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Ma Boris la vuole davvero la sua “rivoluzione della bicicletta”?
Data di pubblicazione: 13.03.2010

Autore:

Come in una grande metropoli internazionale le parole non bastino, per ribaltare un sistema di mobilità determinato dagli interessi automobilistici. Guai e contraddizioni del sindaco di Londra da The Guardian, 12 marzo 2010

Titolo originale: Is Boris's 'cycle revolution' for real? Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Ci sono due versione della medesima storia. Quella che raccontano gli amministratori di Londra, che parla della “rivoluzione della bicicletta” sempre più montante grazie alle brillanti innovazioni introdotte dal sindaco Boris Johnson. Dopo il completamento a maggio di due delle promesse decine di “autostrade ciclistiche”, che collegano il centro alla periferia, quest’estate partirà il programma delle biciclette a noleggio nell’area centrale. Dato che il timore tiene ancora lontani molti potenziali convertiti alla religione del pedale, è stato appena introdotto un piano per la sicurezza del ciclista, dove si sostiene solennemente che “Negli ultimi tempi è aumentato fortemente il numero dei ciclisti di Londra, mentre contemporaneamente diminuivano gli incidenti”. Johnson vorrebbe continuare con entrambe le tendenze.

Un po’ diversa l’opinione di alcuni che si spostano in bicicletta per Londra. C’è chi ha girato un video di un percorso lungo queste nuove super-autostrade, e non pare particolarmente entusiasta. Sembra solo una lunga e stretta striscia azzurrastra, là dove prima c’erano tratti più discontinui di verde. Abbiamo proposto quel video sul giornale e ci sono arrivati parecchi commenti. Tutti molto critici, ad esempio sul fatto che la corsia poteva essere più larga, o meglio protetta dalle incursioni da parte dei veicoli a motore. “Devo ancora sentirlo, un solo ciclista abituale che parli bene di queste super-autostrade” ci scrive JimG, legando le proprie critiche a quelle sul sistema dei trasporti pubblici di Londra di Dave Hembrow, britannico che abita in Olanda, e spiega come lì si vada in bicicletta molto meglio.

Poi ci sono i morti. Tredici a Londra l’anno scorso, quindici nel 2008. Ce n’è stato uno vicino all’ospedale Guy martedì, contemporaneamente alla pubblicazione del piano per la sicurezza del ciclista. Un altro a Hackney il giorno successivo. In entrambi i casi per scontro con camion a rimorchio. È la paura principale del ciclista, l’incontro coi grossi veicoli da trasporto, un timore ben noto a Boris Johnson con la sua “esperienza quasi mortale” a Limehouse. Il piano per la sicurezza sottolinea come la “notevole crescita” degli spostamenti in bicicletta fra il 2003 e il 2008 si sia accompagnata a un aumento piuttosto contenuto degli incidenti di ogni genere, ma riconosce anche come le collisioni che coinvolgono i ciclisti siano “ancora uno dei problemi principali nella sicurezza stradale della capitale”. Le statistiche dei feriti e decessi complessivamente registrano 3.409 casi l’anno scorso.

É questa ansia per la sicurezza uno degli ostacoli principali alla crescita del ciclismo londinese. Ogni giorno si fanno circa mezzo milione di spostamenti su due ruote, il doppio che nel 2000. Ma è ancora molto poco rispetto a quelli fatti in auto, e che Boris sostiene potrebbero diventare in bici: quotidianamente 2,4 milioni solo nella fasci londinese esterna. Nel piano per la sicurezza sono previsti o si auspicano corsi di formazione, una migliore informazione e segnaletica, nuove tecnologie per i veicoli, interventi più decisi contro gli utenti stradali irresponsabili. Obiettivo del sindaco è il quadruplicamento delle quantità attuali di spostamenti in bicicletta entro il 2026. E ci si sta evdentemente lavorando, a partire dall’esempio personale. La London Cycling Campaign sembra poggiarsi in gran parte sulle sue spalle. Dovrebbe anche fare di più?

Utente abituale di autobus, già non sarei molti incline a passare definitivamente alle due ruote, e finché le strade di Londra non diventeranno di gran lunga meno ostili al ciclista, sono piuttosto riluttante anche a provarci per qualche volta. Quando gli interventi sul mio blog chiedono il raddoppio delle piste, interventi più audaci sul codice della strada, segnaletica e arredi che facciano molti di più per la sicurezza, è un segnale. Inizio a immaginarmi un futuro in cui auto e camion siano in minoranza nella mobilità stradale, dominata da autobus e biciclette. Ma per arrivarci, è necessaria una decisione politica, e convincere gli elettori a sostenere un’azione più incisiva. Il sindaco attuale, ben consapevole di essere guadato con occhio benevolo dagli automobilisti, pare intenzionato a non andare troppo in là. E finché qualcuno dei suoi successori non oserà molto di più, l’idea di “rivoluzione ciclistica” mi sembrerà più un’esagerazione che una realtà.

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Hill, Dave
( 29.07.2010 11:56 )
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Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
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( 19.07.2010 13:11 )

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