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Milano Quattro e Quattr’otto
Data di pubblicazione: 05.06.2010

Autore:

Qualche considerazione psico-territoriale sull’ultima iniziativa urbanistica legata a Berlusconi nei terreni di Arcore, e sulla sua idea di ruolo sociale dell’impresa. Ma non solo (downloadable soundtrack)

Come insegnava Conrad, e poi sulle sue orme ribadiva Francis Ford Coppola, la ricerca del cuore di tenebra si fa risalendo la corrente. A ogni ansa, a ogni ciuffo di salici che apre nuove prospettive, pare sempre di orecchiare quel segnale di traguardo, il ritornello lontano di
This is the End
Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
ma poi quando ci si avvicina, compare un’altra svolta, e quel suono ancora si affievolisce tingendosi d’azzurro color di lontananza.
Pare strano, ma è una regola che vale sulle nere acque del Congo, su quelle fangose dei corsi indocinesi di Apocalypse Now, e pure su quelle brianzole e inquinate del Lambro.

Come si sa, tutto comincia proprio nelle nebbie storico geografiche degli anni ’70 a Segrate/Milano2, e verso il nuovo millennio la tenebra si rimanifesta nella piana di esondazione monzese della Cascinazza, esizialmente immersa nel verde a cinque minuti da qualunque cosa, come si stanno affannando ad eseguire un po’ a singhiozzo varie amministrazioni amiche di varia competenza tecnico-politica. Anche letteralmente: the End of our Elaborate Plans.
E infine si delinea all’orizzonte la nuova trovata della cosiddetta Milano 4, interpretazione berlusconiana del neologismo di città infinita nella declinazione di un geometra: per fare la città ci vuole l’edilizia, e noi la facciamo. Ciumbia! Ci racconta, la stampa, dell’indignazione del mondo ambientalista e dell’opposizione tutta per l’ennesima colata di cemento, per l’invasione del Parco fluviale teoricamente tutelato dalla Regione, ma presieduto da qualcuno in quota amica, eccetera eccetera. Ma per capire davvero la mica tanto sottile perversione programmatica, bisogna andare a vedere.

O magari, se abitate a Melendugno, o semplicemente a Pavia, e vi risulta scomodo risalire in disordine e senza speranza la strada che dalla Tangenziale Est si inoltra verso le prime propaggini delle colline, semplicemente cliccate su GoogleEarth, e cercate Arcore. Villa San Martino salta subito agli occhi: mica perché sia un edificio sterminato, ma perché come tutti i complessi del genere rappresenta una precisa organizzazione del territorio, nonostante tutto ancora leggibile. Ovvero, a ovest del centro storico e a nord della fascia occidentale dell’abitato, un grosso cuneo verde si spalanca a partire appunto dall’edificio, fino a lambire la valle del fiume al confine del Parco Reale. Cosa resa ancora più visibile dal fatto che tutto attorno (a parte appunto il Parco recintato a ovest, dove potete vedere benissimo anche il tracciato dell’Autodromo) la verde Brianza di verde vero e proprio ce ne lascia pochino, in questo ultimo tratto pianeggiante. La stampa ci racconta che a suo tempo Berlusconi insieme alla villa aveva comprato anche degli altri terreni, ma bisogna guardare, per capire davvero.

Lo sa chiunque, in tutta Italia, ad esempio nel nord-est ex palladiano oggi sommerso dai capannoni, o nella Toscana protetta soprattutto dalla perfida Albione, che lo spazio del giardino, del parco, delle varie prospettive visuali e dei poderi, non si chiama “degli altri terreni”, ma costituisce di fatto e di diritto “la villa”, il suo valore storico e paesaggistico. Lo si vede anche sbirciando un istante da GoogleEarth quell’angolino a forma di cuneo fra Arcore e il Lambro, che esiste addirittura una continuità evidente, fra la macchia più scura del parco di conifere e i prati sul lato occidentale della strada, sopra quel quadratone di cemento che non a caso risulta proprio fuori posto lì. Per inciso, - and now a big-box from our sponsor! - si tratta di un fabbricato del mitico prosciuttificio Rovagnati, grande inserzionista televisivo. E quelle ville di epoca tradizionale, esprimevano così quanto oggi potremmo definire “responsabilità sociale dell’impresa”, padroni sì, ma che danno anche un po’ da lavorare e da mangiare. A modo loro, naturalmente.

Il modo Suo, si riassume invece più o meno: “ne faccio quello che mi pare”. Quello che da GoogleEarth non si vede benissimo, e qui tocca fidarsi del sottoscritto, è invece lo svillettamento del villone, il modo in cui gira e rigira ha finito per assomigliare a tante altre dimore di arricchiti, evasori, semplici capifamiglia un filino più paranoici della media: la full immersion nel verde, nel senso di vera e propria sepoltura. Insomma da fuori non si vede un tubo, e la famosa continuità del cuneo verde eccetera eccetera si riduce così a un concetto teorico, come l’eguaglianza, la democrazia, la giustizia e compagnia bella. Prima c’era, magari c’è ancora adesso, però non si vede, per via delle siepi di lauro alte cinque metri, della fascia di interposizione a prato in stile autostradale, del fronte compatto di conifere che sbarra l’orizzonte. Magari per incutere soggezione a quelli delle quote latte sostenuti dalla Lega, quando hanno parcheggiato i loro trattori là, dentro a “quegli altri terreni”, giusto di fianco al filare di alberi che prosegue, preciso preciso, la linea dall’edifico della villa fino al fiume.

Chiusi là dentro, se se ne esce solo in elicottero, magari con un altro muro di gorilla a sostituire le conifere, per forza ci si dimentica della prospettiva esterna, un po’ come le varie membra nell’apologo di Menenio Agrippa. Salvo che qui invece dell’Aventino un chilometro più a nord c’è il montarozzo di Macherio, ancora abitato dalla sposa fedifraga, e su cui per il momento non vale la pena di salire. Ma sempre da quelle parti c’è anche un’altra cosa, assai meno simbolica: quel parco lineare nel verde, che i disfattisti si ostinano chissà perché a chiamare Autostrada Pedemontana. E che spiega almeno in parte l’amnesia territoriale descritta fino a questo punto.
A Milano Due c’era la Tangenziale. Qui poteva forse mancare, il collegamento che poi nelle televendite fa spalancare quel sorriso entusiasta nel passaggio “ a cinque minuti da”?
Se non bastavano, come glassa sulla torta dei quattrocento appartamenti di Milano Quattro e Quattr’otto, la prossimità alla villa padronale, al parco reale, all’anello dell'autodromo dove romba il motor, arriva anche il collegamento autostradale a Lisbona-Kiev in persona. Un collegamento bi-partisan.

Quella del parco lineare che però marginalmente è anche un’autostrada, non è infatti una sparata di Robert Moses negli anni ’50 per spazzare via l’opposizione della Jane Jacobs di turno, ma una vulgata assai apprezzata anche fra gli studiosi, da quando si sono avviate le procedure di compatibilizzazione della grande opera, la partecipazione nei tavoli locali, la riprogettazione integrata dell’intero corridoio come sistema verde a integrazione di lungo periodo nel contesto insediativo. Ma, proviamo a guardare la Tavola 5 del progetto, nel tratto Cesano Maderno-Vimercate, e a confrontarla rapidamente col panorama GoogleEarth che ci è servito fino a questo punto. Cosa si vede?
Si vede il grande arco dell’autostrada che taglia le prime propaggini delle colline, e all’estremità sinistra della tavola si raccorda alla viabilità locale sulla punta settentrionale di un piccolo nucleo frazionale, Peregallo. La tavola, sicuramente per motivi di sicurezza militare, esclude Villa San Martino e il suo lottizzando pratone occidentale, ma se guardiamo GoogleEarth eccolo lì, a poche centinaia di metri di comoda strada da quel parco lineare della città infinita detto Autostrada Pedemontana. E sorge spontanea la domanda: ci ha pensato solo Berlusconi?

Non per mettere in dubbio la palese superiorità intellettuale del nostro Presidente del Consiglio e Grande Imprenditore di Successo, ma quel lineare parco tematico del trasporto su gomma, per i cui fini specifici una schiera di ben remunerati filosofi, sociofagi, pubblicitari e cantanti ha coniato lo slogan della “città infinita”, pare che ispiri a tutti (scienziati coinvolti nel progetto a parte) la medesima idea. E Berlusconi, semplicemente, arriva con un po’ più di fragore degli altri.
Come già successo per altri tracciati anche meno poeticamente compatibilizzati, una volta sventolata l’idea inizia la sarabanda dei posizionamenti, e questo nel terreno a ovest di Villa San Martino risulta soltanto particolarmente vistoso per via della faccia tosta con cui i vari protagonisti se ne fottono di storia, geografia e scienze. Ma basterebbe farsi qualche giretto per scoprirne dozzine, identici nei meccanismi, e più o meno micidiali nel realizzare l’obiettivo già ampiamente esplicitato da sociofagi, pubblicitari e compagnia: il suburbio padano sconfinato, a sostituire da Varese a Bergamo le ultime tracce di territorio aperto. Naturale: a furia di immergere roba nel verde, il verde si rovescia. Come il latte del modo di dire. No?

Magari allora, sarà da dietro l’ansa delle curve dell’autostrada, che ci toccherà immaginare di sentire
This is the End
Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end


File allegati

The Doors - This is the End ( The Doors - This is the End.mp3 10.71 MB )
pedemon_arcore2 ( pedemon_arcore2.pdf 1.65 MB )







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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
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Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
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I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
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Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
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Bottini, Fabrizio
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Stelfox, Dave
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