0 0 0
0
0 0 0 0 0 0
0


Mall International (in English)
0
0 > Sito di Fabrizio Bottini > Società

La verità sulle comuni di oggi
Data di pubblicazione: 12.07.2010

Autore:

Certo i nuovi modelli abitativo-esistenziali di oggi possono essere assai diversi dalle sperimentazioni del passato, dal punto di vista ambientale o di rapporti sociali, ma: sono utili come esperimenti? Una lunga e interessante riflessione da The Independent, 10 luglio 2010

Titolo originale:The truth about modern communes – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

In un pomeriggio d’estate del 2005 Paul Wimbush prese la sua decisione. Aveva trascorso la giornata nelle celebrazioni di Lammas, la festa celtica tradizionale del raccolto, insieme agli amici in un campo del Pembrokeshire; mentre il sole tramontava un piccolo gruppo si fermò a discutere cosa significava per loro la nuova norma urbanistica detta Policy 52. Se approvata, come si sperava, per la prima volta dal Town and Planning Act del 1947, il Regno Unito avrebbe avuto una legge a sostegno del tipo di “insediamenti a basso impatto” che molti ritenevano la risposta a molti problemi ambientali e sociali del paese. Ricorda Wimbush, che oggi ha 38 anni: "Era semplicemente un’occasione troppo importante per lasciarsela sfuggire".

In un’epoca in cui la battaglia contro l’innalzamento del livello del mare, la disoccupazione, la crisi industriale sono al primo piano nelle politiche nazionali, gli ambientalisti ritenevano che non si potessero sottovalutare le potenzialità di questa innovativa legge. E così, convinti che sarebbe stata approvata, i partecipanti a quella riunione in mezzo a un campo quel giorno decisi a non perdere tempo iniziarono a lavorare a un piano. Utilizzando tecniche di permacoltura – metodo agricolo nato in Australia negli anni ’70 che sfrutta al massimo la produttività dei terreni riproducendo il funzionamento degli ecosistemi naturali – si poteva costruire una nuova comunità rurale in grado, fra le altre cose, di incrementare la biodiversità locale, oltre a produrre alimenti biologici e tagliare le emissioni.

Nei mesi che seguirono, il gruppo precisò nei dettagli il progetto di un ambizioso eco-villaggio, Lammas, al centro di un’area di boschi e pascoli sui margini del Parco Nazionale del Pembrokeshire. Oltre ad offrire un’alternativa praticabile allo stile di vita “fondamentalmente insostenibile” e dipendente dai combustibili fossili che continua a caratterizzare gran parte del mondo occidentale, questa nuova comunità avrebbe costituito l’occasione per case a buon mercato e lo sviluppo di un ambiente rurale, al tempo stesso tutelando e valorizzando ambienti naturali e preziosi ecosistemi. Wimbush e gli altri componenti del collettivo continuarono a lavorare sulla loro idea finché non ebbero definito tutti i particolari dell’area.

Quando finalmente fu approvata la Policy 52 nel 2006, Lammas era pronta a partire. Ma anche con la legge in teoria adesso favorevole, ci vollero comunque tre anni per cominciare ad attuare il piano. Il problema era anche che molti critici del progetto non accettavano quelle parole “vita in comune”, automatiche evocatrici di immagini anni ’60, libero amore e droghe: "Non nel nostro territorio!" fu la risposta da chi temeva l’arrivo improvviso di orde di vagabondi nemici del sapone: un timore che a quanto pare era condiviso anche da alcuni funzionari incaricati, che continuavano a mettere in discussione il progetto in ogni singolo dettaglio o passaggio.

Una reazione certo non del tutto sorprendente, ma in entrambi i casi si trattava di una diffidenza mal riposta. In primo luogo, le comuni hippy di spiriti liberati sono per molti versi l’esatto opposto degli intenti comunitari alla base di Lammas. La comune di vecchia scuola vuole costruire un modello di fuga dalla realtà, mentre questa comunità a base ambientalista vuole affrontarla direttamente; non si tratta solo di accettare il fatto che occorre trovare un modo diverso di fare le cose, ma di iniziare praticamente questo cambiamento. Ciò comporta una enome quantità di lavoro. In secondo luogo, sin dall’inizio è stato definito ogni più minuto particolare del progetto: dalle dimensioni degli edifici all’organizzazione del territorio. Forse addirittura progetti com quello di Wimbush si possono accusare si essere fin troppo rigorosi nella programmazione: non si lascia nulla al caso. Anche oggi, ci sono regolari riunioni di bilancio a cui partecipano il responsabile economico, gli azionisti esterni, e dove si esaminano anche i più minuti sviluppi e modalità di finanziamento.

Per fortuna, oltre ad accumulare parecchi oppositori, il progetto di Lammas si è guadagnato anche molti sostegni, sia in sede locale che istituzionale, oltre a volontari per aiuti in tutte le forme. Alla fine, dopo una dura battaglia durata tre anni con l’amministrazione – e che ha raggiunto il culmine in una udienza pubblica nella quale il gruppo ha presentato oltre 1.500 lettere di sostegno – l’anno scorso si è acceso il semaforo verde. Da quel momento in poi, ci sono stati degli alti e bassi. Nel giro di qualche mese Lammas ha avuto un finanziamento governativo da 350.000 sterline per un centro di formazione da realizzare in mezzo all’eco-villaggio, luogo di riferimento, ricerca e promozione dell’abitare a basso impatto. Nel tempo, la cooperativa è riuscita a raccogliere prestiti per altre 210.000 sterline dai sostenitori, per acquistare quel’angolino di Galles, soldi già tutti restituiti, più altre risorse per le infrastrutture, emettendo concessioni d’uso da 1.000 anni.

A cinque anni dall’inizio, gli oppositori al progetto per il timore che si sarebbe trasformato tutto in un posto dove un po’ di hippies allergici al lavoro se ne stavano a sonnecchiare, possono tirare il fiato: le loro paure erano inutili.
Oggi, Lammas è un pittoresco angolino del sud Pembrokeshire, 20 minuti in macchina dalla più vicina stazione ferroviaria, Clunderwen. Una brillante domenica di sole di giugno, l’area – tutti e trenta gli ettari – è un alveare ronzante di attività. Gli spazi naturali risuonano di canti di uccelli, rumori di insetti, e poi fiori, oche e anatre che sguazzano dentro e fuori dal laghetto centrale, più circa 300 ospiti in vista alla comunità, nel pieno corso di una stupefacente trasformazione; qualcuno ha attraversato tutto il paese per venire a vedere i lavori qui; altri semplicemente non possono resistere alla curiosità di dare un’occhiata, con tutte le cose che si sono dette.

Comunque sia, la prima cosa che colpisce il visitatore – oltre alle dimensioni – è quanto e come si stia costruendo. Solo dieci mesi dopo l’inizio dei lavori, l’ambiente è stato totalmente ristrutturato e trasformato, con una nuova rete di percorsi, fossi e bacini in corso di realizzazione: quando tutto sarà completo, ovvero in qualche momento del 2012, la comunità avrà accesso ad una fonte propria di acqua, riscaldamento ed elettricità, già oggi produce la quasi totalità del proprio cibo.
L’Assemblea Gallese è uno dei pochi enti d’Europa che nel proprio statuto ha un impegno verso lo sviluppo sostenibile, e Jane Davidson, Ministro per l’Ambiente, la Casa e la Sostenibilità del Galles, appoggia Lammas sin dall’inizio. La descrive come una "comunità dimostrativa", uno di una serie di modelli che il governo locale spera di replicare nel quadro del proprio programma ambientale One Planet Development (i particolari saranno resi noti entro il mese), per la creazione di nuove abitazioni in grado di "rafforzare e non sfruttare le risorse ambientali locali ".

Più di ogni altra cosa, continua la Davidson, il valore di Lammas è quello di "legarsi alle comunità locali ed esserne fonte di ispirazione ". Dunque per alcuni aspetti, giornate aperte come quella che si sta svolgendo ora solo altrettanto importanti del lavoro che si sta portando avanti davanti agli ospiti e alla loro visita guidata da due ore: alle enormi ruspe coi gruppi di lavoro di uomini e donne per le case a emissioni zero, in varie fasi di completamento. Ciascuna di queste abitazioni, si spiega agli ospiti, sperimenta un diversi innovativo sistema tecnico, fra cui sistemi solari passivi di riscaldamento, apparecchiature alimentate a rami di salice, in alcuni casi mostrati durante la visita.

Stamattina le visite sono solo un parte dell’attività. Paul Wimbush – che funge da responsabile del gruppo – nelle prime ore della giornata ha lavorato nei campi, prima di incontrare il responsabile del bilancio. Da quell punto di vista le cose paiono molto in ordine: prima dell’acquisizione per Lammas, il terreno era gestito in affitto dal un allevatore di pecore, e fruttava solo 2.500 sterline l’anno. Entro il quinto anno di gestione, Lammas prevede una produzione per un valore di 108.000 sterline. Ed è un’ottima cosa. Una massima efficienza produttiva del terreno non è semplicemente un vanto, ma una delle condizioni base fissate dall’Assemblea Gallese per approvare il progetto.
Ciascuna delle famiglie deve contribuire alla cassa comune con qualche tipo di prodotto – si tratti di lombrichi da coltura, frutta, artigianato o tessili – metà dei quali commercializzati al centro visitatori di Lammas, nei negozi locali, al mercato e online, il consumato direttamente dalla comunità. Se qualcuno vuol fare un altro lavoro oltre a quello a Lammas, liberissimo anche di tenersi quanto guadagnato. Il contratto prevede anche che ciascun abitante debba provvedere ai bisogni di casa – alimentazione, reddito, energia, acqua – dalla terra.

Rispettando queste condizioni, gli abitanti possono stare qui per quanto vogliono anche senza frequentare alcun incontro o pasto comune. "Non siamo una comune hippy " ribadisce spesso Wimbush. "Funzioniamo secondo un normale modello da villaggio: se ci si vuole trasferire, basta cedere sul mercato la propria quota". E si può star certi che non ci sarà carenza di domanda. Da quando sono stati resi noti i programmi di Lammas, la comunità ha sottoscrittori in eccesso.
Originariamente, si pensava a 20 famiglie di residenti, ma dopo essersi consultati con gli abitanti di Glandwr, il villaggio accanto, che ospita solo 50 famiglie, si sono ridotte a nove: la quantità considerata adeguata dai vicini. Oggi a Lammas abitano circa 40 persone, giovani di età da sei mesi a 18 anni; qualcuno frequenta la scuola locale, altri l’istituto Steiner.

Ogni nucleo familiare ha una propria zona privata, separate da una certa distanza e da schermature ad alberi o siepi sia preesistenti che di nuova introduzione. L’unica casa sinora portata a termine sta in cima alla collina. É di Simon Dale e della moglie Jasmine; Simon è persona molto nota nel mondo delle costruzioni naturali, per le sue spettacolari case in legno stile Hobbit che hanno introdotto forme e tecniche a basso impatto, e questa con un aspetto scolpito e naturale a giunzioni in legno scoperto sicuramente ne è un ottimo esempio.
Più in basso, ci sono Katy e Leander, trasferiti qui da una casa a schiera di Liverpool e senza alcuna esperienza precedente di abitazione a basso impatto, che hanno appena cominciato a costruire la propria casa rotonda in legno. Se non altro dal punto di vista economico, per loro Lammas appare un’ottima occasione per iniziare una nuova vita. Dopo tutto, il costo di partenza per stare su una proprietà di più di tre ettari è di circa 80.000 sterline. A comprendere l’affitto per 1.000 anni, costi di costruzione (la casa bisogna costruirsela da soli, ma ci sono esperti in abbondanza a disposizione per aiuto e consigli), e gli strumenti per iniziare un’attività propria.

Se c’è bisogno di rassicurazioni sul fatto che questa vita in comune possa essere un’alternativa valida ad altre forme di esistenza più convenzionali, ricordiamoci che per molti anni sono esistite validissime esperienze del genere in tutta Europa. Una delle più consolidate, Brithdir Mawr, sta poco distante da qui, sull’altro lato del Parco Nazionale del Pembrokeshire.
Sul crinale settentrionale delle Preseli Hills, versante Carn Ingli – ovvero Montagna degli Angeli – c’è una tenuta del XIX secolo. In una direzione colline intatte per chilometri; nell’altra, boschi sin dove l’occhio riesce a vedere. I fondatori di Brithdir Mawr hanno comprato questo posto in rovina nel 1994 e da allora hanno restaurato la residenza principale, un poderoso edificio di pietra grigia, alla gloria originaria. Abitano sia qui che nelle case sparse sui trenta ettari di ricca campagna e boschi intatti, da cui un piccolo corso d’acqua esce sino al mare, distante un paio di chilometri..

Ci sono capre, anatre e polli che girano dappertutto, prendendosi un po’ di pausa nella produzione di uova, latte e formaggi a sufficienza per gli undici fra adulti a bambini che vivono qui. Stamattina alcuni degli abitanti sono occupati a cuocere il pane, e a fare marmellata e composta dolce. Non esistono frigoriferi o congelatori, tutto viene stipato in una stanza fresca piena di scaffali carichi di vasetti.
Ad una prima occhiata, l’unico segno di modernità sono le serre a galleria usate per produrre frutta e verdura biologica. Ma guardando un po’ meglio si trovano lettori DVD, apparecchiature wireless ed elettriche, tutto usato con economia e solo con energia autogenerata: tutto il sistema è deliberatamente staccato dalla rete nazionale. Riscaldare le case e produrre energia richiede una serie di apparecchiature solari e bollitori a legna, che ne consumano circa 36 tonnellate l’anno; per ora occorre importarne una parte da fuori, ma si è appena terminata la piantagione di 4.700alberi. Brithdir Mawr da questo punto di vista sarà completamente autosufficiente nel 2018.

Paul French, uno dei componenti storici della comunità, ha passato tutta la mattina a badare ai cavalli che si usano per raccogliere il fieno e la lagna da combustibile (oltre che per trasportare i prodotti da vendere). É convinto che il segreto della longevità di Brithdir Mawr sia quello di funzionare secondo i criteri del mondo esterno (è una società a responsabilità limitata con tutte le caratteristiche per ottimi rapporti con le autorità) e di mantenere un buon equilibrio fra elementi comuni e spazi personali.
C’è un bilancio collettivo stabilito nel corso di un incontro di gruppo – l’anno scorso circa 30.000 sterline – per i costi generali, come la manutenzione straordinaria delle apparecchiature, l’acquisto di legumi o olio d’oliva per i pasti insieme, da tre a cinque la settimana. Per quanto possibile, la comunità è autosufficiente, si coltiva l’80-90% delle verdure, produce uova, latticini, pane, miele, marmellate, genera il 100% delle energie da proprie fonti rinnovabili, turbine eoliche, ad acqua, pannelli solari.

A differenza di Lammas, dove Wimbush specificava quanto poco di comune ci fosse nel senso tradizionale della parola, trattandosi di individui ciascuno con un proprio spazio personale, che lavorano insieme per una migliore efficienza produttiva dei terreni, French sottolinea immediatamente l’importanza dell’abitare in quanto comunità. Nonostante chi abita a Brithdir Mawr sia incoraggiato ad avere un proprio spazio personale (ogni alloggio è dotato di cucina, soggiorno e camere, i bagni sono condivisi) è convinto che "lavorare, mangiare e ridere insieme possa contribuire a rendere più piccola l’impronta ecologica ".

Dan Thompson-Mills, della comunità di Steward Wood in Devon, che quest’anno celebra il decimo anniversario, concorda sul fatto che la soluzione a molti dei nostri più pressanti problemi stia nel concetto base della condivisione e mutua cooperazione, anziché nell’individualismo egoista che questa situazione ha prodotto: "Il percorso per affrontare l questioni ambientali passa attraverso la riscoperta dell’arte della comunità".
Ma Wimbush, appare riluttante e concepire la comunità in termini che qualcuno potrebbe etichetatre un po’ " New Age". Abbastanza facile capire il perché. Per come la vede lui, la posta in gioco è troppo alta: se vogliamo costruirci un futuro di qualunque genere, dobbiamo effettuare "una completa e radicale ristrutturazione di ogni aspetto della società". Va benissimo convocare vertici globali e aggrottare pensosi la fronte, spiega, ma in realtà sappiamo già tutti benissimo che fare, e le comunità come quella di Lammas dimostrano che è possibile.

Al tempo stesso, tutti questi moderni pionieri sembrano fornirci nuove possibilità di infinito valore per quanto riguarda casa, lavoro, attività produttive. E se non si tratta di un incentivo sufficiente, conclude Wimbush, guardando dalla finestra la sua campagna, non si capisce bene cosa sia davvero importante: "Per me, vivere in un magnifico giardino con bosco, circondato dalla mia famiglia, è molto più gratificante di quanto non potrà mai essere l’infinita competizione. Si tratta di una scelta aperta a tutti..."

here English version









0

Il sito di Edoardo Salzano
0
Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg