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Sostanzialmente accantonata la visione delle “eco-città” di Gordon Brown
Data di pubblicazione: 04.12.2009

Autore:

Molto diverso rispetto alle grandiose intenzioni originali, il programma britannico per gli insediamenti sostenibili. E forse è meglio così. The Times, 1 dicembre 2009

È chiaro ora che l’idea di Gordon Brown di realizzare vere e proprie eco-città in tutto il paese è stata accantonata senza tropo clamore.
Il governo ha provato a rilanciare l’idea annunciando altre quattordici possibilità in cui “insediamenti Verdi” avrebbero l’appoggio delle amministrazioni locali.
Ma appare chiaro come non si tratti del tipo di cittadine autosufficienti fino a 15.000 abitazioni concepite originariamente dal primo ministro.
In gran parte si tratterò di interventi di non oltre 5.000 casi ai margini delle aree urbane, un scelta più economica, semplice da realizzare e che avrà molte meno opposizioni dei primi progetti del governo.
John Healey, ministro responsabile per la casa, ha reso noti due interventi che saranno realizzati coi migliori criteri zero carbon.
I progetti a Shoreham Harbour, West Sussex, e Northstowe a Cambridge, verranno ripensati per diventare modelli di riferimento per le eco-comunità.

Poi ci sono cinque amministrazioni locali che hanno presentato complessivamente dieci piani nelle proprie aree. Due sono a Taunton (Monkton Heathfield e Corneytrowe), uno a Yeovil, quattro nella Città Regione di Leeds (Aire Valley, York North West, North Kirless e Bradford Shipley), due a Lincoln (Lincoln Area, Gainsborough) e Coventry.
Altre due amministrazioni, Cornovaglia e Città Regione di Sheffield, stanno esaminando progetti simili per le proprie aree.
Nonostante si tratti di progetti ancora nelle prime fasi, il governo li considera già potenzialmente adeguati. In tutti i casi si deve ancora superare il livello della consultazione pubblica e dell’autorizzazione urbanistica locale.
Quest’anno il ministro Healey ha annunciato il via libera ai quattro piani di eco-città che avevano superato le rigide indicazioni governative per insediamenti a emissioni zero.
E aveva dichiarato di aspettarsene altri sei per una seconda fase fino al 2020, ma poi nessuna delle eco-città dell’elenco originario di dodici si è aggiunta a quello nuovo. In alcuni casi sono i proponenti ad aver perso interesse a da essersi ritirati, i altri c’è stata una fortissima opposizione locale. In altri ancora è il comitato di valutazione ad aver giudicato inadeguati i piani ai propri criteri.

Il Ministero per le aree urbane spiega che il primo elenco era composto in gran parte da progetti avanzati da imprese private, mentre quelli nuovi sarebbero iniziative sostenute delle amministrazioni locali.
Questo dà agli interventi maggiori possibilità di ottenere l’autorizzazione urbanistica, anche se si prevedono ancora opposizioni locali dai gruppi per la tutela della campagna, pur se in misura minore rispetto ai progetti precedenti.
Le eco-città approvate devono avere negozi, ristoranti, edifici pubblici tutti a zero emissioni, almeno della metà degli spostamenti interni deve avvenire a piedi, in bicicletta o coi trasporti pubblici. É prevista una quota del 30% di abitazioni economiche, e in ciascuna famiglia di due persone che lavorano almeno una dovrebbe farlo in città.
Grazie a un insieme di carburanti da biomasse, pannelli solari, isolamento, riciclaggio dell’acqua e doppi vetri, una abitazione media dovrebbe risparmiare da 200 a 500 sterline l’anno sulle bollette. Le case saranno anche dotate di apparecchiature modernissime come orario elettronico degli autobus sulla parete della cucina, che avverte il mezzo in avvicinamento, e sensori che spengono il riscaldamento quando in casa non resta nessuno.

Gli abitanti non avranno a disposizione garage e parcheggi. Dovranno lasciare l’auto ai margini esterni della città. Dovranno anche sostenere le spese di gestione del riciclaggio, degli autosilos e degli orti.
A luglio il ministro Healey aveva dichiarato che saranno messi a disposizione delle amministrazioni locali 5 milioni di sterline per contribuire allo studio di una seconda fase di insediamenti. Oggi alla somma si aggiungono altri 5 milioni.
“Coi nuovi nove progetti si cerca di sviluppare criteri ambientali ancora più avanzati” ha detto. “Ciò indica un cambiamento radicale, un ripensamento sul modo di pensare le città e la casa del futuro. Dobbiamo premere per un cambiamento internazionale a Copenaghen, ma anche operare localmente qui in Gran Bretagna”.
I quattro interventi a cu è stato dato il via libera a luglio — in Hampshire, Norfolk, Cornovaglia e Oxfordshire — sono al momento nella fase di sviluppo del “ master plan” da presentare alle amministrazioni locali. Whitehill-Bordon in Hampshire è stat oil primo caso in cui, il mese scorso, si è pubblicata la bozza in consultazione pubblica.

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