0 0 0
0
0 0 0 0 0 0
0


Mall International (in English)
0
0 > Sito di Fabrizio Bottini > Ambiente

Sono i coyote o gli essere umani i responsabili degli attacchi nei suburbi?
Data di pubblicazione: 06.02.2010

Autore:

Dopo mesi, forse anni, di polemiche giornalistiche e locali sui legittimi titolari di certi spazi, arriva la scienza a chiarire un po’ i temi della civile convivenza tra le villette. Scientific American, 5 febbraio 2010

Titolo originale: Are Coyotes or Humans the Perpetrators of Suburban Animal Attacks? Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Ulula il coyote, con l’inconfondibile muso rivolto verso il cielo notturno. Ma non c’è nessuna luna a illuminare il parcheggio del grande magazzino Target di Matamoras, Pennsylvania: solo una palla fluorescente in cima a un pilastro che getta la propria luce sull’asfalto.
Se si tratta di un’immagine sempre più frequente negli Usa — anche a New York nel Central Park adesso c’è un coyote — va detto che in questo caso è una finzione. L’animale sta in uno scatto della fotografa di New York Amy Stein. "Sono partita dall’idea del coyote tolto dal suo contesto naturale" spiega la Stein. "Ma è molto più intraprendente di quanto pensassi. Adesso il coyote ne rivendica uno nuovo di ambiente: quello umano".

La recente diffusione dei coyote ( Canis latrans) in tutti i 48 stati, comprese le grandi aree metropolitane, ha coinvolto sia il cuore che i nervi della gente. Resoconti di coyote che minacciavano animali domestici, allevamenti, addirittura gli esseri umani, hanno invaso i media. E mentre aumentano le spedizioni di caccia al coyote, crescono anche le associazioni per proteggere la specie. E gli scienziati si impegnano a studiarne il comportamento, per verificare come modificando l’atteggiamento umano si possa convivere con questi supposti usurpatori.
"Comprendere come questi animali si adattino alle trasformazioni dell’ambiente, significa determinare se e come dobbiamo davvero preoccuparci, e cosa possiamo fare" spiega Stephen DeStefano, biologo conservazioni sta all’Università del Massachusetts di Amherst, autore del nuovo libro Coyote at the Kitchen Door: Living with Wildlife in Suburbia(Harvard University Press, 2010). (DeStefano e la Stein il 23 gennaio hanno partecipato insieme a un pubblico dibattito all’Harvard Museum of Natural History di Cambridge).

Dove si acquatta l’astuto invasore

All’avanguardia della ricerca sul comportamento del coyote c’è Stanley Gehrt, biologo alla Ohio State University, che ha compiuto studi sulle popolazioni dell’area di Chicago per oltre un decennio. "Credevo di trovare giusto una decina di coyote su cui lavorare" così ricorda l’inizio del progetto. "E invece ce n’erano a centinaia, oggi sono migliaia".
A Chicago la reazione iniziale all’arrivo degli animali fu semplicemente quella di liberarsene, con ampie campagne di deportazioni o uccisioni. Una strategia rivelatasi poi inefficace, osserva Gehrt. Il coyote nel contesto urbano ha molte più possibilità di sopravvivenza che in quello rurale: ogni anno in città sopravvive il 60-70% fra adulti e cuccioli, mentre in campagna — fra trappole e caccia entrambe in crescita — si arriva solo al 15-30% di possibilità. E così qualunque spazio si apra nel nuovo habitat più sicuro, viene colmato nel giro di due-tre settimane.

Questo non significa che il coyote preferisca l’asfalto alla nuda terra. In una ricerca pubblicata nell’ottobre 2009 dal Journal of Mammalogy, Gehrt ricostruisce gli spostamenti di 181 esemplari dotati di collare radio osservandone l’inclinazione a zone naturali in ambito urbano e suburbano, posti come parchi o giardini privati residenziali. Mentre evitano in gran parte le zone di attività umana. Sono solo sette in casi di interferenza diretta, e quasi tutti con esemplari malati o a cui qualche abitante aveva dato da mangiare.
Martedì 4 febbraio, Gehrt è abbastanza fortunato di individuare Big Mama, la prima coyote a cui era stato applicato il collare radio a Chicago, che si aggira attorno un campo da golf. "Tutta la vita trascorsa in centro città" sottolinea. "E non ha mai creato alcun problema".

In città si diventa meno selvatici

Naturalmente, con la quantità in crescita di coyote che si avventurano verso le città, aumenta anche il numero di quelli che vanno a cacciarsi nei guai, nonostante la maggioranza continui ad essere beneducata. In definitiva, cosa distingue quelli che sono un rischio dai loro colleghi ben inseriti?
Gehrt indaga le motivazioni dei conflitti più vistosi, in un saggio scritto in collaborazione e pubblicato a novembre 2009 su Human Dimensions of Wildlife. Di 142 aggressioni a esseri umani fra il 1960 e il 2006, il 70% avviene molto vicino alla residenza della vittima, e almeno il 30% in un ambito legato all’alimentazione umana (consapevole o meno che sia).

Ed emerge una relazione: più il coyote si orienta a una dieta di alimenti di origine umana, più aumenta la possibilità che si metta nei guai. Ricerche pubblicate nel 2007 rilevano come meno del 2% delle feci di coyote analizzate nell’area metropolitana di Chicago (nessuna notizia di incidente riportata) conteneva alimenti di origine antropica. E invece alimenti del genere costituivano sino al 25% della dieta degli animali nelle aree densamente popolate della California meridionale, dove c’è la più forte concentrazione di assalti di coyote degli Usa.

Anche nel caso dello stato di New York sembrano bassi i contenuti di alimenti di origine umana. "Questi coyote a quanto pare non sono i gran rovistatori di cassonetti che certa gente si immagina" commenta Daniel Bogan, dottore di ricerca alla Cornell University che sta terminando una ricerca su cinque anni per gli animali del suburbio newyorkese finalizzata a un programma di gestione statale. E nella regione scarseggiano i conflitti, anche se si è verificato qualche sporadico attacco: una donna morsicata nella Westchester County solo la scorsa settimana.
"Certo non va abbassata la guardia" spiega Bogan. "Dobbiamo prendere delle precauzioni".
Indicazioni per un reinserimento

A evitare le abitudini che mettono sia esseri umani che coyote a rischio, chi si occupa di fauna selvatica fornisce alcune raccomandazioni: non lasciare rifiuti all’aperto, e tenere in casa cibo —e animali domestici — di notte. E poi vanno pulite le griglie usate per cucinare, tenuti d’occhio i contenitori di becchime per uccelli (semi a terra significa attirare lì le prede del coyote).
Però non tutte le interferenze trovano spiegazione nel cibo di origine umana, e vanno cercati altri tipi di provocazione. "Il coyote ha una paura istintiva dell’uomo, il che è un’ottima cosa. Dobbiamo sfruttarla" dice Bill Hebner, funzionario operatico del Washington Department of Fish and Wildlife. Il mese scorso Hebner ha ordinato di abbattere un coyote insediato a Seattle, dopo che aveva ripetutamente aggredito esseri umani. Spiega come nonostante ci siano decine di chiamate al giorno da parte di cittadini preoccupati per aver visto un coyote, è molto raro che il comportamento degli animali arrivi al punto di minacciare la sicurezza. Quel caso di abbattimento è stato solo il terzo da quando svolge la sua funzione negli anni ’80: e tutti e tre dopo il 2006.

Se l’uso indiscriminato della caccia e delle trappole si è rivelato inefficace per ridurre le popolazioni, spesso è comunque necessario prendere di mira alcuni individui a rischio. "Occorre informare gli abitanti per prevenire rischi futuri, ma questo non risolve i problemi degli animali che hanno già assunto alcuni comportamenti" precisa Gehrt.
Sono parecchie le forme di mitigazione sperimentate che escludono l’abbattimento, dalle pallottole di vernice ai fucili ad acqua giocattolo Super Soaker, al far fracasso con le pentole o impiantare faretti automatici con sensori. Una ricerca pubblicata nel gennaio 2009 da Applied Animal Behaviour Sciencespiega come la luce possa essere molto più efficace del rumore, e ancor meglio le due cose usate insieme.

Ripristinando la paura originaria nel coyote, l’essere umano si libera anche della propria, secondo Heather Wieczorek Hudenko, esperta di ecologia delle risorse alla Cornell. In una recente ricerca la Wieczorek Hudenko insieme ad alcuni colleghi ha studiato 1.400 persone nell’area suburbana della Saratoga County, stato di New York, rilevando come tanto più le loro esperienze coi coyote erano di indifferenza, o quanto più a lungo condividevano la presenza, tanto più era la considerazione positiva degli animali. "Probabilmente attraverso comportamenti neutri si può promuovere una reciproca tolleranza. E dunque ocorre sostenere ogni comportamento che mantenga l’interazione neutra"
La gestione del grande magazzino Target di Matamoras se ne ricordi: i dipendenti che fanno gli ultimi turni hanno paura a uscire nel parcheggio, come ha scoperto la Stein prima di scattare la sua foto, perché sono stati visti dei coyote che ululavano a quella luna posticcia là in alto.

Nota: gli articoli sui vari temi della convivenza fra umani e animali urbani abbondano su queste pagine, compresi parecchi più o meno catastrofici sul sinistro coyote in agguato dietro il cassonetto; basta cercarli, volendo, nel motore interno con la parola chiave (f.b.)

here Engish version









0

Il sito di Edoardo Salzano
0
Hill, Dave
( 29.07.2010 11:56 )
Graham-Rowe, Duncan; Simpson, Anna
( 29.07.2010 09:39 )
van der Zee, Bibi
( 28.07.2010 11:09 )
Farkas, Alessandra
( 28.07.2010 08:49 )
Bottini, Fabrizio
( 27.07.2010 21:23 )
Come ogni estate, proprietari criminali per andare in vacanza abbandonano i nanetti da giardino che hanno rallegrato coi loro colori il grigio dell’inverno. Salviamoli! Anzi no. -->
Runk, David
( 27.07.2010 10:51 )
Marrs, Colin
( 27.07.2010 10:11 )
Gooley, Tristan; MacDonald, Ross
( 24.07.2010 18:48 )
Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
Katz, Alyssa
( 24.07.2010 11:58 )
Serafini. Marta
( 22.07.2010 09:55 )
De Angelis, Serena
( 22.07.2010 09:39 )
La funzione di governo del territorio si muove nello spazio che la Costituzione assegna al potere di conformazione della proprietà privata agli obiettivi sociali -->
Kamin, Blair
( 21.07.2010 20:50 )
Declich, Andrea
( 21.07.2010 11:26 )
( 19.07.2010 13:38 )
McCarthy, Michael
( 19.07.2010 13:11 )

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg