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Prigioniere del Suburbio
Data di pubblicazione: 27.11.2009

Autore:

Nella città dispersa più lontana dai nuclei urbani centrali i soggetti deboli, come le donne, ne subiscono con maggior forza le diseconomie. Un nuovo studio, da The Australian, 28 novembre 2009

Titolo originale: Prisoners of the suburbs – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Crescono i suburbi per rispondere alla domanda della popolazione in rapida crescita, ma nel caso di molte famiglie mancano a volte anche del tutto i collegamenti dei trasporti pubblici sia verso il centro che le altre zone periferiche, non ci sono posti di lavoro vicini per consentire di portare i figli a scuola, o per continuare a studiare.
Sono le donne a pagare di più in termini di carriera, ridimensionata o a cui si rinuncia del tutto, secondo uno studio condotto per quattro anni, sull’equilibrio lavoro, casa, società in dieci suburbi australiani, e che verrà pubblicato la prossima settimana.
Il rapporto, Linked Up Lives, alla cui stesura ha partecipato anche la ricercatrice sociale Philippa Williams, del Centre for Work and Life alla University of South Australia, rivela come molte famiglie siano attirate verso i cosiddetti quartieri integrati dai bassi prezzi delle case e dalla promessa di una vita facile, e come solo dopo capiscano quanto ciò possa costare, a causa degli spostamenti quasi impossibili, la perdita del posto di lavoro, quasi sempre per la donna.

Il buon aspetto esteriore di questi quartieri, la loro relativa accessibilità economica se li si paragona alle zone più vicine al centro, attira molte famiglie” afferma il rapporto, che sarà presentato a Adelaide mercoledì dalla vicepresidente del consiglio dei ministri Julia Gillard.
Ma purtroppo la posizione di questi quartieri non sempre risponde alle necessità di chi lavora”.
La separazione delle zone residenziali dai nuclei di attività economiche tende a perpetuare stereotipi di genere e a svantaggiare in particolare le donne”.
“Quelle con figli hanno più vincoli spaziali rispetto agli uomini, specie quando i bambini sono piccoli e si vuol stargli vicino, per motive di malattia o altre necessità”.
“Invece di progettare i quartieri con criteri di equità di genere, in molti casi si obbliga a una scelta fra l’una e l’altra alternativa. Ne consegue per le famiglie un consolidarsi della divisione del lavoro più tradizionale, e molte donne ad alta istruzione e formazione son obbligate a rinunciare a una carriera lavorativa nella grande città, ad accettare lavori di rango inferiore ma più vicino a casa per stare in contatto coi figli

La Williams afferma che un corollario è la partecipazione delle donne ai collegamenti sociali del suburbio, essenziali allo sviluppo di una vita familiare piena.
“Ma farsi carico di questo ruolo di costruzione della comunità significa di fatto tornare al modello della casalinga suburbana anni 50” spiega.
“Magari l’ideale per tante donne, ma non di altre che vorrebbero fare un uso diverso delle proprie capacità e aspirazioni svolgendo un lavoro, forse a tempo parziale, forse più vicino a casa.
“Cosa realizzabile, e anche in Australia ci sono ottimi esempi di suburbi che offrono questa possibilità.
“Non c’è bisogno di scienza superiore per prendere in considerazione, nella progettazione e costruzione del suburbio, cosa interessa di più alla gente per la vita quotidiana”. Bisogni evidenti: lavoro, scuola, cura dei figli, shopping, tempo libero, potersi spostare facilmente fra le varie zone vicine. E invece certi quartieri residenziali continuano a crescere senza pensare alle conseguenze sulle persone” continua la Williams.

Il rapporto, che esamina i casi di abitanti sia dei nuovi quartieri coordinati che di quelli tradizionali a Melbourne, Sydney, Brisbane e Adelaide, sottolinea la difficoltà di intervenire poi a migliorarli con strutture tali da favorire posti di lavoro, istruzione e vita sociale.
“Iniziare da subito a ragionarci, prima della realizzazione, con costruttori, amministrazioni locali e centrali, agenzie di trasporto, erogatori di servizi, operatori commerciali, imprese, scuole, è un fattore critico di un buon prodotto finale”.
La ministra federale responsabile per la casa, Tanya Plibersek, settimana scorsa a un convegno a Melbourne ha dichiarato che il ritmo di crescita delle nuove abitazioni non segue quello della popolazione.
“Per corrispondere alla domanda, l’Australia dovrebbe costruire circa 180.000 case l’anno, mente anche nei casi migliori di norma se ne fanno più o meno 150.000” spiega la Plibersek. “Nella scia della recessione globale quest’anno se ne realizzeranno anche meno. E non possiamo permetterci ritardi coi nuovi quartieri a causa di un iter di approvazione frammentato … o delle varie incertezze”.

Secondo la Plibersek sono i lavoratori a reddito più basso che lavorano nei centri urbani, ad essere particolarmente colpiti. “Dobbiamo sempre più ragionare su dove abiteranno coloro che gestiscono i servizi delle nostre città: chi lavora negli ospedali, nella polizia, nelle scuole e negli asili”.
La ricerca evidenzia altri fattori critici per ridurre il contrasto fra dove si abita e dove si lavora, e che dalle famiglie sono considerati essenziali per migliorare la qualità della vita, soprattutto i trasporti.
“Non si esagera mai sottolineando quanto sia importante muoversi, secondo gli intervistati in questo studio”.
“Chi lavora dà molta importanza [alla] sensazione di controllo sulla propria vita, sicurezza e tranquillità che deriva da una buona scelta dei mezzi di trasporto e da spostamenti più brevi.
“La bellezza di molti quartieri … viene compromessa dagli scarsi servizi di trasporto, che gettano un’ombra minacciosa sul lavoro [e] l’istruzione”.

“Emerge come sia molto difficile risolvere i problemi di trasporto dopo il consolidamento di un quartiere. Molte [donne] riducono le giornate di lavoro, si impegnano di meno o sono obbligate a “un passo indietro” per carriera, o occasioni di formazione e avanzamento, perché costa troppo raggiungere i posti migliori, in tempo e denaro” si afferma.
La Williams spiega come questo non danneggi soltanto la famiglia, ma anche la produttività dell’Australia 'in generale. “[Un mercato del lavoro] tropo distante rinuncia alle capacità delle lavoratrici che abitano nel suburbio”.
Alcune coppie decidono di gestire insieme una propria attività, a casa o vicino a casa. Ma spesso non è il paradiso che si cercava.
“Per alcuni funziona bene, specie quando ci si trova in quartieri che sono in grado di sostenere quella piccola attività, come accade n certi quartieri coordinati” continua la Williams.
“Per altri, l’impegno dell’attività diventa eccessivo e lascia poi pochissimo tempo a tutto il resto”

Una coppia racconta nel rapporto della propria attività. “Attualmente lavoriamo cento ore la settimana [ciascuno]” dice la signora. “Ci abbiamo dedicato tutti gli ultimi due anni. Eravamo tanto impegnati a imparare e gestire e far funzionare tutto finanziariamente, da trascurare la famiglia. Siamo passati da una dedizione totale alla famiglia, all’incontrare appena i nostri figli, e per me, mamma questo vuol dire un grosso senso di colpa”.
La Williams spiega come non si pensi quasi mai agli adolescenti progettando il suburbio, specie nelle fasce più esterne. I quartieri hanno un aspetto magnifico – piste ciclabili, campi da gioco e anche laghi (dove in genere è vietato fare il bagno) – però di tratta di cose pensate soprattutto per i piccoli, non per chi va a scuola ed è più grandicello.
“Gli adolescenti cercano posti dove girare, magari rischiare un po’, uscire un po’ dai confini … Però farlo in tutta sicurezza … Se non c’è spazio per loro, se ne cercano un altro – che sia da McDonald's, da Subway, o magari alla fermata coperta dell’autobus – e possono anche farlo in modi che non piacciono molto al quartiere.

“Se non sanno dove andare o cosa fare, si annoiano, si scocciano, e ceto la maggior parte poi si rifugia in casa, ma un minoranza reagisce in modi con poi diventano un problema per la comunità” conclude la Williams.
É sicuro che le grandi città australiane in futuro continueranno a crescere, e ci sarà sempre una nuova domanda di abitazioni. L’urbanistica dovrà rivolgersi con maggior cura ai rapporti fra casa e lavoro, per costruire una società più coesa.

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