0 0 0
0
0 0 0 0 0 0
0


Mall International (in English)
0
0 > Sito di Fabrizio Bottini > Città > Spazi del consumo

Gli stadi alle società: ci sono 14 progetti
Data di pubblicazione: 05.04.2009

Autore:

Si dispiega in Italia l’enorme business (con annessi e connessi in termini di potenziale degrado di altri contesti) dei grandi interventi commercial-sportivi di intrattenimento gestiti di cloni del Cavaliere. Una prospettiva trionfale da La Gazzetta dello Sport, 4 aprile 2009

Ilpaese dei cantieri può nascere dopo l’estate, diciamo per l’inizio del campionato. Tredici squadre di serie A sono pronte a costruire un nuovo stadio nei prossimi anni e ognuna ha i suoi problemi: qualche presidente è pronto a cominciare i lavori, molti altri hanno solo qualche disegno nel cassetto. In più, c’è il Milan: se l’Inter si trasferirà in zona Rho entro il 2013, i rossoneri acquisiranno la proprietà di San Siro. E i nuovi stadi di pro­prietà salirebbero a 14, roba da Premier. L’obiettivo infatti è quello: seguire l’esempio del­l’Inghilterra, dove le società sono proprietarie degli impianti e dagli impianti guadagnano bei soldi. L’inchiesta della Gazzetta di ieri spiega tutto con due numeri: in Premier gli sta­di sono occupati al 91,2%, in serie A il 42,4% dei biglietti resta invenduto.

La Juve per prima
Il modello è quello di cui si parla da mesi: costruire un complesso — stadio più centro commerciale più museo — che produca un ricavo anche nei giorni in cui non si gioca. Fin qui non lo ha fatto nessuno perché gli ostacoli sono tanti: servono soldi, idee e soprattutto un manuale di sopravvivenza per cavarsela tra vincoli e permessi. Il dise­gno di legge Butti-Lolli però potrebbe cambiare tutto entro l’estate, semplificando la buro­crazia e concedendo agevolazioni alle società. Negli ultimi anni ha rischiato solo la Juven­tus, che al 99% costruirà il suo nuovo stadio sulle macerie del vecchio Delle Alpi. A fine mese si saprà il nome dell’impresa costruttrice, intanto due gruppi (Nordiconad e Sportfive) hanno assicurato 105 milioni per la realizzazione dell’impianto che poi gestirebbero. Via, entro tre mesi avremo il primo cantiere.

Chi ha buone chance
Curioso, anche il secondo dovrebbe essere in bianco e nero, come nei film sulla rivoluzione industriale. Il Siena sembrava lanciatissimo verso il nuovo sta dio di Isola d’Arbia, a sud del centro storico. Problema: il progetto doveva essere a carico dell’amministrazione comunale, che però non ha inserito la spesa (60-70 milioni) nel programma dei prossimi tre anni. Per la prima pietra serve un privato con portafoglio. Lì vicino, a Firenze, Della Valle ha appena chiarito: «Il nuovo stadio lo faremo in città, non a Sesto Fiorentino». Più chiaro di così...

Chi è ancora indietro
Nel resto d’Italia si aspetta: l’Atalanta deve trovare una zona adatta, il Bologna è fermo fino alle elezioni amministrative di giugno, a Cagliari Cellino si man da a quel paese con i politici locali. Storie di presidenti, come Garrone (che sogna uno stadio nella zona dell’aeroporto), Zamparini (che ha appena minacciato di mollare tutto) e Foti. Lui uno stadio lo costruirebbe solo avendo la certezza di rimanere in serie A, ma la classifica dice ultimo posto a -6 dalla quart’ultima. Come piano contro gli abusi edilizi non è male: il paese dei cantieri rischia di perdere un pezzo.

Crimi: «Club proprietari Una spinta dalla legge»
(intervista a Rocco Crimi, Sottosegretario allo Sport)

OnorevoleCrimi, letti i dati dell’inchiesta, condivide la sin tesi della Gazzetta? C’è un «al­larme Italia» per il calcio?
«Condivido soprattutto il titolo della vostra interessante analisi: Italia, devi risalire sul podio! A Berlino siamo saliti sul tetto del mondo e a Pechino - non dimentichiamo mai gli altri sport - su tanti podi olimpici. Ora si tratta di recuperare competitività in Europa, dove i nostri club sono penalizzati a causa dei diversi regimi fiscali e di una ormai cronica configurazione dei ricavi, tutta sbilanciata sui diritti tele visivi ».
Quale o quali delle singole voci le sembrano più negative?
«Ovviamente quelle che ci collocano all'ultimo posto, su tutte la bassa percentuale di riempimento degli stadi, le cui cause sono note a tutti: impianti vecchi, scomodi, poco sicuri, difficilmente raggiungibili, aperti solo la domenica. Non da ultimo, la proprietà che, a differenza degli altri Paesi con correnti, non appartiene ai club. Con evidenti ricadute ne­gative sul fatturato commerciale ».
Che cosa si può e si deve fare per migliorare la situazione?
«Posso anticipare cosa farà il Governo, assumendo con i let tori della Gazzetta l'impegno di licenziare a breve un testo di legge unificato e condiviso che incentivi il trasferimento degli impianti sportivi esistenti alle società, o la realizzazione di nuovi attraverso procedure snelle e agevolazione al credito. Laratioè duplice: da un lato il consolidamento pa­trimoniale delle società sporti ve e la diversificazione dei ricavi, dall'altro rilanciare l'edili zia sportiva rimodernando gli impianti. Ma la missione è unica: la tutela dello sport come bene pubblico».
Ci sono responsabilità da addebitare a qualcuno?
«Sono al Governo per 'fare' e non per giudicare. Come dice il Ministro dell'Economia non esistono ricette anti-cicliche, ma solo interventi mirati al ripristino delle condizioni di mercato per consentire all'impresa sportiva di competere in Europa e nel mondo».
Stadi a parte, come può il Governo essere utile alla causa di un calcio italiano migliore?
«Garantendo sempre l'autonomia dell'ordinamento sportivo senza mai rinunciare alle proprie prerogative di vigilanza che, per quanto mi riguarda, non precludono l'aspettati va di una ritrovata credibilità dell'intero sistema, rappresentato da un’autorevole classe dirigente».

Abete: «Vedo il bicchiere pieno a tre quarti»
(intervista a Giancarlo Abete, presidente FIGC)

Presidente Abete, l’inchiesta della Gazzetta parla di allarme Italia. É di questo avviso?
«È giusto essere preoccupati, ma non lasciamoci prendere dal pessimismo. Io per carattere vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e addirittura questa volta lo vedo pieno per tre quarti».
Quale indice la preoccupa di più?
«Uno degli indici che penalizza di più l’Italia è quello del riempimento degli stadi. Un’analisi corretta, e anche il nostro centro studi dovrà approfondire l’argomento, deve tener conto del bacino d’utenza delle varie città. Poi, però, per la percentuale di riempi­mento bisognerà fare degli approfondimenti: a esempio del lo stadio della Juve va ricordato che in questi anni l’impianto è cambiato tre volte».
Ma l’Italia va poi così male?
«Non mi sembra che le altre nazioni stiano meglio di noi. È ve ro che Inghilterra e Spagna hanno più titoli di noi, ma Francia e Germania sono molto, ma molto indietro. Inoltre i campioni del mondo siamo noi e le nostre Nazionali stanno andando benissimo in tuttii settori».
C’è poi il discorso dei calciatori «indigeni».
«Spagna e Francia sono al 62 per cento, ma noi siamo appena dietro al 59,6. Pensate al­l’Inghilterra dove si scende al 35,6 o alla Germania al 44. Penso che bisogna stare attenti, ma non commettere l’erro re di sottovalutare o sopravvalutare certi indici».
E i diritti televisivi?
«Certo l’Inghilterra sta meglio di noi, ma sappiamo che la Premier League la fa da padrona, ma noi siamo secondi e le prospettive non mi sembra siano peggiori rispetto agli altri Paesi ».









0

Il sito di Edoardo Salzano
0
Hill, Dave
( 29.07.2010 11:56 )
Graham-Rowe, Duncan; Simpson, Anna
( 29.07.2010 09:39 )
van der Zee, Bibi
( 28.07.2010 11:09 )
Farkas, Alessandra
( 28.07.2010 08:49 )
Bottini, Fabrizio
( 27.07.2010 21:23 )
Come ogni estate, proprietari criminali per andare in vacanza abbandonano i nanetti da giardino che hanno rallegrato coi loro colori il grigio dell’inverno. Salviamoli! Anzi no. -->
Runk, David
( 27.07.2010 10:51 )
Marrs, Colin
( 27.07.2010 10:11 )
Gooley, Tristan; MacDonald, Ross
( 24.07.2010 18:48 )
Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
Katz, Alyssa
( 24.07.2010 11:58 )
Serafini. Marta
( 22.07.2010 09:55 )
De Angelis, Serena
( 22.07.2010 09:39 )
La funzione di governo del territorio si muove nello spazio che la Costituzione assegna al potere di conformazione della proprietà privata agli obiettivi sociali -->
Kamin, Blair
( 21.07.2010 20:50 )
Declich, Andrea
( 21.07.2010 11:26 )
( 19.07.2010 13:38 )
McCarthy, Michael
( 19.07.2010 13:11 )

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg