0 0 0
0
0 0 0 0 0 0
0


Mall International (in English)
0
0 > Sito di Fabrizio Bottini > Città > Spazi centrali

Sculture urbane come cura contro il degrado
Data di pubblicazione: 30.10.2009

Autore:

Anche ampi spazi per l’arte nel quadro di un vasto programma di riqualificazione di un centro terziario, che al solito si trasformava in pericoloso cimitero nelle ore non lavorative. The New York Times, 30 ottobre 2009

Titolo originale: Cure for Urban Blight: Plant Lots of Sculpture – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Des Moines — Chi entrava in macchina nel capoluogo da ovest, passava davanti a una serie di edifici piuttosto male in arnese, officine di riparazione, serrande abbassate, un negozio di libri porno. Ma negli ultimi anni a quel panorama si è sostituito uno spazio aperto a verde, panchine, percorsi: da quest’autunno è anche un parco della scultura con opere di Willem de Kooning, Louise Bourgeois, Sol Lewitt, e altri.
Il pezzo che probabilmente colpisce di più è il “ Nomade” dello scultore spagnolo Jaume Plensa, forma umana concava alta quasi dieci metri, composta da una griglia di lettere bianche d’acciaio, incombente su Locust Street, l’arteria a senso unico verso est del centro terziario di Des Moines.
Sulla Grand Avenue, la corrispondente occidentale di Locust Street, le teste primitive dello svizzero Ugo Rondinone — una minacciosa, l’altra guardinga — ricordano le antiche statue dell’Isola di Pasqua.

Il parco è dedicato a John e Mary Pappajohn, investitore di Des Moines e sua moglie, che hanno donato le 24 sculture — valutate circa 40 milioni di dollari — alla città attraverso il Des Moines Art Center. Il progetto nasce da una collaborazione fra la famiglia Pappajohn, altri donatori privati, l’amministrazione municipale e il Centro, museo di arte contemporanea con sede a ovest del distretto terziario.
Si tratta dell’ultimo importante tassello di un programma di riqualificazione molto più ampio, iniziato nel 1991 per il centro di Des Moines, trafficatissimo nelle giornate lavorative, con assicuratori e impiegati pubblici, ma che si faceva improvvisamente deserto dopo le cinque del pomeriggio. Le cose poi sono gradualmente cambiate nel giro di alcuni anni, in particolare dopo l’apertura di una biblioteca pubblica, di un centro per le scienze e di un complesso per le mostre, oltre al fiorire di altre trasformazioni residenziali e commerciali di iniziativa privata.
Anche se la recessione ha rallentato un po’ il processo, il parco delle sculture offre un contraltare allegro, addirittura ottimistico, al cupo clima economico, e anche ai danni delle alluvioni e cicloni che hanno colpito lo Iowa nel 2008.

L’area di circa un ettaro e mezzo, un tempo occupata da due isolati abbandonati, è stata per un breve periodo una zona aperta utilizzata per raduni. Nel 2007 i Pappajohn hanno pensato che sarebbe stata un’ottima collocazione per le loro sculture.
Un gruppo di cittadini ha raccolto 6,5 milioni di dollari per realizzare il parco e finanziare un fondo manutenzione e sicurezza. Diana Agrest e Mario Gandelsonas, architetti di New York, hanno progettato un prato ondulato con dossi erbosi e tagli a forma di mezzaluna per disporre artisticamente le sculture secondo i vari stili.
Per chi abita qui, molti dei pezzi sono vecchie conoscenze, spostati dal giardino della casa dei Pappajohn a Des Moines. Altri sono stati acquistati su commissione, specificamente per il parco, come il “ Nomade” e uno dei bellissimi cavalli di bronzo di Deborah Butterfield.
A ingresso gratuito, nessuna recinzione particolare, apertura dalle sei del mattino a mezzanotte, il parco è ammirevolmente accessibile, quasi troppo esposto. Qualche entusiasta non è stato capace di resistere alla tentazione di toccare (sconsigliato) o salirci sopra (proibito). Si temono anche graffitari e skateboard. Ma la vigilanza è costante, pattuglie, telecamere, sensori di movimento altoparlanti.

In questi magnifici giorni d’autunno nelle ore in cui gli uffici sono aperti il parco ospita nei suoi sinuosi percorsi impiegati, famiglie, qualcuno che fa jogging, un autobus di disabili e parecchi di ragazzini delle scuole.
La gente gira, riflette sui pezzi astratti come quello di Mark di Suvero, “ T8” fatto di travi d’acciaio da costruzione, o quello di Richard Serra, “ Pentagono a Cinque Facce”, cinque lastre di lamiera arrugginita in equilibrio l’una sull’altra; o magari anche su opere più figurative, l’affusolato ragno della Bourgeois, o il voluttuoso nudo di Anthony Caro.
Poco lontano nella pausa pranzo si affollano ristoranti come il mediterraneo Proof, aperto dal 2008.
Un po’ più vuoto in una mite serata di fine settimana, col buio attenuato dai gruppi di sculture tenuemente illuminati. Ci sono ragazzini che scattano foto dell’interno del “ Nomade” coi cellulari. Attorno al parco, automobilisti in macchine truccate, furgoncini pick-up, “fanno il giro”: secondo la tradizione locale del passare e ripassare attorno al centro città.

Oltre Locust Street, danzatori si stagliano sulle finestre a tutta parete del Des Moines Social Club, locale di tendenza appena aperto da un giovane arrivato da poco da New York. Lì vicino, altri nuovi ristoranti ad accogliere la clientela del fine settimana, come la nuova birreria Django.
A est del parco delle sculture altri segni di riqualificazione urbana — dopo la densa raccolta dei fabbricati a uffici, con le passerelle che li collegano uno all’altro, nel nucleo centrale — lungo il fiume Des Moines, dove si sta realizzando un percorso anulare continuo di oltre due chilometri, Principal Riverwalk, con giardini, ponti pedonali e altre sculture. Parecchi tratti (il nome è della compagnia che finanzia il tutto) sono già stati portati a termine, come la pista di pattinaggio che nei fine settimana attira le folle.
Ancora oltre l’East Village, altra zona centrale un tempo sottotono, vicino al campidoglio statale con la sua cupola dorata, che oggi attira abitanti giovani e nuovi ristoranti, come quello di sushi Miyabi 9 o Alba, specializzato in piatti contemporanei americani. Ci sonoa nche piccoli negozi indipendenti, come Sticks, galleria di artigianato con mobili in legno di produzione locale, o Smash, con le sue colorate magliette Iowa-centriche, come quella che riassumo un po’ l’umore corrente: “ Des Moines: la Più Grande Città del Mondo

here English version









0

Il sito di Edoardo Salzano
0
Purvis, Andrew
( 06.09.2010 16:01 )
Berman, Laura
( 06.09.2010 11:54 )
Forbes, Rob
( 05.09.2010 14:12 )
La qualità domestica ancora una volta si tira appresso tutto il resto, nella nostra casa allargata metropolitana, e ancora centrale il ruolo delle … ehm neocasalinghe. The Daily Beast, 5 settembre 2010 -->
Teja Sharma, Ravi
( 05.09.2010 12:50 )
Ervin, Keith
( 04.09.2010 17:58 )
Jégo, Marie
( 04.09.2010 16:58 )
Boyle, Theresa
( 03.09.2010 10:26 )
Extance, Andy
( 02.09.2010 16:04 )
Zwahlen, Cyndia
( 30.08.2010 11:54 )
Belloni, Caterina
( 30.08.2010 10:48 )
La Lega Nord ogni tanto si accorge, a modo suo, di alcuni risvolti del mercato globalizzato, e da par suo esprime opinioni. Puntualmente sbagliate, che interpretano malamente il localismo. Corriere della Sera ed. Lombardia, 29 agosto 2010 -->
Hattam, Jennifer
( 30.08.2010 10:45 )
Usborne, David
( 30.08.2010 10:42 )
( 27.08.2010 21:28 )
Hatherley, Owen
( 26.08.2010 19:19 )
Tobol, Sarah
( 26.08.2010 11:18 )

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg