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Il bambino e l'acqua calda (del cambiamento climatico)
Data di pubblicazione: 23.08.2013

Autore:

La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio

Uno studio pubblicato da Nature Climate Change sui danni apocalittici provocati dall'innalzamento del livello del mare nelle grandi città globali, quasi ovviamente trascura il nostro catino mediterraneo, essendo evidentemente sia la storica Venezia, sia i terminali portuali di Atene o Marsiglia del tutto trascurabili dal punto di vista della ricerca basata su dati quantitativi di perdite secche rispetto ai Pil, e relativa convenienza ad agire in anticipo, per i grandi poli metropolitani oceanici. Nondimeno, una doverosa attenzione se la merita il metodo, con relative implicazioni e declinazioni locali.

Il rischio di inondazioni devastanti cresce, sia per la sempre maggiore concentrazione urbana delle popolazioni e attività verso le coste, sia propriamente per il cambiamento climatico indotto dalle attività umane, sia a causa del fenomeno della subsidenza. Le cifre dei calcoli economici di questi danni sono da capogiro, e naturalmente possono essere osservate in due diverse prospettive: la prima con un occhio di riguardo per la prevenzione, per pianificare una serie di azioni e investimenti a far sì che insediamenti e funzioni sostenibili possano svilupparsi nel migliore dei modi nel futuro prevedibile.

La seconda, che spesso fa di tutto per contrastare la prima, è quella emergenziale, antidemocratica per definizione, di attendere i danni per intervenire d'urgenza scavalcando procedure e consensi, col metodo del progetto anziché del piano, di solito con opere di mega-ingegneria anziché piani complessi e integrati.
Il calcolo proposto da Nature è, coerentemente con la natura scientifica e sistematica di questo genere di studi, relativo a quanto necessario investire solo per NON ACCRESCERE troppo i rischi, che rimangono catastrofici. Appare evidente lo strettissimo rapporto fra sistemi socioeconomici nazionali, espressi nel pur discutibile (ma in questo caso parliamo d'altro) Pil, e assetti territoriali messi in gioco dalle traumatiche trasformazioni che incombono sulle coste.

E se questo vale per i giganteschi poli urbani e hinterland oceanici di rango economico globale, val davvero la pena chiedersi: quanto più pesa nel nostro catino tiepido e protetto mediterraneo e italiano? Dove come ha capito benissimo il patron dei baracconi alimentari Eataly, tutto si tiene proprio sul e nel territorio? Dove tutte le innovazioni devono ogni volta fare i conti, nel bene e nel male, con la stratificazione storica di lunga data che chiamiamo Italia?

Si aggiunga a queste considerazioni di massima quella contingente, ma non troppo, sui processi di deindustrializzazione del paese, sulla necessità di convertire gradualmente territori e società a diversi modelli di sviluppo o crescita (si scelga a piacere la dizione preferita), a comprendere maggior spazio per le attività culturali, la tutela del paesaggio, l'agricoltura e reti collegate, un sistema urbano e metropolitano integrato. E si comprende come la via imboccata per certi progetti di sviluppo locale monocorde, a colpi di porticcioli, o escavazioni di canali, o brutali trasformazioni sostanzialmente tardo-industriali con la promessa vaga di posti di lavoro, vanno nella direzione opposta all'inoppugnabile studio della rivista scientifica.

Come ben riassunto nei dati e osservazioni che propongono Elena Dusi e Salvatore Settis negli articoli da la Repubblica 20 agosto 2013 allegati. Resta da chiedersi se una politica che, come osserva sconsolato Ilvo Diamanti, non vede oltre la metà del proprio naso, sia vagamente in grado di capire il senso della sfida in atto. Anche solo per togliersi pudicamente di torno.



File allegati

Nature ( hallegatte_Nature.pdf 901.14 KB )
Repubblica ( 130820_DUSI_SETTIS_Repubblica_coste.pdf 76.97 KB )







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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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