strutture di trasporto a sviluppo simile. Un’area che comprende quattordicimila chilometri quadrati.
Grosso modo, di questi 14.000 kmq 2.200 sono di area urbana, 3.000 suburbana, il resto zona rurale. La prima comprende New York propriamente detta e Newark. La seconda città e cittadine fra Westchester County, Essex County, Nassau County e altre località dove la popolazione raggiunge i 25.000 abitanti per chilometro quadrato. L’ultima si compone delle fasce esterne, quelle in cui un abitante di New York può coltivare il proprio hobby dell’allevamento delle galline pur continuando a sentirsi a tutti gli effetti membro della comunità metropolitana.

Dove si deve edificare

Ci sono in corso molte opera di completamento sia nell’area del mozzo centrale che nei distretti immediatamente contigui ad esso. Ma non passeranno molti anni prima che qui si esaurisca l’attività di nuova edificazione. Sagge norme già provvedono a impedire la costruzione di industrie nelle aree e quartieri residenziali. Ma progresso significa crescita, e crescita vuol dire nuove fabbriche e impianti per la nuova popolazione. Saranno le zone suburbane e rurali il campo d’azione dello sviluppo urbano futuro. I 14.000 chilometri quadrati di area metropolitana che ora stanno solo iniziando ad avvertire il ronzio di attività della città verticale, nel futuro avranno il medesimo ritmo: in modo graduale, con tono meno acuto, ma in modo altamente efficiente.
Da alcune parti si è manifestato il timore che New York voglia inglobare le aree che la circondano facendole diventare parte della grande città. Sbagliato. New York non ha alcuna intenzione di estendere la propria area. New York vuole cooperare con le amministrazioni in crescita, a lavorare insieme per lo sviluppo di un distretto metropolitano e di una migliore identità. New York guadagnerà molto dal proiettare verso l’esterno la propria popolazione e le attività, ma non più di quanto avverrà per le comunità che partecipano.
É stato osservato anche che la crescita della città non si pianifica, che essa cresce come Topsy [ personaggio della “Capanna dello Zio Tom” che racconta di se stessa: “semplicemente, sono cresciuta” n.d.t.]. É proprio a questo tipo di crescita mordi e fuggi del passato che dobbiamo i veri e propri crimini delle condizioni attuali degli slum, i quartieri operai in affitto in cattive condizioni, la mancanza di verde, fogne adeguate, il sovraffollamento industriale. I costruttori del futuro hanno imparato la lezione del passato, e i nuclei produttivi e residenziali che sorgeranno nei prossimi anni non saranno certo versioni in miniatura di una città cresciuta senza un piano.

Ma prima di delineare qualunque ipotesi di lavoro, è necessaria un’analisi del distretto metropolitano. Un’indagine a comprendere i caratteri fisici, sociali, economici dell’area, e sino a che punto è possibile far ricorso alle leggi per favorire il processo. Nelson P. Lewis, ex ingegnere capo al Board of Estimate e Presidente della National City Planning Conference, ha dedicato il proprio tempo allo studio del primo aspetto. Il suo interesse è nell’individuare le possibilità di crescita dell’insediamento nelle aree in cui si concentrerà. Non ultima, fra le preoccupazioni di questo lavoro, la mappatura e previsione delle zone per il tempo libero. É suo parere che non si possa in alcun modo ipotizzare una città con verde e parchi insufficienti ai bisogni. Ed esistono superfici sufficienti fra lo stato di New York, il Connecticut, e il New Jersey, a suo parere, per rispondere adeguatamente.
Sta lavorando a una cara del distretto metropolitano che evidenzi laghi, fiumi, riserve di boschi a breve distanza dai centri suburbani e rurali. É intenzione dell’ente che sostiene il piano chiedere agli Stati di acquisire i terreni di maggior valore sulle sponde dei corsi d’acqua e le zone boschive per i parchi.



Non c’è spazio a sufficienza per giocare

La quota di zone a parco a New York è troppo bassa. Della superficie totale di 77.000 ettari solo il 4% è destinata a verde per il tempo libero. E comprendendo nel conto anche i parchi del Bronx. Senza questi la cifra sarebbe notevolmente inferiore. Washington ha a parchi una superficie del 14%. È stato comunque chiarito che quantità del genere non sono praticabili a New York. Nella capitale nazionale le zone boscate vengono conservate grazie a finanziamenti federali: con le finanze municipali non sarebbe possibile.
Non ultimo l’interessante studio di Lewis sui trasporti. Ha predisposto una carta che mostra quanto si possa andare lontano lungo i raggi della ruota metropolitana con le tariffe pendolari. Si comincia con un biglietto da quindici centesimi e fin dove può portare un passeggero a Staten Island, Long Island o il Bronx. Poi è stata fatta la stessa cosa fino a un massimo di cinquantacinque centesimi, per intervalli di cinque, coprendo così in pratica tutta l’area presa in considerazione dal gruppo di lavoro.
I risultati forse più interessanti dell’analisi sono quelli che si ottengono per il quadro sociale ed economico. L’obiettivo generale è quello di trovare gli spazi migliori perché i cittadini possano abitare e lavorare. Per spazi migliori si intendono quartieri dove un uomo e la sua famiglia possano sfruttare al meglio le ore di tempo libero. Oggi un gran numero di famiglie abita a New York principalmente perché lì esiste la possibilità di istruire meglio i figli, e più occasioni di svago per gli adulti. Quello che si propone di fare, è inserire nei progetti dei nuovi insediamenti che saranno realizzati in futuro anche scuole e teatri a coprire le necessità della popolazione teorica. E dove possibile, entro i limiti delle circoscrizioni verranno anche adattate le attività produttive.

Riguardo a questi aspetti della crescita Lewis sottolinea un punto interessante. “La tendenza degli impianti industriali a localizzarsi ai margini delle città è evidenziata a livello nazionale dal Census Bureau. Su tredici distretti industriali, ciascuno dei quali interessa una città importante e l’area vicina, l’incremento nei dieci anni dal 1899 al 1909 degli addetti nelle città è stato del 40,8%, e quello nelle aree circostanti dello 07,7%. In qualche caso i lavoratori non sono stati in grado di trovar casa nelle vicinanze del posto di lavoro, a causa del livello troppo elevato dell’offerta. Questo tipo di condizioni anomale si verifica nella zona di Cincinnati.
“Fuori dalla circoscrizione urbana si sono localizzati numerosi impianti industriali di grandi dimensioni. In suburbi di ambiente gradevole e con ottime condizioni di lavoro, ma nell’arco del decennio in cui ciò avveniva è stato fatto poco o nulla per mettere delle case a disposizione dei dipendenti. Si sono realizzati alcuni interventi entro i limiti di costo accessibili ai lavoratori delle fabbriche, ma gli operatori dell’edilizia e del mercato immobiliare hanno ritenuto che fosse più vantaggioso costruire case di livello superiore destinate a uomini d’affari di Cincinnati che desiderassero abitare nel suburbio. E così metà dei dipendenti di queste imprese hanno la casa nei quartieri d’affitto di Cincinnati e vanno ogni mattina al lavoro nel suburbio, per tornare la sera. Circa il 5% pare abiti anche oltre il fiume Ohio in Kentucky. Ecco la situazione anomala di un suburbio industriale diventato un attraente distretto residenziale per persone senza alcun rapporto con le imprese per cui è stato realizzato”.
Come evitare il ripetersi di queste situazioni, è uno degli aspetti più approfonditi da chi ha condotto l’indagine. Da molto tempo i cittadini più attenti ai temi comuni osservano lo spostamento delle imprese dalla città al suburbio o verso i distretti rurali. Si ritiene da molte parti che questo tipo di trasferimenti, ad esempio da parte del settore dell’abbigliamento, sarebbe molto utile per eliminare gli slum di New York. Quello che si vuole sottolineare qui, però, è che non bisogna pensare a spostamenti di alcun genere prima di verificare che uomini e donne non ne vengano colpiti socialmente o economicamente. Questi aspetti dell’indagine sociale vengono esposti dal direttore Shelby M. Harrison.
Iprincipi del Piano

“Sia dal punto di vista sociale che per altri aspetti questo si presenta come un piano a contenuti formativi” spiega. “Si propone che tutte le comunità della regione della grande New York esaminino e comprendano i propri problemi comuni. Quando vari gruppi di analisi mettono insieme fatti e condizioni che determinano un sistema regionale soddisfacente di vita e lavoro, i cittadini interessati possono avvicinarsi agli obiettivi del futuro, analizzare e vedere i problemi comuni della regione”.
Edward M. Basset, già presidente della Commissione per lo Zoning di New York e consigliere dello Zoning Committee, afferma che New York farebbe meglio a non attendersi molti cambiamenti per il futuro prossimo.
“L’errore” spiega “è quello di credere che si tratti di una operazione del tipo ‘ city beautiful’. Mentre non lo è. Si tratta di un movimento verso l’armonizzazione della crescita di ciascun villaggio, cittadina e città del distretto metropolitano che verrà interessata dallo sviluppo futuro. É un’azione perché crescano ad un livello così elevato di qualità dei servizi da poter paragonarsi l’una con l’altra. Non intendiamo affatto dettar loro quando e come costruire, ma che ci si possa consultare, incontrare a mezza strada, chiederci come cooperare per convincere le imprese di New York a rilocalizzarsi. L’amministrazione cittadina di New York attraverso un’esperienza di anni ha elaborato una serie di criteri sanitari, tecnici, per la casa e l’intervento sociale. I centri che stanno iniziando a crescere ora possono verificare il punto a cui siamo ora, e iniziare a sviluppare da quel punto”.
E pare proprio che non si debba mai smettere di sottolinearlo, il fatto che non si tratti di un piano “ city beautiful”. A chi scrive è stato chiesto di riportare le parole del presidente della Sage Foundation, Robert W. De Forest, rispetto a questo punto.
“A gran parte delle persone un piano per una città fa pensare solo a nuove strade, edifici, spazi aperti, e spesso si limita a quanto potremmo definire city beautiful. Invece questo progetto della Sage Foundation senza dubbio interessa strade, edifici e spazi aperti, e certo non ignora il tema della bellezza, ma il suo aspetto centrale, coerentemente con lo statuto della Fondazione, è ‘ il miglioramento delle condizioni sociali e abitative’. É fare un piano tale da rendere la città un luogo migliore in ci vivere, un luogo migliore in cui lavorare, il principale interesse della Sage Foundation.”
Rispetto a questo problema sono stati esposti i seguenti punti:
Insegnamenti del passato

“L’attuale griglia stradale dell’Isola di Manhattan Island fu concepita dai commissari Gouverneur Morris, Simeon De Witt e John Rutherford nel 1811, quando New York aveva una popolazione di meno di 90.000 persone.
“Nel rapporto della Commissione del 1811 leggiamo:
Potrà essere motivo di divertimento, che i Commissari abbiano destinato spazio sufficiente ad una popolazione maggiore a quella che si può trovare in qualunque luogo da qui alla Cina. Da questo punto di vista, essi sono stati guidati dalla forma del terreno. Non è improbabile che un consistente numero di persone possa concentrarsi ad Harlem prima che le alte colline a sud vengano costruite in forma di città; ed è improbabile che (per secoli a venire) i terreni a nord di Harlem Flat vengano ricoperti da case.
Forse può sorprendere che siano stati lasciati così pochi spazi liberi, e tanti piccoli, per poter godere dei vantaggi dell’aria pura per la salute. Ed è certo che se destino di New York fosse stato quello di essere posta su un piccolo corso d’acqua come la Senna o il Tamigi, sarebbe stato necessario un gran numero di grandi spazi aperti; ma gli ampi bracci di mare che cingono l’Isola di Manhattan ne rendono la situazione, riguardo a salubrità e piacevolezza, così come per la comodità dei commerci, peculiarmente felice; mentre per le medesime cause i prezzi dei terreni ne risultano insolitamente elevati, e così è parso giusto dare ai principi dell’economia uno spazio maggiore di quanto si sarebbe dovuto in altre circostanze, così come dettato dal senso del dovere e della prudenza.

“Questi ‘principi di economia’ applicati all’Isola di Manhattan nel 1811 hanno dato come frutto il proprio conseguente raccolto di disastrosa congestione e confusione nel 1922. Cinta dai suoi ‘ampi bracci di mare’, rigidamente stretta nella griglia stradale progettata nel 1811, Manhattan è schizzata verso l’alto; ha scavalcato i fiumi con gallerie e ponti; ha proteso verso l’esterno le braccia dei trasporti fino al punto in cui uomini e donne viaggiano ottanta chilometri per raggiungere il posto di lavoro quotidiano; fino al punto in cui la grande arena al centro della quale si colloca Manhattan nel 1922 ospita non meno di nove milioni di persone. Ci sono difetti strutturali profondamente radicati che lasciano masse di popolazione in ambienti inadatti al benessere e alla soddisfazione dell’essere umano. Il traffico sulle strade attuali risulta congestionato al punto di indurre carichi insostenibili sugli scambi e un pericolo per la vita delle persone. Nonostante cittadini, stampa progressista, professioni tecniche e artistiche ne abbiano più volte sottolineata la necessità, non esiste ancora un Piano Regionale di coordinamento per New York e la sua vasta area di riferimento. Sono stati redatti numerosi e ammirevoli piani locali, ma non c’è una visione che possa ispirare il futuro lontano e guidarci negli investimenti attuali e nell’impegno comune. Senza un piano che la guidi, cosa ne sarà di New York fra 100 anni? Si prendono continuamente decisioni di grande importanza, ma decisioni locali, frammentarie, senza relazioni con le grandi tendenze. É giunto il momento per una pianificazione unificata nel’interesse di tutta la popolazione.

“Senza l’ostacolo della paura dei commissari del 1811, che temevano il proprio piano potesse ‘ suscitare ilarità’ per avervi compresa un’area troppo vasta, tutti i centri in cui hanno casa le persone che si guadagnano da vivere a New York, dalla costa del New Jersey, a Princeton, West Point, o Bridgeport, e in tutta Long Island, riconosceranno un interesse comune nella pianificazione coordinata; condivideranno il desiderio di fare di New York e della sua regione ul luogo migliore per vivere e lavorare. Proprio come una famiglia gioisce nel costruirsi e migliorasi la propria casa, nello stesso modo i nostri cittadini e i figli dei loro figli guarderanno con la più profonda soddisfazione la crescita del loro territorio, di New York e della sua regione, secondo un piano condiviso.
“L’urbanistica richiede immaginazione, capacità di visione, lunga e continua dedizione allo studio dei fatti, e può costare notevoli somme di denaro. Non ci sono casse pubbliche a cui attingere per un piano di questo genere, perché non esiste alcun ente di governo con giurisdizione su tutta l’area, che comprende parti di tre Stati e parecchie circoscrizioni municipali”.

Nota: nell'ambito di questo Piano Regionale, tra l'altro, qualche anno più tardi Clarence Perry elaborerà la nota teoria della Neighborhood Unit (f.b.)


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