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Mall International (in English)
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Orti Urbani (1919)
Data di pubblicazione: 21.02.2009

Alla fine della prima guerra mondiale, inizia ad emergere il ruolo non solo alimentare e di integrazione delle piccole attività di coltura, ma anche quello sociale e di tempo libero. Una breve riflessione daThe Times di Londra, 25 agosto 1919

Titolo orginale: Urban Allotments – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Mettere a disposizione degli orti è più difficile, e più necessario, in città di quanto non sia in campagna. Nelle zone rurali la terra è quasi sempre facile da trovare, ed economica. Le persone di campagna, per cui il lavoro significa stare all’aria aperta, non hanno né il desiderio né i motivi igienici del cittadino per trascorrere fuori il proprio tempo libero. Nei centri più grandi gli spazi aperti possiedono un valore che supera di molto quello agricolo o commerciale, e le autorità bene hanno fatto a vigilare contro la scomparsa di parchi, common e giardini, conservati con difficoltà per i giochi, la verzura e i fiori. Negli ultimi anni della guerra divenne necessario, anche per aumentare la produzione di cibo, e in parte per risparmiare sui trasporti coltivandone dove si consumava, dedicare alcuni degli spazi aperti urbani ad orti. Tali permessi temporanei vengono ora in molti casi sospesi, e ne è nata una discussione su quanto avvedute siano in ciò le amministrazioni locali. Si dice che non deve essere limitato così lo spazio per i giochi dei bambini, o le piacevoli passeggiate di giovani e meno giovani. E siamo d’accordo.

Ma sono assai poche le città dove non esista spazio sufficiente sia per queste ottime funzioni dello spazio aperto che per gli orti. Londra è un ottimo esempio di popolazione fittamente concentrate nello spazio. Ma basta dare un’occhiata a una carta a colori per vedere sia la quantità che la diffusa distribuzione di ambienti aperti. Stranamente è stata una quota minuscola delle bombe lanciate sulla città a colpire gli edifici. E i londinesi hanno così appreso che la loro città non è una massa compatta di case. Ricordiamo una decina d’anni fa il caso interessante di qualcuno che voleva raccogliere un elenco delle strade da cui era impossibile vedere, ovunque ci si collocasse, un albero. Se ne scoprirono davvero poche. Né è possibile sostenere che le superfici destinate a piantare verdure durante la guerra sottraggano davvero una quantità importante allo spazio che Londra dedica a parchi e prati. Più giustificato forse pensare al piccolo contributo che queste produzioni negli orti di Londra davano in termini di cibo.

Esiste un aspetto della questione che è più importante del valore economico dei prodotti. Il paese si trova ora di fronte a una vera e propria nuova rivoluzione industriale. Ci sarà una settimana lavorativa di quarantotto ore al massimo, per gran parte di chi risiede nelle città. Cosa faranno ora artigiani, impiegati, commessi, e tutte le altre moltitudini di chi lavora al chiuso, del proprio tempo libero?
Qualcuno non se ne farà nulla, altri faranno peggio. Ma, se fossero disponibili spazi per orti, e le informazioni su come farci crescere verdure o fiori, in molti potrebbero felicemente usarli. Sarebbe un interesse, un momento di ricreazione, un’occupazione sana per tutti. Anche quando la giornata lavorativa era molto più lunga, c’erano parecchi artigiani o minatori che coltivavano orti là dove ce ne erano disponibili, e bisognerebbe dare questa possibilità anche a chi sta nelle città più grandi.
Questo obbligato accorciarsi della giornata lavorativa si deve accompagnare a nuovi modi di trascorrere il tempo libero, e fra questi deve essere presente l’orto.

here English version









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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