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Amore affacciati, c’è l’urbanisticaaaaaa!
Data di pubblicazione: 17.03.2011

Autore:

A New York, nella migliore tradizione del musical, dell’intrattenimento di qualità, la compagnia The Civilians, mette su uno spettacolo … con gli atti di un iter urbanistico. E noi? Non c'è qualche serio problema di comunicazione sui temi della città?

Ascoltavo in radio un paio di giorni fa una serie di interviste al volo coi ragazzi di Tor Bella Monaca a proposito della notoria pensata dell’amministrazione Alemanno per “riqualificare il quartiere”. A differenza di quello che succede spesso (un po’ troppo spesso) le varie voci non parevano filtrate attraverso il personale bilancino del giornalista, e in effetti si ascoltava un po’ di tutto: contrari, favorevoli, favorevoli a certe condizioni, contrari ma per un motivo particolare. Insomma una grande insalata di tutto e di più. In un modo o nell’altro, a voler cercare, qualche bandolo dell’intricata matassa lo si trovava: deficit partecipativo, si potrebbe chiamarlo. Scordarsi rigorosamente però qualunque eco anni ’70.

La bella pensata di Alemanno e Krier a qualcuno piaceva pure molto, almeno sulla carta, ma la sensazione che accomunava tutti era quella del fastidio per essere messi lì, davanti alla proposta che non si può rifiutare, modello belle statuine affacciate allo schermo della pubblicità. Certo, poi c’è pure quel modello anni ’70 di partecipazione, conflitto, “tutti in piazza” e compagnia bella. Ma interessa solo ed esclusivamente qualche aspirante politico old fashion, ovvero chi appunto pur in ottima fede speranza e carità si accosta al tema della partecipazione in un’ottica oggi minoritaria, forse consapevolmente elitaria.

E invece in questi giorni ad appena poche migliaia di chilometri oltre Atlantico una vicenda a modo suo assai simile va in scena (letteralmente) nella sua forma più post-moderna. Titolo: “In the Footprint”, dove footprint letteralmente significa “impronta”, ma è anche il termine usato per il calcolo degli indici urbanistici. E il sottotitolo chiarisce subito qual è l’oggetto del contendere: “La battaglia delle Arlantic Yards”, ovvero gli scali ferroviari dismessi di Brooklyn dove negli anni recenti si sono incrociati e scontrati nella migliore tradizione epica dei nostri giorni una archistar, un grosso palazzinaro, varie branche dell’amministrazione locale, abitanti, comitati, parrocchie ecc. ecc.

Il critico teatrale del New York Times Charles Isherwood nella sua recensione (A Brooklyn Civics Lesson, Offered in Word and Song, 23 novembre) non può fare a meno di meravigliarsi del fatto che nonostante tutte le premesse e i sospetti lo spettacolo è piacevolissimo, leggero, godibile, di alto profilo musicale, ma al tempo stesso non trascura nulla della vicenda, dei suoi personaggi. Impensabile in effetti a una prima occhiata, visto che i testi delle canzoni sono ricavati … dagli atti dell’iter di quanto noi chiameremmo Valutazione Strategica, e lì prende il nome se possibile ancor più burocratico di Unified Land Use Review Procedure. Così burocratico che da tempo immemore i soliti buontemponi locali hanno già trovato il modo di addomesticarlo, di avvicinarlo un po’ alla vita quotidiana di casalinghe e ragazzini. La sigla ULURP è stata semplicemente traslitterata nel succoso You Slurp!

Con In the Footprint si conferma nonostante tutto (nonostante tutto perché dal punto di vista “partecipativo” in senso stretto quella delle Atlantic Yards è una sconfitta) la potenzialità sociale di un processo aperto, in grado davvero di operare in modo trasparente e mettere in campo tutti gli strumenti e anticorpi della comunicazione moderna. Ci sono le scivolose scartoffie della burocrazia, la potenza di fuoco dei rendering di Frank Gehry, l’indignazione dei conservazionisti, le apparentemente leggere sventole dei grandi decisori, sindaco o costruttore, le voci singole o collettive degli abitanti. Tutto, in grado di ricomporsi nel processo, se non nel progetto, nel prodotto spaziale, nella distribuzione di oneri e onori. E noi?

Noi magari potremmo liquidare anche questo come la solita americanata che non ci riguarda: folklore, o al massimo cosa curiosa ma troppo esotica per avere senso nella vita vera. Sarà vero?
Probabilmente no. Sicuramente no, se si pensa ai ragazzi di Tor Bella Monaca, e al poco di comprensibile (per loro, e per tanti altri) che ronza sopra le loro teste in termini di dibattito fra chi ne capisce. Dove in fin dei conti dei bisogni veri e tangibili non frega niente a nessuno, salvo le solite ottime intenzioni di infilare la società in spazi adeguati: il che a ben vedere poi ad esempio non distingue la destra dalla sinistra, in sé.

Si è provato in tempi assai recenti a discutere di quanto una migliore trasparenza nei processi decisionali potrebbe rappresentare la chiave di volta di tante cose. Di un maggiore controllo degli equilibri pubblico/privato (nel senso non ideologico e più autentico di do ut des) nelle trasformazioni, e fino ala prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il fatto che adesso l’urbanistica partecipata possa diventare anche un musical, carino e gradevole, ci dice almeno due cose: 1) ci sono tante possibilità su cui riflettere; 2) siamo dei veri trogloditi.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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