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Mall International (in English)
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Il muggito della Tangenziale
Data di pubblicazione: 17.09.2010

Autore:

Un architetto giallista e un critico musicale alla scoperta dei misteri metropolitani attorno alla Tangenziale di Milano, fra nutrie e speculatori. Testo pubblicato (e un po’ massacrato) da Carta, n. 21, 18 giugno 2010

“La metropoli mi aggancia. Ho problemi con la pancia”. Così una trentina d’anni fa esordiva nel nostro paese la prospettiva nazionalpopolare postmoderna sul tema della città. Il rock demenziale degli Skiantos, a cui si devono gli immortali versi, non ha avuto in Italia popolarità ed effetti culturali paragonabili a quelli dei Sex Pistols oltremanica, ma sicuramente l’appena uscito Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città, di Gianni Biondillo e Michele Monina, deve molto a quelle atmosfere.

Per cominciare Michele Monina, biografo di eroi dell’urbanistica moderna del calibro di Vasco Rossi o Laura Pausini, difficilmente senza questi precedenti si sarebbe mai avventurato nei territori descritti. E l’architetto giallista Gianni Biondillo, senza le aleggianti atmosfere di opere post-demenziali come Parco Sempione di Elio & le Storie Tese (discendenti anche nel nome dai capostipiti Skiantos) quando scrive si ricorderebbe di più le aule del Politecnico, e meno certe inquadrature di Fantozzi.
Per fortuna dei lettori, Tangenziali è invece un bellissimo racconto, pieno di informazioni per qualunque corso di urbanistica o sociologia. Senza il tono sussiegoso con cui certi nostri nostrani profeti sanno trasformare, in poche battute, le buone cause in cause perse per addormentamento dei sostenitori.

Critico musicale e architetto giallista camminano, lungo sentieri paralleli all’anello che circonda Milano, guidati da un progetto che definiscono psicogeografico. Autori di riferimento, il Ballard di Condominio, Regno a Venire, lo Iain Sinclair di London Orbital. Il capoluogo padano coi miraggi evocati dall’opaco sole estivo su asfalto e strisce d’erba polverosa fornisce stimoli a sufficienza. Basta cercarli seguendo le onde sonore del muggito che segnala, costante e implacabile, la Tangenziale.

Credo di avere qualche conoscenza delle strisce, pertugi, slarghi popolati da misteriose presenze umane, che circondano come alone di mistero il nastro d’asfalto. Però un conto è passarci, in quei posti, da pensionato debole di prostata alla ricerca dell’angolino, un altro da poveraccia costretta a battere senza neppure il conforto di un marciapiede, o rom nomade da una piazzola all’altra decisa dall’assessore razzista.
Biondillo e Monina, hanno un progetto psicogeografico, pseudoscientifico, ancorato a due ferrei principi: continuità del nastro stradale, e del cazzeggio a molte voci.

Parafrasando una canzonetta metropolitana, la voce delle creature sale piano piano, e lo sai che non sei solo. La compagnia ai viandanti tangenziali, è discontinua, surreale, soprattutto personaggi senza nome, toponi spiaccicati, padri della patria immortalati nelle targhe stradali quando non si capisce neppure se c’è una strada. Dalla strip similcaliforniana di Mediaset, passando sotto la statua pacchiana dell’Angelo Raffaele immortalato da Al Bano, giù per la sponda del Lambro tra i vapori di petrolio, davanti a un’altra statua, del Presidente Mao. Fin dove la tangenziale si apre sulla vera padania, fatta di balle di fieno e pareti a specchio. Qui l’architetto Biondillo vorrebbe un po’ di nostalgia, fra Jannacci e la storia dell’arte. Ma le abbazie cistercensi sono circondate dai terreni di Ligresti, i campi da golf confinano coi campi rom, e il compagno di pellegrinaggio spettegola con amiche turiste per caso. Meglio fare i finti tecnici con mappa per i cantieri dell’Expo, o cercare il passaggio a nord-ovest per Quarto Oggiaro, agognata Itaca di Biondillo. Il cerchio si chiude ai confini occidentali di Mediaset, fra i cartelli con le frasi della Costituzione messe lì dai sindaci comunisti di Sesto San Giovanni.

Tono a parte, le questioni del libro sono serissime. Una delle discussioni ricorrenti, per esempio, è se Milano finisca o meno ai confini comunali. Suonerebbe banale, ma la risposta sono i problemi identici, lo spazio dominato dalle stesse cose (la tangenziale, i terreni di Berlusconi, di Ligresti, i grandi progetti della Compagnia delle Opere), e un Capoluogo microscopico, per non parlare dei microbi territoriali che sono i comuni dell’hinterland.
Oppure i risvolti urbanistici da esplosione di competenze, ambienti caotici, condizioni surreali al limite dell’abitabilità. O infine i rovesci della medaglia delle ordinanze fascistoidi law & order, perentorie nelle conferenze stampa, e poi qui nella polvere dei piazzali, nei sentieri interrotti delle aree dismesse, nei buchi delle recinzioni …

Insomma, in definitiva, da raccomandare a chiunque si occupa di città, problemi metropolitani, di sicuro, E anche a chi storce il naso, convinto che per fare discorsi seri sia indispensabile farsi capire poco e male. Soprattutto a loro. Magari ascoltando, a mo’ di sottotitolo per i non milanofoni, ce sta er cartelloooooo, vatte a fidà, sò boni tutti a mettece 'na scrittaaa, sur cartellooo, sò boni tuttiiiiii.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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