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Fa discutere, un enorme progetto religioso per il centro città
Data di pubblicazione: 08.02.2010

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Dopo la riqualificazione urbana a contenuto commerciale, forse non poteva mancare quella religiosa, del resto già vista di recente col Giubileo. Il caso emblematico di Salt Lake City raccontato da The New York Times, 7 febbraio 2010

Titolo originale: Huge Church Project Renews Downtown, and Debate – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

SALT LAKE CITY — Per tanti devoti mormoni, la capitale dell’Utah è importante soprattutto come sede di un unico gioiello: Temple Square nel centro della città. Brigham Young, prima guida della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni,disegnò il sistema urbanistico e dei numeri civici delle vie a partire dal Tempio. E anche il mondo secolare così si organizzava a partire da un nucleo sacro.
Ma oggi un enorme, ambizioso piano di riqualificazione finanziato dalla chiesa del valore di un miliardo di dollari nei pressi del tempio, il City Creek Center,insieme all’ondata di recenti acquisizioni immobiliari nelle aree adiacenti, aprono una nuova discussione fra la comunità, su dove si collochi la linea di divisione fra religione e economia.

Alcuni abitanti commentano che così la chiesa, aprendo il portafoglio in un momento di recessione, recupera la città nei tempi difficili. Solo i 1.800 posti di lavoro nella realizzazione di City Creek sono già un importante ammortizzatore economico. La conclusione — otto ettari fra commercio e tori residenziali — è prevista per il 2012.
“City Creek è una vera manna dal cielo, sia in senso simbolico che pratico” commenta Bradley D. Baird, responsabile immobiliare della Economic Development Corporation of Utah, associazione senza scopo di lucro priva di qualunque collegamento diretto col progetto.
Altri replicano che con un nuovo cuore della città tanto impregnato del profumo di chiesa, Salt Lake, tanto diversificatasi negli ultimi anni: potrebbe ritornare nel bene e nel male alle sue radici originarie. Circa la metà della popolazione è costituita da Mormoni, secondo i calcoli, e se molti o la maggior parte dei 700 appartamenti di City Creek fossero occupati da famiglie mormone, per la città sarebbe una svolta drastica.

“Il centro da quando mi ricordo è diventato sempre più un quartiere fantasma: non ci abita nessuno” spiega Dan Egan, 55 anni, avvocato e membro della chiesa che ha lo studio in zona ma abita nel suburbio. “Con qualche migliaio di persone a vivere qui ci sarà un forte effetto, e sarà molto interessante vedere così tanti appartenenti alla Chiesa”.
Gli esponenti religiosi dicono di non aver alcun obiettivo confessionale per City Creek, né per le altre recenti acquisizioni immobiliari. Solo lo scorso mese la chiesa ne ha fatte altre tre, fra cui una superficie di circa cinque ettari solo qualche isolato a sud di City Creek. Un portavoce spiega che si tratta di investimenti.
“Con quelle operazioni la chiesa non intende avere alcuna presenza visibile” dice H. David Burton, ex dirigente d’azienda che ora coordina gli interessi economici della chiesa come vescovo responsabile. Burton aggiunge che gli spazi collettivi dentro al complesso City Creek saranno sì di proprietà privata, ma “con tutte le caratteristiche di ambienti pubblici”.

Ad esempio l’alcol — da sempre fattore culturale discriminante dato che la chiesa ne vieta il consumo — probabilmente sarà consentito a City Creek, continua Burton, secondo convenzioni particolari che consentono anche a ristoranti che intendono avere la licenza di vendita di accedere agli spazi. Ciò evita che la chiesa sia coinvolta nel commercio di alcolici o ne tragga profitti, consentendo al tempo stesso vendita e consumo in quegli spazi.
Per quanto riguarda gli abitanti, Burton spiega di ritenere che la vicinanza del tempio renderà gli appartamenti molto interessanti per le famiglie che appartengono alla chiesa, ma che la cosa si chiarirà solo col tempo. Sono già stati versati anticipi per il 40% degli spazi condominiali disponibili, ma sostiene un portavoce della chiesa che non si conosce l’appartenenza religiosa degli acquirenti.
“Tirando a indovinare — senza alcun dato pratico a disposizione — probabilmente risulta più interessante per gli appartenenti alla chiesa che agli altri” ipotizza Burton.

Un ex funzionario degli uffici tecnici di Salt Lake City,Stephen A. Goldsmith, non mormone, spiega di essere assai colpito dall’idea di tanta gente che ritorna a stare in centro, ma di temere anche che questa forte concentrazione di intervento economico della chiesa possa portare a una specie di “vaticanizzazione” dell’area.
“Il timore è quello di un solo proprietario per una parte tanto grande del cuore della capitale” commenta Goldsmith, ex direttore del settore urbanistica dal 2000 al 2002, oggi professore associato di aarchitettura e pianificazione alla University of Utah.
E, osserva il professor Goldsmith, c’è già un anello da quaranta ettari di proprietà della chiesa, assemblato via via negli ultimi decenni, che avvolge l’area interna. Così, dice la distinzione fra Mormoni e non-Mormoni, “noi/loro”, potrebbe allargarsi, con tanti spazi pubblici che diventano privati e legati ai valori culturali di un gruppo specifico.
Gli esponenti della chiesa sostengono che il loro desiderio principale col progetto City Creek è quello di interrompere il degrado economico del centro.
“Insieme all’aspetto solo economico c’è anche il fatto che si manifesta tanto vicino al tempio” aggiunge il vescovo responsabile Burton. É semplicemente intollerabile che la zona attorno al tempio possa un giorno diventare poco sicura: “Col degrado, talvolta arriva anche la criminalità”.

Certo sono molte le chiese che hanno la medesima preoccupazione riguardo a problemi del genere, ma sono piuttosto rare quelle in grado di staccare un assegno da un miliardo di dollari.
“É di sicuro uno dei principali, se non il principale, progetto negli Stati Uniti finanziato da un’unica entità, e il fatto che si tratti di una chiesa lo rende doppiamente insolito” commenta Patrick L. Anderson, fondatore e presidente dell’Anderson Economic Group, studio di consulenza immobiliare del Michigan.
Anderson, il cui studio non ha alcun coinvolgimento nel progetto City Creek, aggiunge che queste riqualificazioni per mega-interventi sono passate di moda dopo gli anni ’70 e ‘80. Cosa che rende il caso di Salt Lake ancora più singolare.
Ma i rappresentanti della chiesa aggiungono che si tratta di un ritorno a metodi già usati: negli anni ‘30. Dutante la Grande Depressione, si era organizzato un sistema di distribuzione di vestiario e cibo per i membri più poveri, e comperati terreni in tutto lo stato, investendo per i tempi difficili.
Adesso potrebbero tornare in campo quei terreni da stimolo economico degli anni ‘30. L’amministrazione cittadina di Salt Lake City sta esaminando un altro progetto di enormi dimensioni, il Northwest Quadrant, vicino all’aeroporto, dove la possiede una vasta superficie che negli anni della Depressione era adibita a campi agricoli.

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( 29.07.2010 11:56 )
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Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
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