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Volete traslocare in villetta per via dei bambini? Pensateci due volte!
Data di pubblicazione: 16.11.2010

Autore:

Le città, se usate adeguatamente sono la forma insediativa più sostenibile per l’ambiente e più stimolante e consona alle nostre necessità sociali. Riflessioni di una mamma che non agisce di impulso, ma prima pensa, da Grist, 15 novembre 2010

Titolo originale: Moving to the suburbs for your kids? Think again – Sceltoe tradotto da Fabrizio Bottini

Non si possono certo risparmiare i bambini dai mali che affliggono tutti quanti, per quanto ci si provi (Erica Jong, “Le follie della maternità oggi”, Wall Street Journal)

I genitori con più consapevolezza ambientale direbbero che dobbiamo mantenere il pianeta in forma per i nostri figli. Vorremmo che respirassero aria pulita, che mangiassero sano, che avessero acqua pura, e la buona sorte di stare insieme a tante specie di piante e animali. Magari ci piacerebbe anche che non affogassero prima della pensione perché si innalza il livello del mare.
Magari però tutto questo suona un po’ (OK, diciamo troppo) ironico, se poi molti dei problemi ambientali che riguardano il futuro dei nostri figli li esasperiamo proprio cercando di tenerli al sicuro qui e oggi.
Lasciate che mi spieghi.

Tendiamo a pensare che il posto più sano per far crescere i bambini sia una grande casa unifamiliare in un tranquillo quartiere suburbano. Molti di noi sono convinti che passare dalla città sovraffollata e inquinata ai verdi pascoli (ovvero a quel prato sul retro che hanno le case suburbane) sia la decisione giusta per loro. Purtroppo invece, più ci allontaniamo dai centri urbani, più la nostra esistenza si fa auto-dipendente, divoratrice di risorse, e quindi dannosa per l’ambiente. Una vita che dipende dall’auto fa male ai bambini, e fa male al pianeta.

L’efficienza energetica delle singole macchine è di gran lunga meno importante di quella del modello di vita su nastro asfaltato a cui poi li costringiamo: il panorama americano disperso di lottizzazioni, svincoli, centro commerciali e parcheggi. Ciò che più assorbe energia nel suburbio americano medio non è quel fuoristrada Hummer parcheggiato nel vialetto, ma è tutto quanto quell’Hummer rende possibile: case e giardini sempre innaffiati enormi, l’infinita rete di autostrade, strade, stradine e straducole residenziali, la continua costosa, inefficiente crescita della rete elettrica, i doppioni di negozi, scuole, quei viaggi di due ore da soli in macchina per andare al lavoro (vedi Green Metropolis: Why Living Smaller, Living Closer, and Driving Less Are the Keys to Sustainability, di David Owen

Di sicuro ogni scelta conta, e sforzarsi di fare le piccole cose giuste è importante (sa il cielo quanta ansia mi dà ogni alternativa che mi si presenta davanti per quanto riguarda i miei figli, con gran gioia di mio marito). Ma ragazzi miei, è anche sicuro che se abitate in quei quartieri dispersi auto-centrici, dove dovete sempre usare la macchina anche per andare al supermercato, magari per comprare ai bambini le cose biologiche, o per portarli al campo giochi a fare un po’ di movimento, di sicuro non gli state facendo un gran favore: né a loro né al pianeta.
Essere genitori ambientalmente responsabili va un po’ più in là dell’uso di pannolini di stoffa, o di biberon in plastica sostenibile. Vuol dire ridurre drasticamente quanto consumiamo, e quanto inquiniamo. Vuol dire smettere di credere che il modo migliore di allevare i figli sia dentro una casa a duecentocinquanta metri quadri con due automobili e un prato da un quarto di ettaro, adottando invece il modello, molto più “familiare”: il quartiere denso, socializzante, coi mezzi pubblici.

Se fate fatica ad accettare l’idea che abitare tutti vicini l’uno all’altro faccia bene all’ambiente, leggetevi Green Metropolis di David Owen. Un’approfondita e chiara esposizione del perché. E già che ci siamo ve ne anticipo un po’.
Abitare in un quartiere denso vuol dire occupare meno spazio. Meno spazio è anche meno energia per scaldare e condizionare. Meno spazio è meno terreno consumato, lasciato a disposizione magari per altre case, o magari anche per l’agricoltura i boschi. Meno spazio ci lascia accumulare meno “roba”, il che vuol dire anche meno rifiuti.
Più persone che abitano vicine le une alle altre, più risorse saranno condivisibili. Il parco di quartiere sostituisce il grande prato della villa; locali pubblici e spazi collettivi invece dell’ufficio o sala giochi dentro casa; biblioteche pubbliche invece di grandi raccolte personali; cinema accessibili invece della sala proiezioni. E tante altre risorse, ad esempio le reti elettriche o fognarie, che si possono realizzare con molta più efficienza, in città densamente popolate.
La densità sostiene modi diversi per spostarsi. Più gente vuol dire mezzi pubblici frequenti ed efficienti, o più servizi raggiungibili a piedi o in bicicletta.
Se faticate ad accettare l’idea che questo vivere tutti abbastanza vicini fa bene alle famiglie, pensate quanto faccia bene il quartiere urbano ai ragazzini solo per l’uso dei mezzi pubblici: vedere tante persone diverse, stimoli fisici, fiducia in sé stessi, solo per fare qualche esempio.
L’ambiente urbano offre anche innumerevoli occasioni culturali e sociali, le stesse verso cui le famiglie suburbane di solito potano i figli in macchina. Quartieri densi fanno sicuramente meglio alla salute del suburbio, perché spingono a muoversi a piedi più che verso altre forme di trasporto. E nonostante la fama di freddezza, anonimità, rischio, le città dense sono un luogo di comunità.

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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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