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Salvate il Nano Ryan!
Data di pubblicazione: 17.09.2010

Autore:

Come ogni estate, proprietari criminali per andare in vacanza abbandonano i nanetti da giardino che hanno rallegrato coi loro colori il grigio dell’inverno. Salviamoli! Anzi no.

Stamattina, durante il solito giro alla piattaforma ecologica della raccolta differenziata rifiuti ingombranti, mi sono trovato davanti a uno spettacolo terribile.
Negli organizzati comuni del nord padano, a differenza di quelli di altre regioni arruffati e inefficienti, come tutti sanno i centri multi raccolta sono luoghi allegri e ordinati, una specie di via di mezzo tra un ben tenuto campo di sterminio e il parcheggio di quel centro commerciale che sta di fronte a Villa San Martino a Arcore. Tutto è nitido, riconoscibile, pulito, e si capisce anche la differenza tra i rottami di televisori e quelli di schermi da computer. Il postmoderno impazza, anche se uno degli addetti mi ha spiegato che non hanno i cessi, e per pisciare si devono infrattare dietro i cassoni, o andare al bar che sta oltre le sei corsie della circonvallazione.

In tutto questo ordine e lindore, stamattina spiccava per contrasto il solito ragazzetto impertinente di etnia immigrata, in giro a importunare gli onesti cittadini che sulla strada per il lavoro scaricano educatamente i sacchi dell’erba falciata in giardino, o il polveroso frutto di un solaio risistemato a uso cameretta aggiuntiva, o la postazione videogiochi a cassette anni ’80 rimasta in garage chissà perché. Il ragazzetto chiedeva a tutti qualcosa nel suo idioma gutturale e misterioso, e quasi quasi mi stava distraendo dallo scarico di calcinacci … ma … cos’è quello?
Da un mucchio di vasi e piatti rotti in mezzo alla desolazione cassonettesca spuntava inconfondibile la cima di un cappuccio colorato. Liquidato il minore importuno col solito obolo seguito da ringhio sordo alla richiesta di una rata successiva, mi sono inoltrato nella no man’s land delle macerie differenziate, fino a posare la mano su quel cappuccio. Qualche strattone, e dalla polvere usciva l’allegro nanetto.

Erano le otto passate, la piattaforma apre alle sette: possibile che nessuno si fosse accorto prima, di quel poveraccio mezzo sommerso da piatti rotti e mattonelle da cesso? Impossibile. È un problema culturale, si sa. Molti quelli che abbandonano i nani. Moltissimi quelli che girano la testa dall’altra parte, perché magari un giorno potrebbe capitare anche a loro, di dover smaltire in qualche angolino discreto il gioioso e colorato amico da giardino. E perché, poi? Quasi sempre per via delle scoloriture provocate dal gelo, quei nasi e occhi da cui la vernice scivola via, o magari la manovra frettolosa col SUV prima di andare la supermercato, che non tiene conto dell’angolino di vaso con l’oleandro, e va a spaccare un pezzo di barba, di gomito, o il rastrellino sporgente sopra il cappuccio. E allora? Si devono abbandonare per così poco? Buttare sul ciglio della strada in mezzo ai travestiti, o come in questo caso infilare malamente nel cassonetto degli inerti? Criminale e oltretutto ignorante di spazzatura differenziata, l’ex padrone di nanetto: è un modello in resina, non di quelli di coccio e cemento che andrebbero (umanità a parte), smaltiti qui.

Sulla strada di casa, comincio a fantasticare sulla possibile collocazione del mio nuovo amico: dentro o fuori casa? In compagnia di altri, o in monumentale solitudine in qualche angolo suggestivo? In alto, o in basso? Di sicuro in basso, visto che l’artista l’ha modellato con gli occhioni che ammiccano al cielo.
Ma quando inizio a ripulirlo per bene dai residui di calcinacci mi accorgo che qualcosa non quadra. Su un fianco la crosta di scaglie di mattonella pare troppo ingarbugliata, e infatti … aaah! La manina libera (l’altra regge un cestino di fiori) è staccata dal gomito, cacciata a forza nella voragine aperta nel braccio, e mancano pure diversi pezzi di quanto costituiva di sicuro la manica rimboccata dalla camiciola azzurra. Scuotendo un po’ dall’interno scivolano fuori altri pezzettini, ma buona parte del maltolto sarà finita chissà dove, nel cassonetto o addirittura ancora nel giardino del maldestro smaltitore improprio. Più lo guardo, con quella mutilazione, più mi convinco che in fondo altro non è che un pezzo di plastica. Anzi, domani è proprio la giornata in cui nel mio quartiere fanno la raccolta differenziata della plastica porta a porta. Basta infilarlo nel sacco insieme alle vaschette trasparenti della frutta e ai flaconi vuoti del detersivo.
Stronzo magari, ma cittadino modello nella gestione della monnezza! Non come il buzzurro che confonde cocci e plastica. Scusate se è poco.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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