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Mall International (in English)
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Tre frati in missione nel regno dello shopping
Data di pubblicazione: 21.11.2010

Autore:

Una specie di versione moderna dello scacciare i mercanti dal tempio, sul Corriere della Sera ed. Lombardia, 21 novembre 2010? Macché: solo la premessa perché anche da noi inizi la pratica delle chiese al centro commerciale. Doverosa postilla

BERGAMO — Chiediamo perdono per il riferimento alla concorrenza, ma a noi l’idea pare l’abbiano copiata un po’ da Maometto e la montagna. Se i ragazzi non vanno più dai preti, perché non portare i preti (frati, in questo caso) dai ragazzi? I francescani, o se preferite frati minori cappuccini, del Centro di pastorale giovanile e vocazionale della Lombardia, sede ad Albino, è un po’ che ci provano. In missione per conto di Dio (questa è dei Blues Brothers, ai ragazzi di solito piacciono) ci sono già stati nei bar e nelle piazze di Crema. Ma non sarà fatica sprecata qui, all’Oriocenter, tempio del consumismo, cattedrale del possesso, luogo di contemplazioni non proprio spirituali? Roba da far tremare i polsi persino a Reverend Billy, l’ossigenatissimo «predicatore» americano della «Church of life after shopping», quello degli show natalizi di protesta davanti a Wal-Mart, Starbucks e negozi Disney.

Qui dove di solito, in processione si portano non Madonne, ma carrelli della spesa e dove il massimo della penitenza è farsi venti ore di coda per l’ostensione della Smartissima Trinità (Ipod, Iphone e Ipad), come a fine settembre, al battesimo del nuovo Apple Store, fra’ Carlo, fra’ Damiano e frate Attilio tentano la loro missione impossibile: avvicinare al Vangelo i ragazzi che preferiscono l’Orio all’oratorio.

«Non vogliamo fare proseliti o importunare i ragazzi— mette le mani avanti frate Attilio— ci basta farci vedere e incuriosirli. Noi sappiamo che hanno nel cuore le domande sul senso della fede e della vita».
A vedere quelli che, di fianco alla loro postazione, nella galleria commerciale al primo piano, fanno la fila per provare l’X Box 360, non si direbbe mica tanto. Eppure, dopo qualche minuto, il fascino del saio fa il suo effetto. «A dir la verità, credevo fossero solo travestiti da frati», confessa Debora, 15 anni, che all’Oriocenter ci viene in bus quasi ogni sabato e domenica pomeriggio che il Signore manda in terra, assieme a Gianluca, il fidanzatino d’un paio d’anni più grande. Si avvicinano al touch screen dei francescani, affrontano il test fatto di domande tra l’indiscreto e il bizzarro.

«Cosa invidi di più: il dribbling di Messi, l’eleganza di Ambeta o il soldi di Berlusconi?»; «Quando è giusto fare l’amore?»; «Cosa rispondi a un amico che ti stressa un po’ con i suoi problemi?»; «Un uomo o una donna sposati ti fanno la corte: cosa fai?».
Solo alla fine si scopre che era un test sui Dieci Comandamenti (ma ce n’è anche uno sulla vita di San Francesco). E, per chi è arrivato in fondo, il premio è un dépliant che li traduce in linguaggio un po’ più moderno. «Beh, può essere utile, io me ne ricordavo solo tre o quattro». Valentina, diciottenne di Albano Sant’Alessandro, trova che quella dei frati sia un’idea geniale: «In fondo è vero, i giovani non vanno più in chiesa o all’oratorio, per cui è giusto venire a cercarli qui, dove ce ne sono sempre così tanti».

«L’Oriocenter è diventato un po’ il sostituto del muretto», dice frate Attilio. E Giancarlo Bassi, presidente del centro commerciale, concorda: «Qualcuno dice che siamo ormai la vera piazza di Bergamo. Ma questo vuol dire che non possiamo lasciare fuori i problemi di una società che si disgrega. Siamo un luogo di incontro e di ascolto. Anche, perché no, della parola di Dio. Per questo abbiamo subito detto sì alla proposta dei frati». Sante parole. Ma non c’è il rischio che i frati convertano i suoi giovani clienti a uno stile di vita più francescano? «Io dico sempre che fare del bene al prossimo porta fortuna anche a te».

Intanto, davanti al touch screen, si consuma un piccolo prodigio. Michela, 22 anni, addetta alla postazione X Box stacca un paio di minuti per venire a fare il test accanto a frate Attilio (che promette di coprirsi gli occhi mentre lei risponde alle domande più «scabrose»). «Ero curiosa e volevo provare. E’ stato divertente».
In fondo, altro che X Box: solo al touch screen dei frati si può toccare il Cielo (quello con la maiuscola) con un dito.

postilla
il riferimento al Reverendo Billy forse serve all’Autore dell’articolo per dimostrare una certa conoscenza della materia, ma non potrebbe essere più fuorviante. E per un motivo abbastanza ovvio, se si osserva per un istante la premessa: l’ossigenato predicatore viene tenuto a rigorosa distanza dalle gestioni dei centri che avvicina, mentre i magari battaglieri fraticelli sono accolti a braccia aperte dai manager commerciali bergamaschi. Differenza da poco, non importante? Invece è tutto lì: il mall spazio privato era e spazio privato resta, e la direzione gentilmente concede ai frati uno spazio provvisorio sotto i lucernari. Magari, è il primo passo eroico perché (è già successo marginalmente in Italia) poi si installi una chiesa, magari rigorosamente cattolico-orobica in omaggio alla tendenza prevalente locale.
Su questo sito non mancano certo articoli che raccontano in tutte le salse quanto il modello religione/commercio possa articolarsi, senza per questo cambiare di un atomo la natura dei centri commerciali, di forma urbana anomala e sostanzialmente autoritaria. Basterebbe immaginarsi cosa può succedere, ad esempio, se in quella chiesa volessero rifugiarsi dei profughi, no? Se serve al business, vengano pure, magari a Natale e con copertura mediatica adeguata. Se solo fanno calare dell’1% le vendite dell’ipermercato o del media store , invece … E ho detto tutto! (f.b.)









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
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I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
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