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É uno Yuppie
Data di pubblicazione: 05.02.2010

Autore:

Uno dei limiti dell’azione di Obama (e non solo sua) è sinora l’incapacità di entrare in contatto diretto coi ceti popolari, a cui non appartiene. Ce la farà, o finirà come da noi?The New Republic, 3 febbraio 2010

Titolo originale: He’s a Yuppie – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

È un fatto: Barack Obama ha dei problemi a suscitare l’entusiasmo degli elettori bianchi di ceto popolare. E non certo perché sono troppo bianchi. Avrebbe il medesimo problema a ottenere il sostegno dei lavoratori neri, se non lo avessero già individuate appunto in quanto nero. I suoi problemi con quelli bianchi ci sono perché appare loro come persona proveniente da un mondo diverso, da un sistema diverso di esperienze, se preferite, da una diversa classe. E il motivo è che è tutto vero.

Ho letto recentemente diversi articoli sul caso di Obama che affrontano queste difficoltà come se fossero dei paradossi. L’ultimo era sul The Washington Post. Il titolo recita “Nonostante le sue radici Obama fatica a dimostrare l’appartenenza al ceto medio”. E l’articolo — dove si usano le categorie di ceto medio, classi lavoratrici o colletti blu come intercambiabili — descrive così quelle che dovrebbero essere le sue radici per nulla elitarie: “Ha rinunciato a lavori molto ben retribuiti dopo la laurea in Legge a Harvard per svolgere lavoro di base nella comunità, spinto dall’esperienza di essere figlio di madre single che aveva anche dovuto dipendere dai buoni pasto. Sposato a una donna di famiglia operaia del South Side di Chicago, hanno abitato in un condominio a Hyde Park”.

La prima cosa da dire a proposito di questa descrizione è che, come parecchie altre cose che ho letto sulla vita di Obama, non rispetta i fatti. Non ha fatto lavoro di base dopo essersi laureato a Harvard, ma dopo il titolo di primo grado alla Columbia. Ha smesso con quell’attività proprio per frequentare la Harvard Law School. Dopo il titolo in legge, è entrato in un prestigioso studio legale di Chicago che ha uffici sulla Michigan Avenue. Nel 1991, ha iniziato a insegnare diritto costituzionale all’Università di Chicago. Era presidente della sezione locale della Annenberg Foundation. La moglie di Obama, che certamente è cresciuta in una famiglia operaia, si è comunque laureata a Princeton e specializzata alla Harvard Law School. Per non parlare del fatto che Hyde Park è un costoso quartiere per ceti medio-alti di Chicago.

La seconda cosa da sottolineare riguarda le classi in America. Secondo la definizione di Marx, quanto esiste in America, nonché negli altri paesi capitalistici avanzati, è un’ampia e diversificata classe di ceti lavoratori che va dai lavori manuali e impiegatizi poco pagati, a tecnici e insegnanti, tutti che lavorano per qualcun altro, e non possiedono o possono controllare i mezzi di produzione. Anche accettando questa definizione di classe lavoratrice, all’interno di essa possono esserci enormi di visioni sociali. Razza o reddito possono essere elementi importanti naturalmente, ma lo è anche il ruolo, che divide chi svolge mansioni manuali o ripetitive, da chi invece produce idee o offre servizi complessi. Non è detto che un professore di college guadagni sempre più di un elettricista, ma è certo che vivono in mondi diversi. In termini di censo, è il mondo dei professionisti contro quello degli esecutori, operai, impiegati ripetitivi, tecnici.

I genitori di Obama erano professionisti: sua madre è dottore di ricerca in antropologia, suo padre economista formato a Harvard. Quanto poi guadagnassero non conta. Sua nonna, che l’ha allevato nella Hawaii, era vice-presidente di una banca. É andato in esclusive scuole private, e prestigiosi college (Occidental e Columbia) da dove escono professionisti e manager. Naturalmente non aveva l’ossessione del guadagno, ma quella del servizio pubblico: il che però non lo distingue da altri professionisti o laureati della Columbia. Ma lo distingue da tanti americani di ceto lavoratore o medio, per i quali il pensiero di diventare avvocato per i diritti civili, o professore, o politico, può essere al massimo una passeggera fantasia.

Ammirevole che Obama abbia passato tre anni dopo una laurea a fare lavoro comunitario a Chicago nel South Side, ma sono molti coloro che dopo un titolo in un istituto di elite trascorrono diversi anni facendo qualcosa di insolito, prima di tornare a studiare per una specializzazione o iniziare un’attività professionale. Alcuni viaggiano per il mondo; altri entrano nei Peace Corps; altri ancora provano a scrivere un romanzo. Ai tempi di Theodore Roosevelt o George H.W. Bush, qualcuno faceva anche il cowboy o lavorava nei pozzi di petrolio. È una tradizione che dura da oltre un secolo. Si chiama “coltivati un po’ le tue passioni”. Poi, di solito ritornano ad attività più tranquille e controllabili, più adeguate al loro retroterra sociale e alla formazione che hanno ricevuto. Ed è quanto ha fatto Obama.Ho scritto del suo periodo di attivista comunitario, periodo nel quale si è un po’ stancato di quel ruolo. Non credeva di essere riuscito a combinare gran che, e ha deciso di studiare legge. Non ha scelto il Kent College of Law, o la John Marshall Law School — dove avrebbe anche potuto continuare a mantenere i rapporti con la classe lavoratrice di Chicago — ma è andato alla Harvard Law School.

Finita la specializzazione, Obama vive e lavora per tutto il decennio seguente in una zona grigia, fra gli strati più elevati delle professioni d’America e coloro che nel paese decidono, governano, possiedono. Non solo può avere più denaro dell’americano comune, e condurre una vita molto diversa; ha anche un potere e autorità che agli altri manca. Appartiene a un altro mondo, anche se come politico qualche volta frequenta anche il loro.
Non c’è alcun paradosso, quindi, nella distanza che separa Obama dagli elettori bianchi della classe lavoratrice. Sarebbe invece strano, che potesse rispecchiare i loro sentimenti in modo profondo e partecipato, anziché un po’ meccanico.

Certo, ci sono stati in passato politici molto dotati che pur con un retroterra di elevata condizione sociale o professionale sono stati in grado di riuscirci. In qualche caso, come Bill Clinton, Lyndon Johnson, o Ronald Reagan, si poteva attingere da una infanzia in condizioni modeste; in altri, come Franklin Roosevelt o Edward Kennedy, si evocava qualche genere di paternalismo borghese. Questo li rendeva dei grandi politici. Non necessariamente dei grandi uomini o dei grandi americani. Barack Obama, da molti punti di vista, è invece un grande americano, e potrebbe diventare un grande presidente. Ma non è ancora un grande politico. Non è stato in grado di trascendere i limiti del suo retroterra sociale. Sarà uno dei suoi problemi, nel tentativo di togliere l’America dal pantano che ha avuto in eredità.

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