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Presentato il programma urbano per l’alimentazione
Data di pubblicazione: 16.02.2010

Autore:

Anche nella grande area metropolitana di Toronto, in Canada, si sviluppano le iniziative pubbliche per una più capillare rete di distribuzione e produzione di alimenti in città. The Globe and Mail, 16 febbraio 2010, coi soliti scettici

Titolo originale: Urban food strategy unveiled – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

David McKeown vuole trasformare il nostro atteggiamento nei confronti del cibo. Cosa si mangia, da dove viene, cosa si compra e il modello di consumo.
Il Board of Health di Toronto sta sviluppando una serie di programmi orientati all’alimentazione fra i cui obiettivi generali figurano "quartieri food-friendly", un rapporto diretto fra consumatori cittadini e produttori rurali, l’eliminazione della fame.
Il piano, che il Board of Health esaminerà oggi, è il tentativo più ambizioso mai messo in atto da una città canadese, per trasformare il sistema alimentare locale, che oggi semplicemente non funziona come dovrebbe a favore degli abitanti: una quota crescente delle famiglie nell’area di Toronto non può permettersi un’alimentazione, così come avviene in tante altre città; contemporaneamente si impennano le percentuali di obesità fra i più giovani, e la celebrata greenbelt regionale vede un esodo delle aziende agricole, in cerca di più verdi e lucrosi pascoli.

Il Dr. McKeown, responsabile sanitario di Toronto, sottolinea che si tratta solo dei primi passi: per ora è un semplice documento di indirizzi: dopo la decisione del Board of Health, i sostenitori del piano sperano in mesi di lavoro comune per elaborare specifiche raccomandazioni che saranno comunicate entro giugno al consiglio.
Fra i casi resi a modello: una striscia di terreno lungo la ferrovia fuori dalla scuola superiore Sir Sandford Fleming a Lawrence Heights.
Questa superficie di 2.700 metri quadrati la scorsa primavera è stata trasformata da spazio abbandonato e invaso dalle erbacce a orto, pensato per farci crescere molto più che non le solite zucche o pomodori.
L’orto è stato realizzato e viene gestito in gran parte dagli studenti, e sta diventando un punto di riferimento per un quartiere fra i più emarginati della città. Ha reso quasi 1.360 chili di raccolto. Ci hanno lavorato corsi superiori di Geografia e Biochimica. Stanno iniziando classi d’arte e una specializzata in alimentazione. Il programma di quartiere che sostiene l’iniziativa, PACT, spera di esportarla in molte altre scuole entro l’anno, in collaborazione col Distretto Scolastico di Toronto.

C’è molto spazio per un sostegno della città a programmi del genere, spiega il responsabile sanitario Dr. McKeown.
"Il sistema alimentare così com’è oggi, nelle sue linee generali è stato sviluppato nel dopoguerra, a mantenere prezzi bassi e aumentare la produzione. Ma si tratta di alimenti che, nonostante i prezzi mantenutisi relativamente bassi in modo costante, continuano ad essere fuori portata di chi ha un reddito inferiore".
E ancora quasi vent’anni dopo aver istituito uno dei primi organismi urbani d’America dedicati all’alimentazione, Toronto pullula di deserti alimentari: aree dove risulta quasi impossibile trovare facilmente cibo sano. Esiste un ambito evidente in cui la città può svolgere un ruolo molto attivo, spiega il Dr. McKeown, ovvero utilizzando le norme urbanistiche a sostegno degli esercizi alimentari in quartieri dove oggi mancano.

Ma è anche possibile intravedere un ruolo molto più incisivo, per un’amministrazione municipale che oggi spende undici milioni di dollari l’anno in cibo.
"Di solito non si pensa che un’amministrazione sia uno dei grandi attori nel campo del sistema alimentare. E invece può intervenire attivamente in moltissimi campi”.
"Programmi per l’alimentazione, orti urbani, educazione alimentare. Tutte cose che possono contribuire a raggiungere obiettivi legati ai bisogni dei quartieri più svantaggiati".
Ma il professore di geografia Pierre Desrochers dell’Università di Toronto replica che tutti questi programmi alimentari potrebbero essere solo "uno specchietto per le allodole" senza rapporti con le necessità reali. Se l’amministrazione vuole affrontare il tema della povertà, spiega, occorre rivolgersi al tema dello sviluppo economico. Obesità infantile? Di nuovo, economia domestica e palestra obbligatoria. Ma, ribadisce il prof. Desrochers, l’impegno dell’amministrazione per l’alimentazione locale non tocca questi aspetti.
"Nella produzione alimentare esistono delle economie di scala. Qui si vuole sostituire a un sistema di grandi dimensioni e professionalità programmi di base che non riusciranno mai ad essere efficienti. ... Si finirà per farlo costare di più, il cibo. É così che si aiutano i poveri?"

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Hill, Dave
( 29.07.2010 11:56 )
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Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
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