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Sacro GRA: città moderna e psicogeografia da Patrick Abercrombie a Antonello Venditti
Data di pubblicazione: 08.09.2013

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Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva

Il giorno dopo la abbastanza clamorosa assegnazione del Leone d'Oro a un documentario, Sacro GRA dedicato al grande anello autostradale di Roma, naturalmente i quotidiani traboccano di considerazioni di critici specializzati e altri commentatori. Considerazioni che si aggiungono alle positive recensioni comparse nei giorni precedenti, ma che, tutte indistintamente, mi pare proprio manchino altrettanto clamorosamente un obiettivo: di documentario si tratta, e quindi buona parte della sceneggiatura ha il legittimo copyright della realtà, mica della fantascienza. Cito la fantascienza per almeno due motivi, ovvero il regista Bernardo Bertolucci e lo scomparso scrittore James Ballard. Bertolucci autorevole e osannato presidente della giuria ha parlato (così riferiscono almeno i giornali) del Grande Raccordo Anulare come di una formazione più o meno immateriale che gli evoca “gli anelli di Saturno”. James Ballard invece, che aveva raggiunto la fama proprio coi suoi racconti di cosiddetta “fantascienza catastrofica”, nessuno l'ha proprio tirato in ballo. E sì che ce n'erano tanti, di motivi per evocare qualche pagina del notissimo scrittore inglese.

Perché la sceneggiatura di Sacro GRA, consapevolmente o meno, oltre che della realtà ha anche diversi altri copyright, che proprio attraverso la letteratura di Ballard ci collegano a nientepopodimeno che alle traumatiche esperienze della modernità metropolitana, diciamo almeno dall'epoca industriale matura ai giorni nostri. Provo a ripercorrerne a ritroso le tappe, a partire da una cosa molto vicina a noi, un altro percorso del tutto simile attorno all'anello autostradale non di Roma, ma di Milano. Qualche anno fa l'architetto giallista Gianni Biondillo, insieme al critico musicale Michele Monina, ha trascorso alcune giornate estive scarpinando nei territori a ridosso delle Tangenziali (Guanda, 2010) restituendone poi una cronaca ragionata in cui si intrecciano spazio, tempo, società, aspirazioni e vite sospese. Si potrebbe riassumere il tutto con un piccolo cinico slogan, più o meno è la città moderna baby, prendere o lasciare! E invece ovviamente c'è molto di più, perché guardando da una prospettiva non automobilistica o satellitare il modello di espansione, crescita, consumi, saltano fuori storie surreali, appunto vagamente fantascientifiche.

Come chiariscono in apertura gli stessi autori, improvvisati pellegrini del Milanofiori (mi sia consentita la battutaccia, che accosta la famosa nave seicentesca al centro direzionale sullo svincolo Tangenziale Ovest / A7), la loro lunga passeggiata fra capannoni villette campi residui e mozziconi di città futura deve quasi tutto a un metodo già sperimentato altrove. Trattasi della cosiddetta psicogeografia usata da Iain Sinclair nella sua analoga Odissea sul London Orbital (ed. it. Il Saggiatore con Dvd), il grande raccordo anulare autostradale che separa la zona metropolitana centrale della capitale britannica dai sobborghi esterni. Quel tracciato corrisponde, a grandi linee, al grande piano di ricostruzione e riorganizzazione del dopoguerra, coordinato da Patrick Abercrombie, e che divideva Londra a cerchi concentrici: il primo propriamente urbano anche se assai articolato e a densità decrescenti, la greenbelt a verde agricolo e grandi parchi, polmone ed eventuale scorta di risorse naturali, infine la cosiddetta Outer London punteggiata dalle Città Nuove, che le politiche laburiste degli anni successivi avrebbero promosso a fama mondiale, dando forma concreta ad alcune utopie del XIX secolo culminate con la garden city di Ebenezer Howard.

Ma come noto tra modellistica e realtà qualcosa non riesce mai a quagliare: negli interstizi si annida la diabolica contraddizione, e Sinclair ne trova la chiave di lettura vincente ribaltando la prospettiva: l'infrastruttura pensata rigorosamente per l'automobile, rigorosamente percorsa e ripensata a piedi, stravolgendone in modo naturale e spontaneo tempi e gerarchie. E facendo emergere l'inatteso, ciò che si credeva scomparso e invece sta lì identico a sempre, ciò che non c'era e adesso c'è, ciò che potrebbe esserci ma a nessuno viene in mente di realizzare per pura divergenza spazio-temporale. Sono queste osservazioni poste l'una dopo l'altra a costruire il rosario della psicogeografia di Sinclair. Che però a sua volta non può non pagare il dovuto tributo al maestro James Ballard, impareggiabile nel proporre universi paralleli della medesima prospettiva di schizofrenia urbana, dalle claustrofobie familiari di Condominium all'altro altrettanto claustrofobico modo dei consumi allargati del Regno a venire. L'operazione di Sinclair è sostanzialmente di uscita dalla pur geniale metafora narrativa del maestro, calandola nella cronaca, nella descrizione, nelle soggettive minuzie delle vesciche ai piedi (inevitabili in un viaggio autostradale a piedi, fantascientifiche seduti in auto) o nelle storie parallele ai muri di recinzione di ex ospedali psichiatrici relegati naturalmente nell'Outer London, o nella tenuta di Winston Churchill incistata dentro la medesima corona metropolitana.

Voci che gridano o sussurrano, nello spazio e nel tempo, stridono contro il sordo rombo continuo delle corsie autostradali, a volte visibili altre no, nell'inerpicarsi su un'altura o nella discesa in piccoli avvallamenti sotto i viadotti, o sulle classiche passerelle dove i bambini contano quanto camion rossi transitano in un'ora. Questo il lungo, probabilmente infinito, percorso di adattamento della nostra società alle fratture della modernizzazione del territorio, e anche alle intuizioni dei vari utopisti che nei decenni hanno tentato di indicare strade possibili per adeguarsi, reagire con violenza, costruire muri invalicabili entro cui sviluppare la propria psicogeografia sociale, ma ritrovandosi puntualmente, fuori da quelle mura, ancora immersi nel flusso della modernità. Insomma quello che Ballard, Sinclair, Biondillo-Monina e oggi Sacro GRA di Gianfranco Rosi provano a raccontarci, è che fra la modellistica dei piani per addomesticare il moloch della macchina territoriale tritatutto, e l'adattamento della società e delle generazioni, si creano questi spazi e tempi sospesi, entro i quali possono accadere eventi davvero imprevisti, suggestivi, a mescolare passato presente futuro.

Nessun anello di Saturno: la fantascienza come ci ha tanto ben raccontato Ballard non c'è bisogno di cercarla ambientando un film western fra astronavi e alieni, ma basta guardarsi attorno anche nel giardinetto di casa, dietro le tendine della cucina e la siepe di lauro. Il metodo è abbastanza sperimentato ormai, e forse potrebbe contribuire (lo pensiamo in molti) a perfezionare e sviluppare la medesima modellistica che gli utopisti hanno saputo abbozzare per mettere un freno agli effetti peggiori della modernità, per non farci stritolare dagli ingranaggi che avevamo creato a nostro vantaggio. E fa un pochino di tristezza vedere come i commenti al documentario Sacro GRA, che tanto potrebbe contribuire ad aumentare la consapevolezza diffusa, non colgano affatto questa dimensione, limitandosi al folklore localista di un Antonello Venditti che canta il Raccordo Anulare, o all'imitazione del comico Corrado Guzzanti, o al massimo ricordando un'antica intuizione di Renato Nicolini. Che magari Ballard e Sinclair li conosceva benissimo, chissà. Proviamo a conoscerli, e sfruttarli meglio per quel tanto che hanno da dirci, anche noi.

Il lavoro di Biondillo e Monina avevo provato a recensirlo in questa prospettiva anni fa per la rivista Carta, col titolo Il muggito della Tangenziale; risalendo coi riferimenti, ci sono anche le considerazioni sull'orizzonte suburbano in cui si muove l'opera di Ballard, di Sam Leith dal Guardian; e naturalmente non può mancare Patrick Abercrombie in persona, col suo Preambolo al Piano per la Grande Londra 1944








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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