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Mall International (in English)
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Bloccato dalla crisi il grande parco divertimenti di Dubai
Data di pubblicazione: 25.08.2009

Autore:

Dubailand, progettata quando il denaro scorreva a fiumi nell’emirato, ora pare ridotta a una specie di relitto semiabbandonato, da 250 chilometri quadrati. The Atlanta Journal-Constitution, 24 agosto 2009

Titolo originale: A vast fun-park dream stalls in Dubai's down turn – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

DUBAI, Emirati Arabi Uniti — Si entra dal grandioso arco d’ingresso del parco tematico di Dubai degli Universal Studio, per trovarsi di colpo ... nel deserto spazzato dal vento.
Nessuna emozionante attrazione hollywoodiana, niente biglietterie o zone all’aperto per girare scene dei film. Quando ci sono stato erano vuoti anche la guardiola della vigilanza e gli uffici dell’impresa costruttrice.
Il progetto del parco tematico si inserisce nella grande trasformazione di Dubai, per trasformare un fazzoletto di sabbia di questa città-stato del Medio Oriente in Dubailand: grande complesso per i divertimenti, il doppio di Walt Disney World, con varie attrazioni tematiche: Universal Studios, Six Flags e Legoland, e poi spazi turistici, il più grande shopping mall del mondo e il primo campo da golf progettato da Tiger Woods.
E oggi non si sa né quando né se verrà mai costruito. Dubailand si scontra con la dura realtà economica della crisi globale, così come il resto di Dubai, un tempo inarrestabile nella sua marcia a realizzare tutto ciò che era più grande, più alto, più stravagante.
"A questo punto, è una cosa molto difficile" commenta Bobby Sarkar, analista immobiliare a Al Mal Capital di Dubai, a proposito del progetto. "E ovvio, non certo adesso".

Dubailand è stata concepita in un’epoca in cui i finanziamenti erano immediatamente disponibili, e l’emirato tascabile cresceva a gran rapidità, con le sue isole artificiali, i grattacieli sempre più alti e le luccicanti residenze di lusso. Oggi nella crisi economica mondiale, è scomparso il credito facile, a Dubai arrivano debito devastante e inflazione immobiliare. Migliaia di lavoratori stranieri venuti qui alla ricerca di occupazioni ad alto reddito ora se ne vanno dalla città licenziati.
"Ma Dubailand era una buona idea? In parte si" commenta David Camp, direttore di ERA Aecom, che ha fornito consulenza nelle prime fasi di pianificazione del complesso. "Ma è stata spazzata via, come quasi tutto a Dubai".
Il piano era iniziato sei anni fan nel quadro del raddoppio spinto dall’emirato della quantità di turisti, sino a 15 milioni di presenze nel 2015. Nella speranza ch quei dollari, euro o riyal riuscissero a sostenere l’economia nonostante le ormai scarse risorse petrolifere.
Il complesso si estende su oltre 250 chilometri quadrati di deserto: più di tutta Orlando, Florida, dove hanno sede alcuni dei più famosi parchi divertimenti d’America.

Alcune parti sono state terminate, come un piccolo centro commerciale outlet e uno spazio fieristico aperto solo nei freddi mesi invernali. Un centro promozionale collocato ai margini decanta quello che Dubailand dovrebbe diventare, promettendo dinosauri e astronavi, Spiderman e Shrek. Ci sono due tigri vive che si aggirano oltre una parete di cristallo vicino al banco della reception.
Ma tutto quanto promesso appare congelato, o molto in ritardo sui tempi previsti. Fra le idee più stravaganti già scomparse anche dal sito web, un parco a neve artificiale coperto da una cupola trasparente.
Il vicepresidente anziano di Dubailand, Mohammed al-Habbai ci dichiara in un breve documento scritto che " nulla è cambiato nella visione di Dubailand, e possiamo ribadire che il progetto sarà realizzato e portato a termine".
Non fissa date, spiegando solo che il progetto " è stato concepito per fasi successive da costruire negli anni”."

Nessun rappresentante di Dubailand o dell’impresa costruttrice principale Tatweer si è reso disponibile per un’intervista.
La mancanza di qualunque attività negli spazi Universal Studios indica che non verranno aperti l’anno prossimo così come dicono al centro promozionale. L’articolazione Universal Studio, NBC Universal, emanazione di General Electric Co., rinvia ogni questione alla Tatweer, la quale si limita ad affermare che i lavori proseguono.
Six Flags, catena di parchi tematici con sede a New York, sostiene che i suoi progetti in Medio Oriente stanno "avanzando" ma non dà altri particolari. La compagnia è entrata in amministrazione controllata a giugno.
Il campo da golf disegnato da Tiger Woods no aprirà, come previsto, quest’anno. Woods ci ha dichiarato che il progetto è rinviato ed è "fuori dal mio controllo".

Dubailand invece spiega che al campo da golf "si procede notevolmente". Tre delle diciotto buche sono completate, il che dovrebbe confermare l’impegno a terminare.
La Union Properties, compagnia locale che dovrebbe realizzare il parco tematico Formula Uno, a marzo ha annunciato che è rinviato di un anno al 2010 per mancanza di fondi. Analisti alla banca mediorientale EFG-Hermes prevedono però che il progetto potrebbe essere abbandonato del tutto.
Anche l’inaugurazione di Legoland dovrebbe essere posticipata di due anni rispetto all’obiettivo originario del 2011, spiega Sally Ann Wilkinson, portavoce del Merlin Entertainments Group, gestore di parchi divertimenti britannico che ha un contratto con la Tatweer per la costruzione.

Per i marchi internazionali, Dubailand doveva essere una grande occasione.
"Nella regione attorno a Dubai, e sto parlando di un raggio di quasi cinquemila chilometri, non ci sono grandi parchi a tema. Visto questo, è un’ottima idea quella di pensare a un parco di livello mondiale per il Medio Oriente" spiega Stefan Zwanzger, ex abitante di Dubai e appassionato di parchi tematici, che tiene un blog di settore, Thethemeparkguy.com . "Non sono però certo che abbia senso realizzare una decina o più di parchi contemporaneamente".
I contratti hanno la forma caratteristica della licenza internazionale delle grandi compagnie con pochi rischi finanziari, secondo la documentazione e gli analisti. Le imprese rappresentate hanno guadagnato, e trovato spazio in un’area del modo a grandissima crescita di popolazione e scarsa concorrenza.
Ma hanno delegato almeno in parte la propria immagine nelle mani della Tatweer, impresa legata al governo dell’emirato, ora in difficoltà.

A complicare i problemi per la Tatweer, è prevista fusione con un altro costruttore di Dubai, Emaar Properties, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni a proposito di Dubailand. Il progetto prevede l’assorbimento da parte di Emaar della Tatweer e di altre due associate, in una operazione ampiamente considerata figlia del crollo immobiliare di Dubai.
Ma gli osservatori specializzati osservano anche come questo brusco crollo potrebbe anche avere un aspetto positivo, ovvero quello di dare a Dubai l’occasione di ripensare alle priorità.
"A Dubai si pensava di costruire questo mercato in crescita perenne ... Tutto il mondo cresceva. Qualunque idea pazzesca si proponesse, la risposta era sempre: bene, la compro" commenta il consulente Camp.
"Il problema fondamentale è che a Dubai circolavano idee di gran lunga troppo grandiose, per un arco di tempo troppo breve. Un po’ come un bambino piccolo che volesse correre i cento metri, anziché cercare di stare un po’ in piedi attaccandosi ai mobili".

Nota: in questa stessa cartella Spazi del Consumo, molti altri articoli sui parchi tematici e dei divertimenti; nella cartella Urbanistica/Lezioni una presentazione a diapositive scaricabile sul piano (recentemente approvato nella forma definitiva) dell’area divertimenti di Coney Island a New York; sparsi un po’ in tutte le cartelle di Mall (si può cercare col motore interno in alto a destra) altri articoli sulla recente impetuosa crescita immobiliare di Dubai (f.b.)

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Il sito di Edoardo Salzano
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Purvis, Andrew
( 06.09.2010 16:01 )
Berman, Laura
( 06.09.2010 11:54 )
Forbes, Rob
( 05.09.2010 14:12 )
La qualità domestica ancora una volta si tira appresso tutto il resto, nella nostra casa allargata metropolitana, e ancora centrale il ruolo delle … ehm neocasalinghe. The Daily Beast, 5 settembre 2010 -->
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( 05.09.2010 12:50 )
Ervin, Keith
( 04.09.2010 17:58 )
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( 30.08.2010 10:48 )
La Lega Nord ogni tanto si accorge, a modo suo, di alcuni risvolti del mercato globalizzato, e da par suo esprime opinioni. Puntualmente sbagliate, che interpretano malamente il localismo. Corriere della Sera ed. Lombardia, 29 agosto 2010 -->
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( 30.08.2010 10:45 )
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( 30.08.2010 10:42 )
( 27.08.2010 21:28 )
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( 26.08.2010 19:19 )
Tobol, Sarah
( 26.08.2010 11:18 )

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