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Mall International (in English)
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“Chi ti guarda i pupi mentre stai in macchina?”
Data di pubblicazione: 21.07.2010

Autore:

Nanourbanistica, trasporti e disuguaglianze sociali a Roma: un problema internazionale affrontato troppo spesso improvvisando. Dal sito Italia 2013, 21 luglio 2010

In questi ultimi giorni, alcuni sociologi e urbanisti americani si stanno confrontandosullo “sprawl”. C’è chi dice – come Joel Kotkin – che l’idea che si possano (ri)portare le persone in città dalle vasteperiferie disperse e fatte di villette è velleitaria, anche perché agli americani piace vivere nei sobborghi. Altri rispondono, in maniera anche convincente, che una lettura attenta dei dati può portare a ungiudizio opposto. Chiaramente, anche solo provare a proporre in maggior dettaglio i termini del dibattito, non è possibile per ragioni di spazio. Ne parliamo qui perchélaquestione ha un’immediata attualità anche per noi a Roma(e in Italia).

Tra le opposte posizioni,dice Christopher B.Leinbergeruno degli studiosi intervenuti nel dibattito, esiste un punto di convergenza: bisogna trasformare sia i “sobborghi” che i centri cittadini in ambienti a dimensione umana, e questo significa lo sviluppo, di “zone urbane passeggiabili” – scusateci la pessima traduzione del termine “walkable urban” –. Leinberger dice anche che questo comporterebbe una densificazione di almeno 5 volte delle aree e l’integrazione di queste zone con molti modi di trasporto (trasporti pubblici, bici, auto, ecc.). Discutere in questi termini – aggiunge – sarebbe un buon modo di sfuggire dalle secche dei dibattiti fatti con idee del secolo scorso. A Roma, una discussione simile si è risolta con la proposta di costruiregrattacieli in periferia…

Ma il dibattito ci è sembrato interessante perché, a ben vedere, la questione non è solo tecnica e urbanistica, ma anche sociale e politica. Alcuni sociologi europei, per esempio, parlano di “transport rich and transport poor”, pensano cioè che l’accesso a mezzi di trasporto sia un fattore di inclusione sociale. Insomma, la distinzione tra zone urbane che siano “passeggiabili” e quelle di cui si può usufruire solo con un’auto privata aiuta a individuare alcune delle cause dei divari socialiche affliggono le città.
Se si pensa alla nostra concreta esperienza di romani, ci si accorge che abitare in uno dei nuovi quartieri tipoPonte di Nona, ma anche in quartieri più vecchi e un po’ meno remoti, comporta che il reddito di una famiglia debba consentire di disporre, a tutti i componenti che lavorano, di un’automobile. Comunque, doppia macchina o no (c’è sempre la variante più cheap del motorino, di cui spesso ci si dimentica quando si parla di traffico a Roma), chi abita in quelle zone deve avere la possibilità di perdere molto tempo per gli spostamenti.

Per coppie con figli piccoli il problema è: chi ti guarda i pupi mentre sei in macchina, speciese, come spesso avviene, l’asilo comunale chiudealle 16.30. Il che, banalmente, si risolve sulla base della capacità di spendere. Inoltre, qualsiasi cosa meno abituale che l’andare al lavoro, va fatta con mezzi di trasporto privati.
Lavorare sul “ walkable urban” in modo efficace, sistematico e non episodico, è un obiettivo che è nel range di ciò che può fare un’amministrazione comunale. Non significa solo occuparsi di rendere i trasporti pubblici funzionali, ma anche di fare in modo che essi garantiscano una maggiore accessibilità alla città e alle sue opportunità. A sua volta, questo implica non solamente vettori efficaci ma anche la prossimità rispetto a ciò a cui si deve accedere – sostanzialmente, una intelligente distribuzione sul territorio dei servizi. Un eventuale fallimento su queste politiche significa produrre impatti rilevanti sul reddito delle famiglie e sulle loro opportunità di vita e di lavoro. Sarà banale, ma se si vuole fare qualche cosa di sinistrasi deve risolvere in maniera tangibile, e in tempi storici, il problema di coloro che vivono in una periferia mal servita…

Ma non è tutto. Far funzionare un sistema “walkable” aiuta l’economia della città, perché producemaggiore efficienza. Il che, siamo usi a pensare, comporta una città in cuivivere costa poco, anche in prospettiva. Queste cose, si sa, promuovono la crescita complessiva. In passato, è stato detto da alcuni autorevoli esponenti della politica romana una cosa che suona come opposta, e cioè che l’aver realizzato“la più grande manovra di riqualificazione di tutti i tempi”ha prodotto una grande valorizzazione del centro storico, cioè – in pratica – maggior costo delle case e, probabilmente, aggiungiamo noi, espulsione dei vecchi residenti. Questo modello, più che romano, ricorderebbe quello che ha reso famoso il “Billionaire”, il locale frequentato da VIP in Sardegna: posto che deve la sua fortuna alla sua esclusività. Ma non ci risulta che nessuno abbia preteso di dire che quello sia il segno dello sviluppo della Sardegna. Come dire: nessuno pensa che la chiave del successo di Berlino consista nel caro affitti, nella inefficienza del trasporto pubblico o nella congestione del traffico…

Nota: abbondanti riferimenti alle riflessioni di Leinberger e Kotkin anche nella cartella Spazi della Dispersione di Mall (f.b.)









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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