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Dalla eco-città al territorio sostenibile
Data di pubblicazione: 16.01.2010

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Articolo sulle recenti evoluzioni del dibattito nel caso britannico proposto dal Giornale dell'Architettura gennaio 2010, col titolo "Pensare green: dall'alloggio al territorio"

È confortante scoprire che nella patria del planning il vecchio metodo continua a funzionare. Come nelle ultime evoluzioni del programma eco-town, voluto da Gordon Brown al suo insediamento al vertice, ma che si è caratterizzato per polemiche locali, contraddizioni, ridimensionamento. Poche settimane fa, la pubblicazione dell’ultimo rapporto della Town and Country Planning Association, sulla casa sostenibile nella eco-città, poteva apparire ai più come una specie di rifugio nella coerenza scientifica, mentre sul versante istituzionale cadevano come birilli ministri e piani di nuove città. Emergevano, progetti vecchi, tradizionali, new-town riverniciate di verde dove lo slogan dell’obiettivo zero-carbon non corrispondeva ai bilanci energetici, delle emissioni, dei trasporti ecc.
Invece, forse avevano ragione alla TCPA, quando a novembre nel rapporto, Creating Low Carbon Homes for People in Eco-towns, riproponevano il percorso: dall’alloggio, al quartiere, alla città, al territorio. E non lo facevano in forme ideologiche, ma con un sistematico incedere, che poneva fiducia in un corrispondente processo decisionale. Spiegava il rapporto, nella prospettiva dei consumi familiari di spazio privato, come il percorso verso insediamenti sostenibili non possa permettersi svarioni, se si vuole legare la città alla lotta al cambiamento climatico. Dal rapporto fra la superficie dell’alloggio, i consumi di suolo, le semplificazioni urbanistiche per gli ampliamenti della casa, i bilanci energetici e sociali. E da qui al quartiere, alla multifunzionalità, alla mobilità dolce. Appare implicito il salto successivo, che lega direttamente i comportamenti individuali ai processi collettivi del lavoro, della mobilità, dei servizi, delle reti.
Esattamente, tutti i nodi che via via erano stati proposti secondo varie prospettive dagli altri rapporti precedenti (notevolmente innovativo quello di settembre dedicato alle Infrastrutture Verdi nella Eco-Città, ricco di straordinarie suggestioni), e che stavolta toccava in modo diretto quello che per così dire è il cuore del problema. Cuore del problema, sia per ovvi motivi di consenso sociale, visto che il problema della casa è percepito assai più urgente di quello climatico, sia sul versante degli operatori di settore, il cui interesse si focalizza comunque e forzatamente negli aspetti brick & mortar della trasformazione.
Infine, negli ultimi giorni, le dichiarazioni del ministro per le aree urbane e il territorio John Healey, che per molti versi ribalta la situazione almeno in prospettiva, dicendo più o meno: il futuro della eco-città non è nei grandi progetti, ma nell’attuazione coerente del programma originario, ovvero nell’aderire alle direttive sociali, territoriali, energetiche, decisionali di partenza. Sarebbe proprio questa serietà di intenti, ammette implicitamente il ministro, ad aver fatto cadere una a una quasi tutte le proposte originali di eco-town, lasciandone in campo quattro per le aree di Hampshire, Norfolk, Cornovaglia e Oxfordshire. Ma, e qui riemerge il valore complessivo del planning process democratico di matrice anglosassone, l’attenzione si sposta verso una decina di altre proposte, sostenute dalle amministrazioni locali (anziché di prevalente iniziativa privata) per quelle che si configurano come espansioni urbane coordinate più che vere e proprie nuove città. Esattamente, il tipo di orientamento più volte ribadito dalle associazioni ambientaliste quando criticavano l’eccessiva dipendenza dei progetti da nuove infrastrutture, o gli inutili consumi di suolo agricolo o greenbelt, per non parlare di certi trucchetti da fiera che avevano trasformato con un tocco di bacchetta magica spazi aperti verdi in superfici brownfield, semplicemente forzando sulla ex destinazione a usi militari.
Il giudizio naturalmente resta sospeso in attesa dei nuovi sviluppi, ma l’idea originaria di Gordon Brown, di legare indissolubilmente il tema sociale della casa a quello del cambiamento climatico e della città sostenibile, sembra aver imboccato la strada giusta. Forse sopravviverà anche al suo ideatore.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Hill, Dave
( 29.07.2010 11:56 )
Graham-Rowe, Duncan; Simpson, Anna
( 29.07.2010 09:39 )
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Come ogni estate, proprietari criminali per andare in vacanza abbandonano i nanetti da giardino che hanno rallegrato coi loro colori il grigio dell’inverno. Salviamoli! Anzi no. -->
Runk, David
( 27.07.2010 10:51 )
Marrs, Colin
( 27.07.2010 10:11 )
Gooley, Tristan; MacDonald, Ross
( 24.07.2010 18:48 )
Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
Katz, Alyssa
( 24.07.2010 11:58 )
Serafini. Marta
( 22.07.2010 09:55 )
De Angelis, Serena
( 22.07.2010 09:39 )
La funzione di governo del territorio si muove nello spazio che la Costituzione assegna al potere di conformazione della proprietà privata agli obiettivi sociali -->
Kamin, Blair
( 21.07.2010 20:50 )
Declich, Andrea
( 21.07.2010 11:26 )
( 19.07.2010 13:38 )
McCarthy, Michael
( 19.07.2010 13:11 )

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