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Qualche crepa nel villaggio da sogno del Principe Carlo a Poundbury
Data di pubblicazione: 18.08.2009

Autore:

Abbastanza naturale, che la città ideale non esista, anche se ci mette la faccia l’erede al trono: qualche spazio che non funziona, non tutti che si comportano proprio bene, insomma un posto come un altro. The Guardian, 17 agosto 2009

Titolo originale: Cracks appearing in Prince Charles's dream village in Poundbury – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

É progettato per essere l’incarnazione viva e pulsante delle idee sull’architettura e l’urbanistica del Principe Carlo.
Però a sette anni dal completamento della prima parte, e con la seconda ancora più ambiziosa di cui si prevede l’approvazione definitiva entro un mese, inizia ad apparire qualche crepa – ideale e anche letterale – a Poundbury, sogno di villaggio inglese perfetto dell’erede al trono.
Molti lamentano che case e appartamenti non hanno le finiture che si sarebbero aspettati. Altri sostengono che l’organizzazione urbanistica, pensata più per i pedoni che per le auto, ha creato vicoli e angoli bui. Ci sono stati problemi di vandalismo e piccola criminalità.
Cosa forse più grave, inizia a crescere la una coscienza di “noi e loro”, fra chi abita in questo nuovo insediamento sulle terre del Ducato di Cornovaglia, e la cittadina di Dorchester, il centro di cui Poundbury rappresenta un’espansione.

Poundbury dovrebbe essere completata entro il 2025, ed entro quell’epoca aumentare di 5.000 persone la popolazione di Dorchester. Non vuole essere semplicemente un suburbio residenziale, ma uno spazio vitale in cui abitare e lavorare: esattamente come una cittadina inglese tradizionale.
Secondo Ducato di Cornovaglia, proprietaria dei terreni che collabora a finanziare le attività del Principe Carlo, la progettazione degli edifici è “orgogliosamente tradizionale”.
Si sono utilizzati gli antichi materiali del Dorset, pietra, marmo, stucco, e la qualità della manodopera viene verificata dalla proprietà attraverso accordi con le imprese costruttrici.
Ma basta farsi una passeggiata in giro per incrociare qualche abitante non proprio soddisfatto di come sono fatte quelle case. Wayne Bennett, 25 anni, abita nelle case popolari, e sostiene di avere pareti umide e piene di crepe: “Hanno voluto fare tutto troppo in fretta. É una vergogna. Si pensava, visto che c’entra il principe, che ci badassero di più”.

Ron Rosbrooke, ingegnere civile in pensione che abita in una casa finto-georgiana di bell’aspetto, racconta di quando poco tempo fa ha tirato la cordicella del ventilatore in bagno, per farsi inzuppare dall’acqua che si era raccolta in alto, nel camino posticcio.
“Non sono certo che la formazione professionale funzioni ancora. Non sanno più lavorare come una volta”. Ed è anche convinto che l’intero villaggio sia un po’ “rigido”. Teme che le cose possano solo peggiorare coi nuovi edifici.
Ron Parker, pittore e decoratore, racconta che danno molto lavoro le manutenzioni alle case di Poundbury. Indica cardini e staffe ruggini. “Avrebbero dovuto metterle zincate. Sono piccole cose del genere a fare la differenza”.
Sostiene che molto del legno utilizzato era troppo debole e poco stagionato. “Non dura come una volta”.

E poi c’è il ghiaietto, fastidio enorme. La proprietà ha voluto fortemente che fosse usato nei percorsi pedonali. L’aspetto è bellissimo, ma non sta al suo posto, finisce per andare pesticciato dentro le case. E l’inverno scorso spalare la neve si è rivelato impossibile, senza portarsi via pure la ghiaia.
Teresa Chapman fatica parecchio a spingere sul ghiaietto il passeggino con Lily May, due anni. “É dura, e non si possono neppure mettere le infradito: fa molto male”.
Kellie Shapley racconta come sul retro di casa sua la ghiaia venga usata come gabinetto dai gatti. “Ed è un po’ puzzolente”.
Non molto lontano da Pummery Square, dominate dal mercato Brownsword, Clare Robson, madre single, spiega come la sua casa in affitto sia letteralmente stipata con tre figli – per non parlare del bagno che perde – ma che la cosa che le piace di meno siano quei vicoli.
“Fanno davvero paura, sono pericolosi. Vanno bene di giorno, ma col buio arrivano quei ragazzini a picchiare sulla porta e poi scappano. Ho paura a uscire da sola di sera”. Rientra in fretta in casa mentre passa un gruppo di giovani con una cassa di birra, diretti verso i giardini.

Gli adorabili padiglioni nel parco sono stati devastate tutti dai vandali. Anche quello nuovo sul Great Field – realizzato coinvolgendo i ragazzi che dovevano usarlo – trabocca di cocci di vetro, macerie e graffiti, quando noi del Guardian ci andiamo.
Maurice Allen, presidente dell’Associazione Abitanti di Poundbury, ritiene che alcuni di quelli che si lamentano delle case stiano sono “cercando il pelo nell’uovo”.
“Ovvio che la gente paga di più per abitare a Poundbury, e ha aspettative che forse vanno oltre la realtà. E le cose a volte non sono fatte come un tempo”.
Ammette che occorre fare di più per contrastare la sensazione di “noi e loro”, non solo fra chi sta dentro e fuori il villaggio, ma anche fra chi è proprietario e chi inquilino in assegnazione. A suo parere la questione del ghiaietto “aggrava”.
Ma ribadisce come dal punto di vista dei reati si stia abbastanza bene – solo un furto negli ultimi mesi – e anche i vandalismi stiano diminuendo. “Complessivamente è un ottimo posto per abitare”.
Simon Conibear, development manager, è convinto che Poundbury sia stato “uno straordinario successo per chi ci abita” e cita un sondaggio della Oxford Brookes University, con l’86% degli abitanti che si dichiara lieto di essersi trasferito qui.

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Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
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( 26.08.2013 09:34 )
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
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