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Mall International (in English)
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"Non si svendono i luoghi simbolo"
Data di pubblicazione: 20.11.2010

Autore:

Scompare lo spazio pubblico e la città è riciclata come centro commerciale all’aria aperta. Finalmente qualcuno se ne accorge, troppo tardi? La Repubblica ed. Milano, 20 novembre 2010

Conciata così piazza Duomo non piace a nessuno. E si cercano i perché, si danno soluzioni e suggerimenti
L’Audi di là, a sponsorizzare le sue macchine sotto la Torre di Luce, Tiffany di qua, a vendere gioielli ai piedi dello sfavillante albero natalizio. Qualcuno, un po’ nauseato dal tutto che ogni anno si ripete, scuote sconsolato la testa. Come l’architetto Gae Aulenti. «Sono così contraria al fatto che, oltretutto in un periodo di crisi, si facciano queste cose - dice - che non ho neanche tanta voglia di parlarne. Sono indignata, non è giusto utilizzare gli spazi pubblici così, in modo frivolo, effimero». Che si debba tornare ad una forma di «sobrietà e di rispetto» lo pensa anche un altro architetto famoso per le sue opere in tutto il mondo, Massimiliano Fuksas.

E allarga il ragionamento, dal locale al globale. «Bisogna ricominciare a stabilire valori, siamo ammalati di consumismo - esordisce - Il vero problema è che tutte le piazze si sono trasformate in qualcosa di legato esclusivamente al consumo, o a eventi di scarsa qualità. Ci troviamo di fronte all’esasperazione di quello che, all’inizio, era nato solo con lo scopo di reperire denaro per i restauri. Ma si è persa la misura. Per trovare risorse ci si è messi nelle mani dei privati, che sono totalizzanti». Per Fuksas la Moratti avrebbe anche ragione: la piazza non deve essere trasformata in un suk. Ma allora «il sindaco dia conseguenza alle parole con i fatti. Il pubblico deve riprendere di autorità il suo ruolo e tutelare i monumenti e i luoghi che fanno parte della nostra vita, memoria, storia».

Il problema dei soldi resta. È per questo che Palazzo Marino si è dato alla commercializzazione sfrenata del simbolo di Milano, per recuperare risorse che non ha. E piazza Duomo sotto Natale è il piatto più prelibato per chi vuole mettersi in vetrina e fare affari. Il punto, per alcuni, non è tanto questo, quanto il metodo usato per raggiungere l’obiettivo. Lo spiega bene il critico d’arte Philippe Daverio, ex assessore alla Cultura del Comune. «Il dramma non è la commercializzazione degli spazi pubblici, ma la mancanza di un progetto - spiega - L’ente pubblico non deve essere così disperato da vendere gli spazi e basta, ma deve essere in grado di fare progetti e chiamare i privati a sostenerli. Dando loro, ovviamente, anche ricadute commerciali. È quella cosa stupida - continua ironico - che si chiamava, una volta, governare le situazioni. Mentre qui l’impressione è che nessuno governi nulla e che ci si trovi di fronte a degli amministratori che stanno per annegare. Quindi qualsiasi boa gli tiri va bene, anche se la prendono sul naso».

Quello che infastidisce nella piazza, conclude Daverio, è «il senso di disordine, la mancanza di equilibrio e di congruità tra le cose». Un concetto che sottoscrive un altro ex assessore alla Cultura, Salvatore Carrubba, ora presidente dell’Accademia di Brera, per il quale «la commercializzazione degli spazi deve avere una sua grammatica, che in piazza Duomo manca. Ci vorrebbe ordine e criterio nelle scelte». «Coordinamento di interventi» chiede anche Stefano Zecchi - tra l’altro presidente della Commissione arredo e decoro urbano del Comune, che ha solo funzioni consultive e non deliberanti - per non avere l’inevitabile effetto suk: «Insomma, c’è la possibilità di guadagnare anche mantenendo decenza e stile - dice - Io sono contrario al fatto che tutto deve restare com’è, ma servono buon gusto e riflessione per dare a uno spazio pubblico così importante il decoro che merita».

Se per il designer Fabio Novembre è chiaro che il Comune ha necessità di risorse «ma bisogna anche chiedersi qual è il limite, sia Tiffany sia l’Audi mi fanno accapponare la pelle, allora molto meglio la pista di pattinaggio su ghiaccio che almeno sa di Natale e aggrega», Annamaria Testa, esperta di comunicazione e docente alla Bocconi, parla di «svendita» e della «mancanza di qualsiasi idea di appropriatezza». Gli amministratori milanesi dovrebbero «andare all’estero e guardarsi intorno, una media città straniera non è conciata come Milano». In che cosa sbagliano? Un po’ in tutto, a partire dall’arredo urbano, «ridicolo e spaventoso». Ci sono poi «luoghi simbolo nella città che vanno rispettati, mi sembra di dire cose ovvie. Manca un’idea di scelte appropriate da fare in base al luogo, alla situazione, alla condizione. E ciò che è appropriato, o non lo è, si riflette sul comportamento dei singoli. Il modo in cui una città è tenuta è un grande elemento di civilizzazione collettiva».









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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