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Commercio: idee e coraggio contro la crisi
Data di pubblicazione: 26.11.2010

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Dal Corriere della Sera ed. Milano, 26 novembre 2010: nel deserto dell’iniziativa pubblica cittadina, proposte più o meno integrate e fai-da-te per evitare anche la desertificazione delle vie e dei quartieri

I commercianti di Milano affilano le armi. Messi all’angolo dalla crisi e dalla distribuzione organizzata tentano in tutti i modi di difendersi: personalizzano il servizio, diversificano le attività, fanno rete con altri esercenti o cercano di espandere il business con l’aiuto di Internet. E alla fine, dicono i dati della Camera di Commercio, resistono.

«Il saldo tra negozi che hanno avviato un’attività è quelli che l’hanno cessata è vicina al pareggio mentre nel primo trimestre era pesantemente negativo», rileva Renato Borghi, vicepresidente di Unione Confcommercio Milano: nella seconda parte dell’anno i negozianti al dettaglio hanno «trovato la forza di reagire» e cominciato a risalire la china. «Da un lato si rafforza la grande distribuzione, organizzatasi per essere anche negozio di prossimità; dall’altra nascono in molti quartieri piccoli centri commerciali intra-urbani sul modello one stop shop», spiega Sandro Castaldo, ordinario di Marketing alla Bocconi. Emblematico il lancio dei nuovi Upim «Pop-in-the-city» dove si trovano angoli con prodotti estranei alla gamma dell’insegna, dai libri all’elettronica, la cui gestione è delegata a rivenditori terzi. Di fronte a tutto questo la piccola bottega, da tempo in crisi strutturale, come risponde? «Non le resta che una cosa: facilitare la vita al cliente, conquistarne la fiducia, sorprenderlo con servizi particolari per rafforzare il più possibile la sua affezione, anche emotiva, con il negozio», sintetizza Castaldo.

Se la parola d’ordine è «innovare per r-esistere», i commercianti milanesi non mancano di creatività. Ecco la storica farmacia «Ambreck» di via Stradivari che ingrandisce il laboratorio, offre consulenze specializzate sulla dermocosmesi e adesso manda anche newsletter e periodici questionari per testare l'indice di gradimento del servizio. O la macelleria «Faravelli» di corso Italia, che al solito banco delle carni ha aggiunto cucina e consegna a domicilio. O ancora la tabaccheria 20 di via San Vito che si è ingrandita per offrire anche pasti caldi, organizza mostre, ha un sito aggiornatissimo ( www.20milano.com) e per diversificare, da un anno a questa parte, ha aperto sotto la stessa insegna un ristorante e una edicola dove, accanto alle riviste, vende anche libri e fiori.

E poi il negozio di mobili «Lago», in corso Lodi, che ha proposto ad alcuni clienti di aprire le loro case come show room in cambio di un arredamento nuovo a prezzi scontatissimi e posta, sul suo blog, dei video girati negli appartamenti abitati. O «AgentExpress», con sede fisica presso la Pergolesi Travel, che grazie ad Ottavio Scotto ha inaugurato un servizio ambulante che raggiunge i potenziali clienti ovunque. Molti piccoli stanno poi imparando a fare «massa critica» per gestire centralmente gli acquisti o l’amministrazione. Nell’occhialeria è il caso della catena «Nau», ma accade anche tra le agenzie immobiliari: «La tendenza per cui i professionisti si aggregano e accentrano talune funzioni è ormai evidente», afferma Lionella Maggi, presidente aMilano di Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari).

E in ultimo: a Milano più che altrove molti negozianti, anche quelli refrattari al web, pur di sopravvivere sfruttano le possibilità offerte dall’online. E i risultati sembrano premiare. Anche se, come nota Pietro Rosa Gastaldo, direttore della Confesercenti milanese, l’ecommerce da noi «rimane un fenomeno di nicchia che riguarda in certa misura turismo ed editoria». Le potenzialità non sfruttate sono enormi.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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