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Un po’ più su: i tetti “verdi” combattono le isole termiche e aumentano i risparmi d'acqua
Data di pubblicazione: 03.02.2010

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Certi espedienti, come la qualità delle coperture degli edifici, ad una indagine sistematica rivelano di essere molto più che ornamentali simboli di buona volontà. Scientific American, 2 febbraio 2010

Titolo originale: Over the Top: Data Shows "Green" Roofs Could Cool Urban Heat Islands and Boost Water Conservation – Scelto e tradotto (salvo ahimè il senso multiplo del titolo) da Fabrizio Bottini

NEW YORK — Attraverso il finestrino bagnato di pioggia della sua Prius mentre si dirige verso est sul ponte di Queens, Stuart Gaffin osserva un mare nerastro di occasioni mancate.
"Guardate là. Altri diecimila metri quadri!"
Gaffin, climatologo al Center for Climate Systems Research della Columbia University, si sta recando alla centrale Con Edison nella zona di Long Island City a Queens. Il panorama dall’altezza di quaranta metri del ponte è desolato, ma non solo per via della pioggia.
"Stanno là a far niente" sospira. "Tetti neri inutilizzati".
Dal 2003 Gaffin studia i tetti "verdi" – quelli ricoperti da vegetazione fatta crescere sopra una copertura impermeabile — e il loro potenziale di mitigazione del clima urbano.

Come la maggioranza delle grandi città, anche New York è molto calda, non solo sul versante culturale. L’energia solare assorbita dai fabbricati di cemento e dalla superficie dalle strade asfaltate si trasforma in calore, e la rende parecchio più calda della circostante area rurale: fenomeno conosciuto come effetto isola termica urbana.
I tetti verdi possono raffreddare la temperature dell’aria più vicina alla superficie in media di 16,4 gradi Celsius per unità di superficie: fanno poco meno delle alberature stradali in termini di mitigazione dell’isola termica, secondo un rapporto del 2006 della New York City Regional Heat Island Initiative. Oltre al vantaggio evidente che un tetto verde non sottrae alcuna superficie di valore a livello strada. "I tetti ora sono solo una risorsa sprecata" spiega Gaffin. "Ne abbiamo 50-60 chilometri quadrati [a New York City]: più o meno venti volte il Central Park!"

E anche se il raffreddamento dell’isola termica urbana rappresenta un aspetto importante di mitigazione al cambiamento climatico, si potrebbe ricavarne anche molto di più in termini di risparmio energetico su larga scala. É in questo caso che i tetti verdi dimostrano il loro potenziale in termini di litri. Gran parte dell’acqua piovana che sgocciola dalle coperture normali si mescola con gli inquinanti nelle strade e l’acqua di scolo nelle fogne, convogliata poi nei 14 impianti di depurazione della città: dove si spendono soldi e energia per ripulirla e immagazzinarla. Nei forti temporali poi, quell’acqua sporca non passa neppure dai depuratori, e riversa gli inquinanti direttamente nei fiumi.
Un tetto verde spesso una decina di centimetri può trattenere cinquanta litri d’acqua al metro quadrato. Se tutti i tetti della città fossero di questo tipo, il potenziale sarebbe di cinque miliardi di litri immagazzinati. Sono “quasi inimmaginabili impianti di tipo ingegneristico adeguati a una quantità del genere" spiega Gaffin. "E poi esistono parecchi altri vantaggi con questo genere di approccio. Si risolve il problema alla fonte".

Anche se sono in molti ad apprezzare l’idea dei tetti verdi, il costo di realizzazione (da 100 a oltre 300 dollari al metro quadro, a seconda delle superfici complessive, delle difficoltà di installazione, delle varie componenti del sistema di drenaggio e del genere di piantumazione) in molti casi li rende di difficile attuazione per certi edifici.
"É indiscutibile: verniciare un tetto di bianco costa molto meno che metterlo a verde" commenta Chris Brunner, co-fondatore della New York Green Roofs, LLC. Ma Brunner aggiunge che naturalmente per quanto riguarda la riduzione del deflusso delle acque e il miglioramento della qualità dell’aria, i tetti bianchi non servono a nulla.
É il motivo per cui Gaffin sta andando alla Con Edison, col suo tetto verde da mille metri quadri, in questo piovoso pomeriggio. Utilizzando sensori creati per le ricerche in agricoltura, Gaffin sta trasformando alcuni tetti della città, come questo in cima al principale produttore energetico di New York City, in spazi in cui calcolare gli assorbimenti di acqua ed energia, che determinano temperatura di superficie e quantità di acqua trattenuta.

L’enorme tetto verde della Con Edison è ricoperto di piante molto rustiche in grado di prosperare con poca o nulla manutenzione. All’aspetto è tutto verde tranne una parte sollevata, nera e bianca. É il punto di verifica. Sensori di energia controllano le superfici nera e bianca comparandola a quella piantumata, e condotti graduati verificano l’acqua che defluisce dalle due superfici. Oggi, la pioggia scende a cascatelle dai bordi del tetto di controllo.
In un rapporto pubblicato dalla rivista Sensors l’anno scorso, Gaffin ha fornito dati rilevati da cinque tetti verdi dell’area di New York su cui è stata effettuata la ricerca (compreso quello della Con Edison) e che costituiscono un prototipo di "rete meteorologica urbana". I risultati mostrano come esistano effetti di mitigazione nei tetti verdi, e che essi possono essere calcolati con precisione. Gaffin giudica che il calcolo possa essere molto importante per chi decide sulle politiche urbane, per una comparazione costi-benefici delle varie scelte possibili di mitigazione.

Ma il criterio di valutazione più significativo dell’efficienza del tetto Con Edison secondo Gaffin non è di tipo numerico. "É divertente ascoltarli [gli addetti] quando raccontano di non dover più sostituire i filtri degli impianti di aria condizionata" racconta, e spiega come, almeno empiricamente, la qualità dell’aria nell’edificio è molto migliorata dopo l’installazione del tetto nel 2008. Alla fine spera anche di poter calcolare qualità dell’acqua e dell’aria sulla superficie del tetto verde.
Secondo Gaffin fra gli ostacoli che ancora impediscono una maggiore diffusione del tetti verdi ci sono anche i possibili e imprecisati problemi di sovraccarico d’acqua o infiltrazioni. "Al Museum of Modern Art si sono convinti a provare, ma erano parecchio nervosi, temevano per i loro Picasso" scherza. Ma ribadisce che si tratta del tipo di tetti più sicuri, protettivi, di lunga durata e meno rischio che si possano avere. "I soliti tetti impermeabilizzati – sogghigna – non sono nemmeno delle buone coperture!"

In città adesso ce ne sono parecchi, di tetti che si sono fatti verdi, molte scuole, musei, o i Silvercup Studios a Queens: dove si girano gli episodi di The Sopranos. Il tetto dell’ufficio del Sindaco è almeno bianco: meglio che nero d’estate, ma come si capisce non così d’inverno, spiega Gaffin. E certamente se i tetti bianchi riescono a rinfrescare le città, come racconta uno studio di recente pubblicazione su Geophysical Research Letters, non fanno gran che per il problema del deflusso acque piovane.
Oltre ai loro effetti ambientali precisamente calcolabili, continua Gaffin, a spingere qualitativamente a favore del tetti verdi ci sono anche gli aspetti di biofilia – amore dei sistemi vivi – e il valore terapeutico di spazi più naturali. "Sono stato poco tempo fa a trovare mia suocera all’ospedale, dove aveva come panorama un tristissimo tetto nero" racconta, descrivendo quella superficie rovinata e piena di rifiuti. "Pensavo: se fosse un tetto verde, forse …"

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Il sito di Edoardo Salzano
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Hill, Dave
( 29.07.2010 11:56 )
Graham-Rowe, Duncan; Simpson, Anna
( 29.07.2010 09:39 )
van der Zee, Bibi
( 28.07.2010 11:09 )
Farkas, Alessandra
( 28.07.2010 08:49 )
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Come ogni estate, proprietari criminali per andare in vacanza abbandonano i nanetti da giardino che hanno rallegrato coi loro colori il grigio dell’inverno. Salviamoli! Anzi no. -->
Runk, David
( 27.07.2010 10:51 )
Marrs, Colin
( 27.07.2010 10:11 )
Gooley, Tristan; MacDonald, Ross
( 24.07.2010 18:48 )
Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
Katz, Alyssa
( 24.07.2010 11:58 )
Serafini. Marta
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De Angelis, Serena
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Kamin, Blair
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( 21.07.2010 11:26 )
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McCarthy, Michael
( 19.07.2010 13:11 )

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