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Può una famiglia suburbana vivere in modo sostenibile?
Data di pubblicazione: 26.11.2010

Autore:

Sino a che punto possono arrivare le grandi decisioni pubblico private, e sino a quale invece gli stili di vita quotidiani, per evitare una catastrofe? Una domandina non da poco, su Scientific American, 25 novembre 2010

Titolo originale: Can a suburban family live sustainably? Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Stavamo lì, a sfrecciare nell’atmosfera per un volo breve verso casa da Baltimora a Atlanta (930 kmh, circa 100 kg di anidride carbonica a testa). Mio marito, Mike, era immerso nel suo iPod, io nel mio libro, How, Flat and Crowded 2.0, quando mi ha colpito un passaggio del capitolo su petrolio e geopolitica: “ Il problema per gli americani è, quando i prezzi [del petrolio] scendono?
Friedman stava trattando quella che chiama “La Prima Legge della Petrol-politica”, la proporzionalità inversa fra prezzi del greggio e riforme nei paesi in cui il petrolio sta alla base del Pil, con governi inaffidabili o repressivi. Paesi come Federazione Russa, Venezuela, Arabia Saudita o Angola.

Sostiene che col barile a 81 dollari non esistono incentivi perché questi governi promuovano la democrazia, se i loro forzieri vengono inondati dai proventi dell’oro nero, in modo indipendente dalle capacità dei cittadini. E gli americani sono legati a questo cordone ombelicale, con perniciose conseguenze economiche e ambientali. Friedman si spinge anche più in là, a dire che per una ricostruzione economica, un risanamento ambientale, una riorganizzazione nazionale, gli americani avrebbero bisogno di una vera rivoluzione verde, di scrollarsi di dosso la dipendenza dal petrolio e adottare energie pulite.
É una cosa che coinvolge anche me? Gulp.
Che il pensiero di Friedman sia discutibile o meno, la sua prospettiva continua a farmi riflettere: politica globale, consumi energetici, qualità della vita umana e dell’ambiente, sono cose difficili da districare, come un nodo gordiano.

La cosa non vale soltanto per il petrolio. Risorse idriche, sicurezza alimentare, foreste e biodiversità, tutte sono messe in discussione dalle nostre scelte riguardo agli stili di vita. Secondo il Global Footprint Network, se tutti vivessero come l’americano medio, avremmo bisogno di cinque pianeti Terra per farcela.
Così quello che mi resta di quella breve frase, letta mentre galleggio a diecimila metri sul livello del mare, con emissioni di anidride carbonica superiori a quelle annuali di un abitante medio del Mali, è il bisogno di riconoscere la mia responsabilità a cercare di vivere in un rapporto mutualistico con gli altri e il pianeta. E non dall’anno prossimo o dalla prossima settimana. Adesso.

Ma cosa può fare una persona, una famiglia?
Mi considero piuttosto orientata verso il problema ambientale. É il mio lavoro. Ma anche così non ho la più pallida idea di quanta energia consumi la mia famiglia, delle tonnellate di anidride carbonica (CO2) che emettiamo, di dove si collochi la nostra impronta ecologica – la quantità di gas serra che spediamo nell’atmosfera con abitudini come guidare o volare – rispetto a una graduatoria mondiale di sostenibilità.
Se la presentassimo davanti alla giuria di un premio per l’ambiente la nostra impronta probabilmente si meriterebbe dei grandi fischi in platea. Ma continuo a sperare di poter vivere concretamente ciò che apprendo. Non sono certamente quei negoziati internazionali sul clima, o il progetto di legge del Senato costantemente bloccato, a poter fungere da fari guida in grado di portare il nostro mondo sempre più immerso nel CO2 verso un futuro carbon-neutral e di clima equilibrato.
Forse è arrivato il momento di immaginarmi come una specie di cavia “verde” e di rendermi conto della mia posizione.

Problema:è possibile che una famiglia suburbana americana riesca a vivere in modo sostenibile, senza per questo dover tornare ai tempi delle capanne, dei fuochi da campo, senza elettricità? Incrociamo le dita e speriamo che la risposta sia SI, perché quella cosa l’ho sperimentata sul serio, ed era dura.
L’idea è di imparare facendo. Di farsi una completa revisione energetica. Se siamo classificati oltre quanto scientificamente sostenibile (ovvero per mantenere le emissioni di CO2 al di sotto delle 350ppm ed essere compatibili con le risorse di una sola Terra) allora vuol dire che metterò la mia famiglia a dieta low-carbon, bassi consumi. Spero lo facciate anche voi …

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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
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Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
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Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
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Bottini, Fabrizio
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