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Arrivano gli orti e Milano respira
Data di pubblicazione: 22.07.2010

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Certo sarebbe molto meglio se tutto avvenisse nel quadro di una strategia urbanistica, ma per adesso tocca accontentarsi delle democratiche spinte dal basso. Il Corriere della Sera ed. Milano, 22 luglio 2010

Tutti a coltivare (e raccogliere) zucchine e insalate. Dopo New York, Londra e Parigi si afferma anche a Milano la realtà degli orti urbani.
Impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati e studenti. Tutti a raccogliere zucchine e insalate. Dopo New York, Londra e Parigi si afferma anche a Milano la realtà degli orti urbani.

Insalate anticrisi
Quattrocento solo quelli comunali, grandi in media tra i 45 e i 60 metri quadrati, per una superficie totale di 28 mila metri quadrati di terreno, gli urban garden, secondo i dati di Coldiretti Lombardia, tengono impegnati oltre un milione di lombardi, con la provincia di Milano in testa, forte delle sue 470 mila postazioni. Obiettivo: ricavarci pomodori e insalate da servire in tavola alla faccia della crisi. Ma non solo.
«Il fine è ricostruire il tessuto sociale che in una città come Milano è sempre più sfilacciato. L'orto può rappresentare uno spazio di coesione dove il lavoro è intergenerazionale e interetnico», spiega Franco Beccari che all'ex Parco Trotter su un fazzoletto di terra, insieme ai volontari dell'associazione Città del Sole, con l'aiuto di Ciessevi e della Fondazione Cariplo, ha creato il primo community garden cittadino.

Ideogramma verde
Ci si scambia informazioni di botanica, c’è chi porta i semi, chi il terriccio, si cercano nuovi modi per concimare senza additivi chimici, si chiacchiera. E si dà pure una mano ai meno fortunati. Capita all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, dove il giardinaggio coinvolge ragazzi con disagi fisici o psichici. «In un angolo del parco abbiamo coltivato con metodo biologico piante aromatiche e officinali: il disegno dell'orto è un mandala, al cui interno un sentiero di ghiaia riproduce l’ideogramma cinese che rappresenta l'umanità», racconta Aurora Betti dell’associazione Giardino degli Aromi.
Rappresentativi anche il piccolo orto della cascina autogestita Torchiera, dove l'acqua per innaffiare i pomodori viene raccolta dalle grondaie, o le fioriere nel cortile della facoltà di Agraria curate dagli studenti.

Vigili accondiscendenti
Poi c'è chi ha addirittura importato a Milano il movimento di guerrilla gardening, nato negli Stati Uniti negli anni '70. «Abbiamo incominciato quattro anni fa», racconta Andrea Zabiello, giardiniere. «In gruppetti di tre o quattro persone di notte abbelliamo gli spazi pubblici con fiori. Poi torniamo per curarli o li affidiamo ai passanti incuriositi». Quasi nessuno ha da ridire, anzi. « Di una nostra aiuola si occupa il gestore pakistano di un phone center in viale Monza, se l'è trovata davanti al negozio e ha iniziato a innaffiarla». Il senso? «Riappropriarci dei luoghi senza ostacoli burocratici. Fino a oggi i vigili non ci hanno detto nulla, anche se siamo abusivi». «Finché le iniziative giovanili sono di questo tipo ben vengano», risponde l'assessore all’Arredo Urbano Maurizio Cadeo. «E' importante però che ci si continui a prendere cura degli spazi e non li si abbandoni».

Un euro al giorno
E tra chi nell’orto vede una forma di ribellione, un momento di aggregazione o, ancora, una forma d'arte, c'è anche chi ha deciso di fare dell’urban gardening un'attività remunerativa. E' il caso di Claudio Cristofani, architetto, che su un terreno privato di due ettari non edificabile ha lanciato un progetto pilota di giardini familiari: «Ne abbiamo 130, da 75 metri quadrati l'uno. Li affittiamo per un euro al giorno. Al mattino i nonni coltivano gli ortaggi, al pomeriggio le mamme portano i bambini mentre la sera, dopo il lavoro, i papà si dedicano ai lavori più pesanti».

Occhio allo smog
Succede anche in via Valla, negli orti nati su un terreno dato in affitto da A2A o in quelli comunali del Bosco in Città assegnati con bando e gestititi dal Centro di Forestazione Urbana. Insomma, crescono rigogliosi gli urban garden milanesi. «E' bello vedere che in città c’è voglia di gustarsi verdura genuina», sostiene Carlo Franciosi, presidente Coldiretti Milano e Lodi. Che avvisa: «Meglio sciacquarla una volta in più per eliminare i residui di smog». Già, è pur sempre cresciuta all'ombra dei grattacieli.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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