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La Sfida della Green Belt
Data di pubblicazione: 05.06.2010

Autore:

Ampio estratto da un rapporto del gennaio 2010: le prospettive future per tutelare e rilanciare una delle conquiste della pianificazione territoriale del Novecento, contro il consumo di suolo e per la sfida al cambiamento climatico

Titolo originale del rapporto: Green Belts: a greener future - A report by Natural England and the Campaign to Protect Rural England – Estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

Introduzione

Nuove sfide, nuove speranze

Il territorio attorno alle nostre città continua ad affrontare nuove sfide e diverse priorità in conflitto nell’uso del suo spazio. Prendere decisioni comporta considerare il peso relativo di numerosi elementi di carattere sociale, economico e ambientale, problemi come la quantità di abitazioni necessarie, la distribuzione di infrastrutture, servizi, reti; la quantità di spazi aperti auspicabile per una vita sana e gradevole; la tutela dei più importanti habitat, paesaggi e caratteri storici; la creazione di scuole e posti di lavoro. Con l’approvazione della Legge sul Cambiamento Climatico nel 2008, e una serie di nuove indicazioni spaziali per affrontare questo problema, anche esso si somma all’elenco come fattore di primaria importanza.
La strategia della Green Belt offre un quadro generale per la pianificazione attorno alle città che interessa. Un quadro semplice, che prevede come le aree urbane abbiano bisogno di spazio per respirare: perché ciò accada, occorre contenere le loro dimensioni e organizzarne le forme. Se non lo si fa, la crescita urbana assume le forme dello sprawl, e gli insediamenti divengono troppo estesi perdendo le proprie caratteristiche storiche.

La strategia ha evitato con successo tutto questo. Ma il ventunesimo secolo propone delle nuove sfide, e insieme nuove speranze. La popolazione inglese è cresciuta, e si prevede che continuerà a crescere. Si riconoscono i vantaggi della possibilità di accesso agli spazi verdi a poca distanza da dove si abita. Crescerà la domanda di spazi di elevata qualità da fruire senza essere costretti a lunghi spostamenti in macchina o coi mezzi pubblici. Gli ambienti all’aperto non sono offrono occasioni di movimento, relax, interazione sociale, ma portano anche una serie di vantaggi ambientali e di servizi all’ecosistema. Per rispondere a queste sfide e speranze in un territorio di superficie contenuta come quello inglese è necessario un approccio multifunzionale, che unisca vari obiettivi entro la medesima superficie, nel programmare e gestire la Green Belt.

Mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, e adattamento

Velocità e proporzioni del cambiamento climatico richiedono di agire subito. Sono chiari, evidenti e condivisi dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica, i segnali che indicano come il clima della Terra stia modificandosi a seguito delle attività umane. Il clima che cambia inizia a provocare i suoi impatti anche sugli ecosistemi dell’Inghilterra, ed essi dovrebbero aumentare e accelerarsi in futuro.
Per rispondere a queste sfide esistono due aspetti distinti, che si definiscono di solito mitigazione e adattamento. La mitigazione comprende tutti gli interventi per ridurre la concentrazione di gas serra nell’atmosfera. Uso del territorio e buona gestione possono dare un contributo, ad esempio, aumentando l’assorbimento di anidride carbonica da parte delle piante, e conseguentemente nel suolo. L’adattamento è un processo di adeguamento dei sistemi –naturali e umani – che ne consente la prosecuzione anche con un clima cambiato.

Le ricerche mostrano i sistemi semi-naturali e agricoli possano contribuire alla mitigazione, principalmente aumentando l’accumulo di carbonio nel suolo e nelle piante. Ciò dipende da una adeguata gestione, ma molti degli interventi per la costruzione del paesaggio, ad esempio piantare alberi o mantenere grandi quantità di prati ricchi di fiori, o zone umide, offrono grandi vantaggi in termini di mitigazione. Cosa che non è ancora stata quantificata per la Green Belt, dove quasi di certo esiste la possibilità di svilupparli ulteriormente.
Le piante assorbono anidride carbonica dall’atmosfera e la accumulano. Più vive la pianta, più anidride accumulata. Di particolare valore per questa funzione sono i boschi allo stadio maturo, i prati stabili (pascoli, fasce erbose con radici molto sviluppate), aree a forte densità di piante perenni e torbe senza interferenze. Delle quantità di boschi nella Green Belt si è già discusso in altra parte del presente rapporto [non inclusa in questo estratto n.d.t.]. Inoltre, il manto erboso semi-naturale (14% della superficie Green Belt) e quello più coltivato (23%) rappresentano una risorsa potenzialmente essenziale per l’accumulo del carbonio.

Gli ecosistemi semi-naturali possono anche contribuire all’adattamento della società al clima che cambia. Si prevedono estate più calde per l’effetto isola di calore urbano, che porteranno a effetti di peggioramento della qualità dell’aria, più domanda di elettricità per il condizionamento, meno agio negli edifici e nei trasporti. Una recente ricerca sull’area della Grande Manchester indica come le fasce inedificate di Green Belt attorno alla città offrano quote particolarmente elevate di superfici che consentono la evapo-traspirazione, in grado di rinfrescare l’area urbana.
Il cambiamento climatico dovrebbe anche portarci inverni più umidi, ed episodi di precipitazioni più estreme, aumentando il rischio di alluvioni. Esistono chiare indicazioni di come le zone umide nelle pianure alluvionali possano ridurre il rischio di inondazioni. E offrono anche il vantaggio di mantenere le scorte d’acqua per i casi di siccità estiva: pure destinati a moltiplicarsi in futuro.

Al momento attuale in media sulla Green Belt esistono meno superfici a rischio di inondazione che nelle altre zone inglesi: l’8% contro l’11%. Oxford è l’unico caso di Green Belt con rischio più elevato (21%) mentre in tutti gli altri siamo o vicini o molto sotto la media. Ma la questione fondamentale è se la Green Belt abbia un ruolo potenziale futuro nella riduzione del rischio inondazioni per le aree urbane, e quanto è attrezzata per farlo.
Le strategie di conservazione e adattamento per il cambiamento climatico sono state oggetto di molte ricerche discussioni negli ultimi tempi, anche attraverso la pubblicazione delle linee guida divulgative England Biodiversity Strategy. Che chiariscono l’importanza del paesaggio sia per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico che per una maggiore integrazione dei vari interventi. La Green Belt ha contribuito a mantenere molti caratteri che rafforzano la capacità di reazione degli ecosistemi, e offre un potenziale perché ciò si rafforzi ulteriormente. Fra i modi per incrementare la reattività, aree semi-naturali di superficie sufficiente a sostenere solide popolazioni di specie, topograficamente varie per offrire differenti condizioni ambientali (microclimi, umidità dei suoli). Il collegamento di spazi ad habitat a costruire reti ecologiche così aumenta la capacità di reazione delle specie, oltre a fornire percorsi ch consentono ad essere di spostarsi verso nuovi habitat.


Alimentazione e Green Belt

La crescente preoccupazione per la sicurezza alimentare di fronte al cambiamento climatico, la crescita della popolazione globale, l’aumento dei prezzi, mettono in discussione sempre più chiaramente l’idea secondo la quale non sarebbe più necessaria la capacità produttiva agricola inglese. Si sviluppa l’interesse alla riduzione dei costi di trasporto e alle distanze percorse legate alla disponibilità alimentare (“chilometri cibo”), e cresce l’investimento verso la terra, le capacità di trarre buon reddito dalla produzione orticola sostenibile, l’accessibilità a frutta e verdure fresche per le comunità più disagiate. Ad esempio l’Institute for Public Policy Research (IPPR), anche se non cita direttamente le Green Belt, si è recentemente impegnato in n forte sostegno alle scelte di tutela delle migliori superfici agricole, e auspica “un maggiore orientamento alle colture di prodotti deperibili come frutta e verdura in luoghi più prossimi alle grandi concentrazioni di popolazione”. Nel gennaio 2010 la London Assembly pubblica uno studio che chiede il riconoscimento delle colture alimentari come “uno degli usi più utili della Green Belt” (London Assembly 2010, p.54).

Orientamenti che emergono da parecchie iniziative locali sulle Green Belt.
Le tre aree esaminate dalla CPRE per il presente rapporto propongono:

● A Manchester la Unicorn Grocery compra terreni a Glazebury vicino a St Helens, per iniziare la produzione entro il 2010;
● A Cleeve nella Green Belt di Avon a sud di Bristol, un’azienda agricola sta sperimentando un programma “cliente coltivatore” dove vengono cedute superfici da tenere a frutta e verdure, ai clienti che acquistano carni
● Il Colne Valley Regional Park nella Green Belt a ovest di Londra, ha attivato un Rural Development Forum che promuove la produzione alimentare all’interno del parco, e mette in collegamento 15 aziende col mercato locale dell’area attraverso iniziative e offerte.
Oltre a questo sono attivi vari progetti “raccogliete da soli” in vari parchi delle Green Belt come quello della valle dell’Avon tra Bath e Bristol.


Verso un’economia low carbon

Un’economia a basse emissioni richiede una trasformazione dei modelli di vita. Come le modalità di produzione e distribuzione di alimenti e fibre, quelle di energia, l’organizzazione spaziale di servizi, attività del tempo libero, istruzione ed economia, per rendere il tutto accessibile riducendo al minimo spostamenti produttori di emissioni. Tecnologie e comunicazioni possono aiutare, ad esempio consentendo minori spostamenti per lavoro, ma potrebbero anche indurre una maggiore dipendenza dalle forniture di energia.
La Green Belt offre un’occasione per contribuire alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, agli adattamenti, al sostegno verso n’economia low carbon, attraverso:

● produzione alimentare locale, con la potenzialità di ridurre i chilometri-cibo non necessari, sviluppando una maggiore sicurezza e autosufficienza;
● contributo con alberi ed erba all’assorbimento di anidride carbonica, filtraggio dell’inquinamento atmosferico, assorbimento del calore specie nelle fasce suburbane esterne;
● attività sportive e per il tempo libero locali, a breve distanza da abitazioni e attività economiche, per poter godere dell’ambiente naturale senza spostamenti in auto;
● disponibilità di energie da fonti rinnovabili, come quelle delle biomasse, dalla digestione anaerobica, legno, solare, acqua e vento;
● creazione e gestione di zone umide per contribuire all’adattamento e a migliori condizioni di vita nel clima che cambia, oltre a ripristinare le funzioni delle superfici alluvionali per la sicurezza da inondazioni di case e imprese;
● costruzione di reti ecologiche per l’adattamento al cambiamento climatico e il mantenimento degli ecosistemi, collegando le superfici classificate Green Belt ad altre tutelate per il ruolo ambientale, al verde urbano, alle campagne in genere.

Valore dei servizi all’ecosistema

Una migliore comprensione dei servizi all’ecosistema prodotti dall’ambiente naturale, contribuisce a calcolare il valore degli spazi aperti attorno alle città, nel mantenere salute e qualità della vita. Cosa che risulta particolarmente importante per confrontarsi con le conseguenze del cambiamento climatico. Questo rapporto illustra in che modo la Green Belt contribuisca ad apportare una serie di vantaggi per l’ambiente e la società.
In Canada, è stato fatto un tentativo di monetizzare il contributo della Ontario Green Belt attorno a Toronto. Dato che varrebe la pena di saperne di più anche sulla Green Belt britannica e i vantaggi per l’ecosistema, il caso dell’Ontario può se non altro dare alcune indicazioni su quali ne possano essere ruolo attuale e prospettive future.
L’Ontario ha una popolazione di 12-13 milioni di abitanti, l’Inghilterra 51 milioni. Questa popolazione di gran lunga superiore è probabilmente l’elemento che conferisce alla nostra Green Belt un più elevato valore “culturale”. Il rapporto Barker per la revisione delle leggi urbanistiche cita uno studio del 2004 commissionato dal governo, che valuta le superfici Green Belt a 889 sterline l’ettaro (basato a sua volta su una ricerca del 1992), ovvero molto più delle 90 sterline (138 dollari canadesi) nella ricerca sull’Ontario.


La Green Belt dell’Ontario

UN-HABITAT classifica l’area di Toronto in Canada fra le dieci più estese caratterizzate da sprawl del mondo. Nel 2005 l’amministrazione provinciale dell’Ontario fa approvare con Atto del Parlamento una Green Belt, su una superficie di 760.240 ettari attorno alla città. Gli obiettivi sono molto simili anche nei meccanismi a quelli delle Green Belt inglesi. Da quado esiste la Ontario Green Belt, un’attivissima organizzazione di Amici si è impegnata un diffuso lavoro di promozione a sottolineare in vantaggi di un territorio rurale tutelato, anche attraverso iniziative come Tour de Greenbelt.

I servizi all’ecosistema dellaOntario Green Belt

Per stabilire un valore monetario della Ontario Green Belt, ne sono stati verificati e valutati gli ecosistemi. Stabilite venti tipologie di “servizi” fra cui: acque pulite; qualità dell’aria; regolazione del clima sia in sede locale che globale; eco-turismo e beni culturali. Fra gli elementi della valutazione, il carbonio assorbito dal suolo e la sottrazione annuale, habitat per l’impollinazione, controllo biologico, controllo dell’erosione, formazione dei suoli, cicli delle sostanze nutrienti, “valori culturali”. Lo studio sull’Ontario calcola i vantaggi complessivi di tutti questi servizi a circa un miliardo e mezzo di sterline l’anno. Per ettaro, si stima un equivalente di duemila sterline. Su questo totale, la componente “valore culturale” (disponibilità del pubblico di pagare per la tutela della Green Belt espresso in valore monetario) è calcolata in circa 90 sterline l’ettaro.


Le infrastrutture verdi

Il concetto di “infrastrutture verdi” è recentemente entrato a par parte degli obiettivi di pianificazione per aree regionali e sub-regionali dove si prevede una particolare crescita economica e insediativa. Dato che le aree di particolare attrazione in questo senso spesso sono quelle a classificazione Green Belt, ne risulta uno stretto rapporto fra infrastrutture verdi e fascia di interposizione. Le Green Belt sono una importante infrastruttura verde, attorno e anche dentro alcune città, come nel caso di Walsall. Ma sinora la maggior parte degli approcci al problema riguardano contesti urbani e di periferia, come nell’esempio riportato di seguito della Grande Manchester. Le aree Green Belt, al contrario, sono in gran parte dedicate alla produzione agricola, e temi come quello dell’accessibilità devono essere adeguati a questa attività economica e ad una gestione sostenibile del territorio. Al tempo stesso la Green Belt è un tipo di campagna nella quale le città che essa circonda hanno un forte interesse. Come mostra l’esempio della Grande Manchester la fascia verde di interposizione offre: (1) la base essenziale da cui sviluppare una serie di iniziative di infrastruttura verde e (2) una potenziale localizzazione di nuovi spazi aperti e collegamenti fra essi.

Punto di vista del pubblico, gestionale, professionale

La ricerca nazionale per il presente documento mostra una risposta pubblica composita sui modi d’uso della Green Belt a scopi energetici da fonti rinnovabili o a basse emissioni. Alla domanda: “Vorrei vedere le campagne attorno alle città inglesi utilizzate per generare energie Verdi”risulta favorevole il 63% degli intervistati, meno degli altri criteri di valutazione riguardo a tutela della natura, tempo ibero nella quiete, o produzione alimentare locale che si collocano al 78-80%. Solo l’11% delle risposte vuole più energia verde (idroelettrica, biomasse o turbine a vento) nella Green Belt, il che ne fa l penultima opzione pari merito. La scelta meno condivisa in assoluto sarebbe “boschi per legna da ardere” col solo 5%.

La scarsa popolarità relativa di particolari programmi energetici verdi corrisponde ai sondaggi locali.
Rendere disponibili altre superfici di Green Belt per produzione di energie da fonti rinnovabili probabilmente richiederà un uso molto attento delle procedure di decisione, a coinvolgere operatori, amministrazioni locali e comunità, sia all’interno che attorno alla Green Belt. I recenti risultati delle iniziative Transition Town e della campagna Go Zero a Chew Magna, villaggio nella Green Belt di Avon, dove si sono ridotti i consumi degli abitanti, mostrano come esista un potenziale per trovare consenso pubblico. Che probabilmente dipenderà però dal proseguimento nella tutela dei caratteri essenziali di spazio aperto della Green Belt.


Caso studio – il programma delle Infrastrutture Verdi nella Grande Manchester

Natural England e le amministrazioni che partecipano alla Grande Manchester hanno congiuntamente predisposto un programma per la regione di Manchester City. Che definisce le Infrastrutture Verdi “ il nostro ambiente naturale all’aperto”. Più in particolare si tratta di una rete organizzata di varie componenti ambientali e spazi a collegare città, nuclei minori e “ fascia rurale” (in questo caso la Green Belt). La rete comprende spazio aperto, collegamenti (canali, piste ciclabili) e “verde urbano” (parchi tascabili, fasce piantumate, alberature stradali).
Cosa importante, tutto il programma parte dalla considerazione di base secondo cui “ procedere da ciò che abbiamo e con gli strumenti disponibili”, fra cui la Green Belt, “ è strumento essenziale per lo sviluppo di una Infrastruttura Verde”. Grazie alla sua natura di territorio tutelato la superficie Green Belt, insieme a zone di protezione ecologica o aree di esondazione, rappresenta lo “ scheletro” dell’infrastruttura verde.

Il documento programmatico sostiene che la sfida per la pianificazione è quella di fissare dei criteri e utilizzare poi lo spazio per una serie di funzioni composite:
● governo idrogeologico;
● adattamento al cambiamento climatico;
● quadri ecologici;
● reti di mobilità sostenibile;
● identità spaziale;
● qualità spaziale attraverso la progettazione;
● riqualificazione urbana;
● salute e qualità della vita


Conclusioni

Questo rapporto dimostra che la politica della Green Belt è ancora notevolmente efficace in quelli che sono i suoi scopi generali di argine allo sprawl urbano e mantenimento di una netta separazione fra città e campagna. Oltre a ciò, si presentano nuovi elementi di vantaggio di queste aree, in relazione ai servizi all’ecosistema offerti. Ad esempio, emerge come la Green Belt abbia quote maggiori di bosco e molte più occasioni concentrate di accessibilità pubblica rispetto ad altre zone d’Inghilterra.
Le riflessioni di Natural England e della CPRE convergono sui vantaggi per la popolazione, di avere uno spazio libero dall’edificazione vicino alle grandi aree urbane, che risponde a una ampia gamma di obiettivi e fornisce servizi all’ecosistema. Le infrastrutture verdi sono molto importanti per la vita delle aree urbane e i loro rapporti con le zone rurali che le circondano.

La Green Belt già oggi dà un enorme contributo alle infrastrutture verdi. Con le nuove sfide poste dal cambiamento climatico, insieme alla nuova pressione abitativa che si prospetta per il futuro, le Green Belt e tutte le superfici di margine urbano potrebbero assumere un ruolo ancor più significativo in quanto risorsa ambientale per la popolazione inglese. É essenziale un approccio multifunzionale al territorio, che sappia unire una serie di aspetti – la produzione alimentare locale, le visite educative, l’accessibilità per il tempo libero, la produzione di energia sostenibile – da integrarsi l’uno con l’altro, e a interessare contemporaneamente la massima superficie possibile.

Questo documento non vuole proporre conclusioni per quanto riguarda quale tipo di organizzazione territoriale sia più efficace ad affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ma va comunque riconosciuto che le superfici classificate Green Belt stanno già fornendo un significativo contributo in servizi all’ecosistema, essenziali alla mitigazione e all’adattamento al clima che cambia. La Green Belt può contribuire a migliorare le connessioni fra aree considerate di importanza ambientale, gli spazi di verde urbano e la campagna vera e propria, a costruire reti ecologiche e di ambiti per il tempo libero. É necessario spazio, per avere tutti questi vantaggi e servizi, e la Green Belt sinora ha funzionato benissimo a questo scopo. É importante non perdere di vista questi contributi, all’ambiente e alla popolazione inglese.
Insomma, chiediamo che si adotti uno spirito più ambizioso ad accrescere le superfici Green Belt, che lasceremo orgogliosamente in eredità alla prossima generazione. Se tutti coloro che programmano e gestiscono il territorio collaborano, si potranno affrontare le sfide del futuro.

Nota: di seguito allegato il documento integrale originale CPRE; sulle fosche prospettive di queste aree col probabile prossimo governo Conservatore si veda su queste pagine l’articolo di Tristram Hunt dal Times di Londra (f.b.)


File allegati

Green_Belt_Challenge_CPRE 2010 ( Green_Belt_Challenge_CPRE.pdf 5.13 MB )







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