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I suburbi dell’esclusione razziale Usa chiamati “Biancotopia”
Data di pubblicazione: 07.10.2009

Autore:

La crescita vertiginosa dei quartieri razzialmente segregati dell’insediamento diffuso americano: i ghetti bianchi, e gli effetti su tutta la politica del paese raccontati in due libri.Alternet, 7 ottobre 2009.

Titolo originale: Racially Exclusive Suburbs Across U.S. Dubbed the New 'Whitopia' – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

A Coeur d'Alene, Idaho, 95% della popolazione bianca, Rich Benjamin ha visto più bandiere del vecchio Sud Confederato che persone di colore. Non che stesse cercando particolari indicazioni di razzismo, ma nel suo libro appena uscito, Searching for Whitopia: An Improbable Journey to the Heart of White America (Hyperion, dal 6 ottobre), cerca di capire come mai alcune delle zone in crescita più rapida d’America sono anche quelle a stragrande maggioranza caucasica.
“C’è sempre in vista una svolta negativa sui tempi lunghi, tutte le volte che gli americani accettano questo tipo di balcanizzazione come regola di vita quotidiana” spiega Benjamin, che è afroamericano. “A prima vista la segregazione può allentare tensioni sociali, ma poi le peggiora. Le democrazie per funzionare al meglio hanno qualcosa che va oltre le sole elezioni: c’è necessità di integrazione sociale e coinvolgimento”.
Benjamin definisce Biancotopie tutte le circoscrizioni molto più bianche del resto del paese, ovvero che sono caucasiche oltre il 75%. Ha esaminato aree con crescita di popolazione del 6% e più dopo il 2000, e nelle quali questa crescita è stata al 90% bianca. E poi è andato a vedere, la Forsyth County, Georgia (98.000 persone, 684 neri), e poi St. George, Utah, Coeur d'Alene e altri avamposti della pelle chiara, per capire cosa ci andava a fare tutta quella gente.

“Esistono forze che spingono fuori [fuori dalle città e dalle prime fasce periferiche], come la paura del diverso, o le infrastrutture che vanno a pezzi, o gli alti prezzi delle abitazioni” spiega Benjamin. “E altri fattori che attirano qui [nelle biancotopie] come case più grandi rispetto a quanto si paga altrove, begli spazi verdi, sicurezza, e la tranquillità apparente spontanea che genera l’omogeneità”.
Benjamin non è il primo a descrivere questo fenomeno. Nel suo lavoro del 2008, The Big Sort, il giornalista Bill Bishop parlava di come gli americani si siano sempre più trincerati dentro quartieri omogenei dove tutti votano lo stesso partito, frequentano la stessa chiesa e condividono i medesimi valori.
Una situazione che a parere di Bishop ha aspetti buoni e cattivi. “La cosa buona è che esiste una incredibile varietà, muovendosi da un luogo all’altro: contesti che si evolvono rapidamente secondo una propria specifica traiettoria culturale. Quello che accade però è che si perde anche il contatto con chi non condivide le stesse idee. E ne esce una nazione incapace di compromessi: una situazione di stallo nazionale”.

Sia Bishop che Benjamin fanno risalire la questione agli anni ‘60. Un’epoca in cui, scrive Bishop, “Gli americani smarrirono quasi per caso il proprio senso di essere nazione, fra i rapidissimi cambiamenti che avvenivano”. Aggiunge Benjamin che “nel momento in cui i tribunali imposero l’integrazione razziale, molti bianchi se ne andarono verso il suburbio”.
Oggi che molti di quei suburbi diventano sempre più luoghi delle minoranze, c’è una quantità notevole di bianchi che di nuovo se ne va via, vero le aree che Benjamin chiama “esurbane”, contee come la Forsyth (un’ora di macchina a nord di Atlanta), che è all’83% bianca, non-ispanica.
Ma Benjamin dice di aver trovato comunque in questi lunghi un “razzismo senza i razzisti”.
“Sono convinto che nelle nostre città esista un razzismo strutturale, ma non ci sono razzisti. La buona notizia è che non esiste un razzismo contro le persone. Ma si tratta di un razzismo più difficile da affrontare”.

Benjamin sottolinea anche come una quota notevole delle persone che si trasferiscono in queste enclave bianche sia anziana, con timori e convinzioni molto specifiche. Che la presidenza Obama ha solo aumentato le fisime e in alcuni casi fatto rinascere reazioni impulsive.
“Se si guarda alle manifestazioni di destra contro la spesa pubblica nell’economia, del tipo tea bag protest, o a chi mette in discussione il diritto di Obama ad essere presidente, perché sarebbe nato in Kenya, si vede una crisi esistenziale dei bianchi americani conservatori” spiega Benjamin. “Non vogliono vedere più interferenza governativa, collegano qualunque presenza del governo alla gente delle città, alle minoranze, percepite come dei mantenuti con soldi pubblici. Americani che si chiedono con paura dove il paese stia andando dal punto di vista economico, razziale e politico”.
Il fatto che poi il 40% degli americani con meno di 24 anno sia non bianco, o che i bianchi non saranno più in maggioranza nel 2042, serve solo a rendere più palpabile il loro disagio. E nel futuro prossimo “si potrà verificare un vuoto democratico dove i bianchi più anziani, propensi al voto, hanno il potere di influenzare la politica. Ciò vuol dire spendere di più per gli anziani, assicurazioni sanitarie e pensioni, e spendere meno per i giovani di colore, come per la scuola pubblica. CI saranno diverse priorità di finanziamento”.

E resta sospeso, se le generazioni più giovani possano riprodurre o meno i valori politici dei loro genitori, osserva Benjamin. La popolarità di Obama fra i giovani potrebbe significare “fedeltà sul lungo termine per i Democratici, valori progressisti. Ma c’è una probabilità identica che i componenti bianchi di questa generazione possano rivelarsi contrari alle interferenze del governo in misura tale da esprimere una discriminazione razziale. Quando si vota per questioni relative all’immigrazione, ad esempio, non esiste una differenza visibile fra l’opinione di questi giovani e quella dei loro genitori”.
E Bishop è convinto che la folle scomposta scacchiera di culture e valori che ha creato la grande fuga “renda più difficile qualunque cambiamento nazionale. Certo andiamo avanti, ma ci manca la capacità di fare scelte davvero di trasformazione. Ci sono aree metropolitane e stati dove si concentrano le azioni politiche innovative. Dove si è realizzato il primo caso di assicurazione sanitaria per tutti? In Massachusetts. Le città sperimentano forme di energia alternative; distretti scolastici sperimentano acquisto di alimenti locale.
“A livello locale si fanno esperimenti politici, mentre a quello nazionale si verifica una congestione”

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