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Abitanti uniti per prodursi da mangiare
Data di pubblicazione: 03.02.2010

Autore:

Un villaggio dell’Hampshire vuole diventare autosufficiente, e sostituire alla spesa al supermercato campi, bestie, e un po’ di spirito comunitario. Nostalgia un po’ ingenua? A vedere i particolari non proprio. The Guardian, 3 febbraio 2010

Titolo originale: Residents join forces to feed themselves – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

C’è un villaggio nell’Hampshire occidentale che sta diventando il primo caso in Inghilterra dove viene sconfitto il potere dei supermercati e raggiunta un’autosufficienza alimentare collettiva.
La circoscrizione di Martin sta su ottime terre agricole oltre le dune gessose di Cranborne Chase. Nei secoli che furono, queste 164 famiglie si sarebbero sostentate coi prodotti delle colture e allevamenti locali di bestie da latte. Ma negli ultimi sessant’anni l’allevamento da latte è sparito, e le aziende si sono orientate alle produzioni su larga scala sul sistema agro-industriale. La gente di Martin continuava ad essere circondata da campi in cui crescevano cose da mangiare, ma nessuno di quei prodotti finiva nei loro piatti. Dopo la chiusura dell’unico negozio nel 1982, erano obbligati a lunghi spostamenti per fare scorte.

Nick Snelgar, che si guadagna da vivere coltivando erbe e bacche vicino a casa a Martin, ha pensato che era una pazzia non riuscire a mangiare ciò che si coltivava. "Ci potevano essere tante cose più fresche, nutrienti, buone di quelle che prendiamo al supermercato, e sarebbero anche state più economiche se ci organizzavamo per escludere le intermediazioni" ricorda. "Anche i farmers' market tendono ad essere solo nicchie piuttosto costose rivolte a pochi. Io pensavo a un sistema alimentare locale per tutti".
Organizzò un’assemblea alla sala del villaggio nel 2003, e da lì nacque il nucleo di entusiasti che hanno strutturato la cooperative di produzione che ora dà da mangiare alla gran parte degli abitanti di Martin.

Futurefarms coltiva 45 tipi diversi di piante in due campi al villaggio. Negli stessi spazi c’è un ettaro dedicato all’allevamento di maiali in libertà. Poi ci sono galline che si spostano attraverso il campo grande, mentre sul resto pascolano pecore. Galline, pecore e maiali vengono venduti, insieme ai prodotti agricoli, in un mercato del sabato mattina che si tiene nella sede del villaggio tutto l’anno.
All’inizio, si faceva tutto con lavoro volontario, e ancora oggi Martin resta un villaggio ricchissimo di gente che regolarmente si dedica a varie attività di orticoltura o allevamento. Ma Futurefarms, cooperativa di coltivazione senza scopo di lucro, oggi ha un giro economico di 36.000 sterline e riesce a dare lavoro a quattro persone a tempo parziale.

Snelgar spiega come il 60% delle famiglie di Martin copra almeno in parte il proprio fabbisogno alimentare coi prodotti della coop. Non si vuole aumentare la produzione e vendere all’esterno, perché sarebbe semplicemente contraddittorio. "Non siamo interessati al mercato in generale. Solo al bacino di Martin".
Sinora sono iscritte alla cooperativa 126 famiglie del villaggio. Si pagano 5 sterline l’anno, e si risparmiano anche quelle offrendo sette ore di lavoro volontario. Non c’è alcun impegno di acquistare prodotti, e così la cooeprativa deve restare concorrenziale su qualità e prezzi.
Il sogno di Snelgar è che tutti i villaggi lavorino su un soggetto di modello cooperativo che produce cibo, con la medesima importanza sociale attribuita al dottore o all’insegnante. Spiega: "Non voglio eliminare i supermercati. Devono continuare a fare ciò che sanno far meglio: vendere carta igienica e altri prodotti industriali che non deperiscono durante il trasporto".

Futurefarms non utilizza prodotti chimici e fertilizzanti sintetici, ma non si può definire biologica. La superficie principale, circa sette ettari, è uno spazio prima utilizzato per il set-aside e che veniva regolarmente irrorato dalla proprietà di erbicidi. Comunque la Soil Association, che certifica I metodi biologici, considera quello della coop come ottimo esempio di una comunità in grado di unirsi nella produzione locale.
Alla conferenza annuale dell’Associazione, che inizia oggi a Birmingham, si vogliono mettere in discussione gli orientamenti di un’agricoltura britannica hi-tech del principale responsabile scientifico governativo John Beddington. Che ha chiesto di aumentare la produzione in vista di una "tempesta perfetta" di carenza alimentare, minaccia che si potrebbe verificare a livello globale entro il 2030.

Bonnie Hewson, direttore di progetto della Soil Association, spiega come le dimensioni globali del problema non debbano impedire validissimi contributi locali da parte delle persone. "L’esperimento Futurefarms è un ottimo esempio di come un gruppo privo di finanziamenti particolari riesca a realizzare un proprio progetto in un remoto anglo d’Inghiletrra, e farlo benissimo.
"La gente è stanca di sentirsi dire di preoccuparsi per ciò che mangia. Deve tornare a sentirsi in grado di controllare il problema. Conosciamo molte alternative di produzione locale sostenibile, reattiva, economicamente valida e basata su ottimi principi. Magari così non si risolvono tutti i problemi globali, ma sicuramente si può affermare: niente di ciò che facciamo peggiora le cose per altri".


Iniziative premiate

In tutto il paese, la Soil Asociation sostiene moltissimi progetti di tipo alimentare, spesso associata ad altri enti. In Dorset, il piano Local Food Links fornisce pasti caldi a 23 scuole dell’obbligo a Bridport e Blandford. É la prima impresa di catering che vince la medaglia d’oro dell’associazione per almeno il 50% degli ingredienti da produzioni locali e almeno il 30% di biologico.
L’iniziativa dei pasti alle scuole è ispirata ai programmi televisivi di ricette di Jamie Oliver, e all’iniziativa del governo di distribuire pasti caldi dal settembre 2008. Il che ha creato un problema per l’amministrazione di contea del Dorset, che aveva chiuso tutte le cucine delle proprie scuole dell’obbligo negli anni ‘80. Venne incaricata un’impresa di Nottingham per pasti caldi surgelati trasportati e riscaldati in Dorset. E Tim Crabtree per un’alternativa più salubre e locale organizzò il progetto Local Food Links a Bridport. Che oggi offre servizi simili anche a centri anziani e asili.

Crabtree ammette di sperare in finanziamenti agevolati per arrivare alla quota di due sterline a pasto scolastico. Le case anziani ne pagano 4 e così si riesce a sostenere il costo, ambientale e finanziario.
Crabtree ha lanciato a suo tempo uno dei primi farmers' market del paese. Sperava che i vantaggi di accorciare la catena distributiva fossero condivisi fra produttori e consumatori. "Ma la gran parte è andata ai produttori. Abbiamo assistito a una polarizzazione nel settore alimentare. C’è qualche nicchia di biologico per chi può permetterselo, ma la maggior parte per mangiare si rivolge ancora al low cost con scarsi valori nutritivi. Dobbiamo fare qualcosa almeno per gli enti che si rivolgono a chi ne ha bisogno, perché mettano a disposizione alimenti di alta qualità"

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Il sito di Edoardo Salzano
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Extance, Andy
( 02.09.2010 16:04 )
Zwahlen, Cyndia
( 30.08.2010 11:54 )
Belloni, Caterina
( 30.08.2010 10:48 )
La Lega Nord ogni tanto si accorge, a modo suo, di alcuni risvolti del mercato globalizzato, e da par suo esprime opinioni. Puntualmente sbagliate, che interpretano malamente il localismo. Corriere della Sera ed. Lombardia, 29 agosto 2010 -->
Hattam, Jennifer
( 30.08.2010 10:45 )
Usborne, David
( 30.08.2010 10:42 )
( 27.08.2010 21:28 )
Hatherley, Owen
( 26.08.2010 19:19 )
Tobol, Sarah
( 26.08.2010 11:18 )
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Falco, Giorgio
( 25.08.2010 10:26 )
La nostra immersione totale quotidiana nella metropoli fatta di merci e del respiro che tutti ci impregna costantemente. La poesia come sempre arriva oltre. Da il manifesto, 25 agosto 2010 -->
Wheeler, Timothy B.
( 24.08.2010 21:51 )
Bronner, Ethan
( 23.08.2010 16:59 )
Di Maggio, Anthony
( 23.08.2010 11:10 )
Roychowdhury, Anumita
( 21.08.2010 17:04 )
Channick, Robert
( 20.08.2010 19:36 )

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