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Un rompicapo urbano


Eddyburg Sito di Fabrizio Bottini Ambiente

In India la popolazione delle città è prevista in raddoppio entro il 2030: sarà possibile rispondere all’enorme pressione in termini di suolo, energia, acqua, ambiente? Qualche confortante ipotesi da Down to Earth, numero del 15 marzo 2010

Titolo originale: An urban puzzle – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Quasi tutte le città nel prossimo ventennio cresceranno del doppio. In nessun posto al mondo si è mai vista una crescita urbana di queste incredibili proporzioni.
Ad esempio Parigi ha stabilizzato la propria popolazione attorno ai due milioni. Anche se la Grande Parigi conta sette milioni di abitanti, la crescita è quasi a zero. Città come Bruxelles vedono la popolazione diminuire, e i governi affrontano le sfide della ri-urbanizzazione. Niente di tutto questo per le città indiane.
Prendiamo per esempio Thane, sobborgo di Mumbai. La popolazione attuale di 1,4 milioni, dovrebbe raggiungere i tre milioni nel 2030; la superficie arrivare a 170 kmq dagli attuali 105.
La pressione su suolo, energia, acqua, smaltimento dei rifiuti cresce. Il cittadino medio spera che sia il governo a cavare un coniglio dal cappello, ma in realtà non esiste alcun modo per coprire il fabbisogno futuro di acqua ed energia. E allora, che fare?

Chi ha costruito le città negli ultimi cent’anni ha avuto il lusso di operare sul versante dell’offerta. É tempo che urbanisti e ingegneri, sia che operino per la pubblica amministrazione che per il mercato, affrontino il versante della domanda. Va inserita la sostenibilità negli edifici senza compromettere la comodità di chi li abita. Cosa possibile con tecnologie semplici ed economiche. Approvando norme comunali essenziali si può ridurre la domanda di energia del 50%, e il consumo di acqua potabile sino al 60%. Ad esempio, una buona gestione dei rifiuti di case e uffici può far risparmiare milioni di litri di carburante diesel per i trasporti . Una città Usa, San Francisco, è arrivata al punto di intravedere zero rifiuti in discariche: le nostre aziende municipali da tre anni evadono una sentenza della Corte Suprema che le obbliga a metterle in sicurezza per evitare l’inquinamento della falda.

Per quanto riguarda la fornitura d’acqua, una disponibilità tutti i giorni e a tutte le ore è il sogno impossibile dell’India (solo per usare un eufemismo). La cultura degli acquedotti importata nel paese negli anni ’60 è stata la campana a morto di una tradizione millenaria e sostenibile per cui eravamo famosi. Per nascondere le proprie lacune di competenza e programmazione, governi e amministrazioni cittadine hanno sostenuto che con una disponibilità illimitata si sarebbe consumato troppo, e l’hanno limitata a un giorno la settimana. Negli anni ’80 poi in qualche modo si è ammesso di non avere capitali sufficienti per realizzare infrastrutture in grado di rispondere alla crescente domanda. Ancora negli anni ’90, si rifiutava di ammettere la propria incapacità ad agire sulle risorse idriche, le capacità di accumulo, una distribuzione efficiente, una gestione che comprendesse il riciclaggio.
Negli ultimi 5-8 anni alcune città si sono svegliate, soprattutto grazie ad alcuni misconosciuti eroi dentro l’amministrazione. Bhopal ad esempio, aveva un ingegnere ingegnoso. Si è posto una semplice domanda: “Perché continuare a riciclare acqua per usi industriali? Non è possibile farlo a un livello inferiore di purezza per uso agricolo?” Sono bastati pochi mesi per mostrare un metodo che fa risparmiare soldi nel riciclaggio. Si sono tagliati i costi di manutenzione delle condotte verso industrie che non pagavano; si riforniscono le aziende agricole che versano la medesima tariffa delle industrie; si risparmia sugli impianti di riciclaggio perché l’agricoltura ha bisogno di un livello di purezza inferiore rispetto all’industria.

Colta l’occasione di risparmiare su questo versante, l’ingegnere non si è fermato. Ha fatto sì che l’acqua data alle aziende agricole ricaricasse anche la falda. Adesso si prevede di far cessare nell’area agricola di Bhopal tutte le pratiche che inquinano la falda con prodotti chimici dannosi. Così si chiude anche il cerchio e si inizia a lavorare sulle fonti di acqua potabile.
Ci sono amministrazioni pubbliche, come l’azienda municipale di Pune, all’avanguardia ambientale, che offrono incentivi a sostegno dei costruttori attenti, e colpiscono invece chi usa troppe risorse o produce troppi rifiuti. Chi decide le politiche urbane, deve semplicemente individuare tecnologie semplici e usare buon senso, per guidare le 3.600 città indiane verso il futuro.

Chandrashekar Hariharan è CEO di Biodiversity Conservation India a Bengaluru

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