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Esplode l'agricoltura pensile a New York
Data di pubblicazione: 24.04.2010

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Come nota anche l’australiano The Age, 24 aprile 2010, nella città novecentesca simbolo di cemento e artificialità, grazie all’adeguamento di norme edilizie e ambientali, stanno cambiando radicalmente un sacco di cose

L’agricoltura urbana è un settore in crescita a nella giungla d’asfalto di New York, e con poca terra a disposizione coltivatori e apicoltori si sono orientati verso i tetti per sviluppare la propria passione.
Andrew Cote usa la scala antincendio per salire in cima al suo edificio dell’East Village, dove cura 250 arnie.
Cote, professore di letteratura giapponese, funge anche da presidente dell’Associazione Apicoltori di New York, ed è soddisfatto perché l’amministrazione a metà marzo ha autorizzato l’attività, dopo 11 anni di divieto.
“Vogliono piantare un milione di alberi, ma gli alberi devono essere impollinati” ci spiega Cote.
Il divieto li obbligava ad operare di nascosto, col timore di una multa da duemila dollari se li scoprivano. Oggi Cote è più che mai convinto che le api possano contribuire a mantenere verde la città.
“Impollinano, tengono pulita l’aria. É un modo per mantenere il contatto con la natura”.

Con le api si produce anche il miele, cinquanta chili l’anno per ogni arnia, spiega: e poi lui quel miele lo vende nei vari farmer's market cittadini.
Cote ha ricevuto parecchie richieste di installare arnie sui tetti, la domanda è tale che domenica terrà un seminario per aspiranti apicoltori.
All’altra estremità di Manhattan, nell’elegantissimo Upper East Side, Eli Zabar, proprietario della gastronomia esclusiva Vinegar Factory, controlla quello che cresce sul tetto della vecchia fabbrica che ha comprato nel 1991.
“Ho iniziato con le serre quindici anni fa” racconta Zabar. “Tengo pomodori di qualità tradizionale, parecchi tipi di lattuga, verdure in foglia, basilico, rosmarino, timo, lamponi, fichi, bietole. Sfruttiamo il calore dei forni e fornelli, si ricicla. Così smaltendo il calore eliminiamo anche l’impronta ecologica.

“Si raccoglie la mattina, si vende e consuma al pomeriggio, niente frigoriferi, sapore migliore” continua Zabar. “Si coglie roba già matura, pronta da mangiare. Tutti prodotti biologici”.
A seconda del momento della giornata, sorride mentre lo dice, “nelle serre si annusa il profumo di pane, biscotti o croissant”.
Circa la metà di quanto commercializzato in gastronomia viene dal tetto.
Da Manhattan a Brooklyn, fra tetti, cortili e altri spazi di quartiere (600 in tutto) cresce il fenomeno dell’agricoltura urbana.
Un movimento sostenuto dal sindaco Michael Bloomberg, che vorrebbe trasformare la città in un modello di sviluppo sostenibile. Col PlaNYC 2030, programma attivo dalla Giornata della Terra del 2007, si possono tra l’altro avere esenzioni fiscali se si realizzano “tetti verdi”.

Sulla Randall Island, nell’East River, il settore parchi cittadino sta sperimentando sedici diversi tipi di vegetali che potrebbero crescere sui tetti delle scuole, ospedali e altri edifici pubblici.
“Sono superfici di vegetazione del genere succulento che proteggono il tetto e lo isolano dai raggi ultravioletti” spiega il responsabile John Robilotti.
La vegetazione sul tetto contribuisce anche ad una temperatura costante all’interno, e raccoglie acqua piovana che altrimenti dovrebbe scaricarsi in strada.
“Il resto dell’acqua viene filtrate e tenuta in vasche, per irrigare quando non piove” spiega Robilotti.
I tetti “assorbono e generano ossigeno, e sottraiamo carbonio al ciclo.
“Poi si attirano gli uccelli, farfalle, api. S’è anche visto un falco”

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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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