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Mall International (in English)
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Un big-box un po' migliore
Data di pubblicazione: 21.07.2010

Autore:

Proseguono con vari successi e strategie le sperimentazioni delle grandi catene di distribuzione per entrare nel mercato urbano e relativo tessuto urbanistico. Dal critico di architettura del Chicago Tribune, 20 luglio 2010

Titolo originale: A better big-box– Scelto e tradotto daFabrizio Bottini

La Walmart probabilmente realizzerà altri punti vendita a Chicago, e si profila un problema generale di progettazione: come addomesticare questo mostro suburbano che è il big-box? Uno di questi sterminati negozi magari fornisce posti di lavoro e prodotti a basso prezzo, ma coi suoi grandi parcheggi e pareti cieche riesce anche a spegnere vitalità nei quartieri urbani. Quello che funziona benissimo su una fascia di superstrada può essere la morte di una via urbana.
Un’evoluzione positiva è quella che si è vista martedì all’inaugurazione di Wilson Yard, complesso da 151 milioni di dollari nel North Side composto da commercio e appartamenti, realizzato sugli ex depositi ferroviari e di autobus della Chicago Transit Authority. Anche se complessivamente il progetto può essere discutibile, coi due orribili fabbricati ad appartamenti e il negozio Aldi decisamente antiurbano, Target propone un buon adattamento ai ritmi della città.

Progettato dallo studio FitzGerald Associates Architects di Chicago, sostenuto sia dal sindaco Richard Daley che dalla presidente della 46° circoscrizione Helen Shiller, Wilson Yard sta appena a est del tracciato ferroviario CTA a Uptown, in una zona con una impalpabile mescolanza sociale, fra borghesia urbana e desolata povertà. A Uptown, ci sono centri per il trattamento delle tossicodipendenze che promettono “somministrazione quotidiana” pochi isolati a ovest di un sottile strato di torri affacciate sul lago. Beh: benvenuti alla nuova frontiera del commercio big-box.
Una frontiera, va sottolineato, con solidi caratteri architettonici. A pochi passi da Wilson Yard si può trovare una vera e propria cornucopia di begli esempi, dalle torri in stile Gothic Revival al progetto di Stanley Tigerman dei Pensacola Place Apartments, con le balconate sovrapposte e le finestre curve a suggerire colonne ioniche. Se non si considerano i residui grocery store africani, si vede bene di non stare più a Kenilworth.

Ma la trasformazione di Wilson Yard è stata difficile, con un tortuoso percorso di dieci anni. Gli oppositori sono arrivati in tribunale, causa poi risolta, accusando l’amministrazione di gestire male oltre 50 milioni di finanziamenti per le aree degradate per uno spazio di elevato potenziale immobiliare. Il progetto è stato articolato in oltre 50 versioni, come ha ricordato il costruttore Peter Holsten all’inaugurazione di martedì. E quello approvato ha dovuto subire anche i tagli dell’aumento di prezzi negli anni del boom.
Ma almeno nell’impianto generale il complesso merita.
Se Target fosse stato realizzato col solito modello suburbano — negozio su un piano solo circondato dai parcheggi — si sarebbe ingoiato da solo tutta la superficie di due ettari, spiegano gli architetti. Invece è stato compattato su due livelli, con 400 posti a parcheggio a quello inferiore. Lasciando così posto per Aldi a nord, e agli appartamenti, con una parte destinata a abitazioni economiche per famiglie e anziani a sud. Una composizione di funzioni diverse a riempire tutto lo spazio dell’isolato che è un gradito scostamento rispetto al solito paradigma suburbano.

Ma guardando un po’ più da vicino l’immagine si appanna parecchio.
Il Target, progettato dagli architetti insieme al gruppo di lavoro del marchio, resta il migliore, con una ariosa curva a segnare decisamente l’angolo, ampie superfici a vetro, fasce orizzontali metalliche che aggiungono varietà e riducono le proporzioni a una dimensione più umana. Inusuale anche il retro del Target, col muro di calcestruzzo spruzzato di rosso vivo, 250-foot-long una “coda di cometa” che brilla davanti ai treni della CTA. Il negozio, al civico 4466 N. Broadway, aprirà al pubblico domenica.
Il vicino Aldi, già in funzione, è invece architettonicamente molto inferiore. La catena ha molto insistito per avere un ingresso con parcheggio nel retro, e l’edificio è quasi privo di aperture su Broadway. Tutto quello che gli architetti hanno potuto fare è stato di rivestire il bunker con qualche traliccio d’acciaio, strutture per manifesti, e una torre di illuminazione sull’angolo. Se non altro così sembra un bunker meno ostile alla strada. […]

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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
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( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
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Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
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