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Viste da vicino: le croci e le delizie del suburbio
Data di pubblicazione: 14.07.2010

Autore:

Impressioni in diretta di un abitante della città immerso fino al collo nell’ambiente suburbano, che cerca di apprezzarne al massimo le cose buone, che ovviamente ci sono. Spotlight on the Region Vol. 9, No. 14, luglio 2010

Titolo originale: Up Close, The Pleasures and Pains of Sprawl – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Bill Bishop nel suo libro The Big Sort(Houghton 2008), sostiene che gli americani abbiano iniziato a dividersi per quartieri, città e regioni a seconda delle opinioni politiche e degli stili di vita.
Forse questo potrebbe spiegare come mai io, figlio del suburbio e abitante della città da quando sono adulto, non conosca praticamente nessuno che abita in un classico quartiere con strade cul-de-sac, nonostante evidentemente ci stia una quantità enorme di americani.
Il che rivaluta il ruolo dei parenti. Non li si sceglie, e così possono anche metterti in contatto con modelli di vita alternativi. Come abitare nel suburbio.

Mentre sto scrivendo questo pezzo, sono in visita alla famiglia della sorella di mia moglie. Hanno la stessa nostra età circa, con figli piccoli come noi, abitano in un quartiere nel Maryland realizzato quindici anni fa, circa a mezza strada fra Washington DC e Baltimora. Anche se sta a un quindicina di chilometri dalla capitale dello stato, Annapolis, quel quartiere sta in mezzo agli alberi, grandi case su grandi lotti tra gli aceri. Ci si potrebbe anche trovare in aperta campagna. Più o meno.
Sono così estraneo a posti del genere che mi pare di essere in un paese straniero. Sto guardando da vicino croci e delizie del suburbio, sia dal punto di vista delle impressioni personali che da quelle di un urbanista. La questione qui naturalmente è lo sprawl. Aanche se la regione dei Tre-stati possiede città tra le più dense del paese, si misura anche con una urbanizzazione spontanea e non programmata a bassa densità, e credo che l’esempio dei miei parenti possa essere assai istruttivo.

Prima le delizie.La casa a due piani più seminterrato dei miei ospiti ha una superficie di quasi trecento metri quadrati. Dentro la loro cucina ci starebbe tutto intero il nostro appartamento di Brooklyn, senza contare la dispensa annessa. Quando entro in questa dimora, sento il corpo rilassarsi davanti a tanta abbondanza di spazio. É un temporaneo addio alla costretta esistenza da appartamento.
E poi il giardino. Ieri nostro figlio di cinque anni e suo cugino coetaneo ci si sono divertiti per ore, esplorando boschi e facendosi dei piccoli fiumi con la canna da innaffiare.

Ma arrivano anche i lati negativi, sia dal punto di vista personale che da urbanista. Le case non hanno allacciamento alle reti idriche e fognarie urbane. Anche se mi raccontano che a volte pozzi e fosse biologiche durano per sempre, so benissimo che in moltissimi casi le amministrazioni hanno dovuto intervenire direttamente per evitare inquinamenti della falda. E i problemi coi denti. Mia cognata dà ai figli integratori al fluoro perché l’acqua del pozzo non li contiene. E si chiede se quei denti cresceranno forti e resistenti alla carie.

Un problema è quello dell’isolamento di ogni genere. La prima sera qui mi offro volontario di uscire in macchina a comprare delle birre o una bottiglia di vino per cena, visto che non ne hanno in casa. Scuotono il capo, spiegandomi che sostanzialmente non c’è nessun posto dove andare a una distanza ragionevole, nemmeno usando l’auto. Mi viene l’ispirazione di provare a inserire il loro indirizzo dentro a "Walk Score" una interessante applicazione internet che calcola le fruibilità pedonali. Il loro quartiere si guadagna due punti su cento per vicinanza di negozi, ristoranti, parchi, biblioteche, cinema, supermercati ecc. Per fare un confronto, la mia via a Prospect Heights a Brooklyn ne prende 97, un "paradiso del pedone".

Difetti a parte, i miei parenti adorano la loro casa, e evidentemente la loro scelta non deve essere per forza condivisa da tutti. Complessivamente, sarebbe molto meglio se gli americani abitassero in ambienti più compatti? Credo di si, ma a questo mondo c’è spazio per vari stili di vita. Mi chiedo dove si collocherebbe questo quartiere nelle politiche di Smart Growth dell’ex governatore Parris Glendening, in carica dal 1995 al 2003. Ma è un argomento per un altro articolo. Adesso vado a giocare in giardino coi bambini.

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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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