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Una nuova vitale iniziativa per il sostegno ai rifugati: acquacoltura urbana
Data di pubblicazione: 20.06.2010

Autore:

Anche sulla costa occidentale americana si moltiplicano i progetti per integrare produzione alimentare locale, ambiente, e utilità sociale specie per i soggetti deboli. San Diego Union Tribune, 20 giugno 2010

Titolo originale: Refugee aid group touts its newest healthy venture: urban aqua farm – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Il pesce — tilapie, per la precisione — guizza nelle vasche di acqua dolce questa domenica mattina, beatamente ignaro del proprio ruolo di motore della nuova urban farm, e forse di una trasformazione anche più ampia.
Alla New Roots Aqua Farm di City Heights, gli operatori spiegano come lo scarico dalle vasche del pesce poi attraversi una serie di colture idroponiche di vegetali. Le piante e la ghiaia che fa loro da letto filtrano l’acqua, che poi torna alle vasche del pesce.
Il cerchio della vita nel cuore della città.
Alla dimostrazione pubblica sabato, sono arrivati i visitatori per ascoltare come funziona l’impianto, e per vedere come si usa questo ex spazio vuoto sulla Fairmount Avenue, vicino alla University Avenue.

Gli addetti precisano che gli scopi sono almeno due: offrire un accesso diretto ad alimenti sani prodotti localmente, e formare persone (il quartiere ospita molti rifugiati) con un interesse a sviluppare poi attività simili.
“Vogliamo verificare quanto ci vuole per trasformare un sistema del genere in un’impresa in grado di produrre profitti” spiega Jaime Garza, dell’International Rescue Committee, che gestisce il progetto.
L’associazione — già impegnata altrove in un orto di quartiere definito dalla first lady Michelle Obama un modello per tutto il paese — ha iniziato con l’acquacoltura in febbraio dopo aver ricevuto in regalo delle apparecchiature della Portable Farms, e diritto d’uso nominale degli spazi dalla Price Charities.
Sui mille metri quadrati ci sono una piccola serra dove nuotano le tilapie in due vasche da circa 3.000 litri, e una decina di lettiere di ghiaia a verdure e erbe.

Fuori dalla serra, alla luce del sole e in piena terra crescono cetrioli, peperoni e alberi da frutto. L’acqua delle vasche interne fertilizza anche l’esterno, spiegano gli addetti. Cresce qui anche il cibo per i pesci — una pianta acquatica detta spinacio d’acqua — dentro una piccola piscina gonfiabile.
“Qui tutto si lega” spiega Malaki Obado, dipendente a contratto per le attività continuative dell’impianto.
La moglie di Obado, Amy Lint, è coordinatrice delle attività locali per l’International Rescue Committee.
Obado, cresciuto in Kenya, dice che questo tipo di impianto è molto interessante per le attività di agricoltura urbana in zone propense alla siccità come San Diego. Far crescere verdure in lettiere alimentate dall’acqua reimmessa in circolo fa risparmiare il 90% rispetto a quelle in pena terra.

“Si consuma il minimo di energia nel passaggio dalle vasche alle lettiere” continua Obado. “Noi solleviamo l’acqua solo sino ad un certo livello, il resto lo fa la gravità.
“Poi c’è bisogno dei tre gruppi di organismi a comporre il sistema: pesce, batteri utili nella ghiaia, piante. Operano insieme”.
Obado spiega che l’impianto fornisce “ottimo cibo coltivato in modo adeguato e localmente” e che sarà di particolare vantaggio per le famiglie di rifugiati che già erano contadine nei paesi di origine. Persce e verdure dall’acquacoltura saranno venduti al vicino farmers market di City Heights.
I visitatori di sabato paiono molto interessati, e bersagliano gli addetti di domande.

Susan Holtz di Rancho San Diego e Alice Hoffman di Santee, entrambe studentesse di orticoltura, raccontano di essere rimaste molto colpite dagli impianti, dalla possibilità di produrre cibi nutrienti, e anche dall’occasione di guadagnarsi da vivere per gli abitanti dei quartieri poveri.
“Stanno facendo un ottimo lavoro, e spero che la cosa prenda piede” commenta la Hoffman.
Brad Redmon e Kristin Keller spiegano di essere molto impressionati da quanto crescono le piante. La coppia, che ha da poco comprato casa nella College Area, sta sperimentando colture su piccola scala negli spazi del giardino. E i loro primi pomodori sinora “vanno OK”.


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