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Una rete metropolitana alimentare sostenibile
Data di pubblicazione: 17.03.2011

Autore:

In un estratto dal Piano Regionale per l’area metropolitana di Chicago, ottobre 2010, la strategia territoriale integrata per un rapporto virtuoso fra produzione agricola, consumi, salute, qualità della vita. Quello che la Milano dell'Expo non ha fatto, insomma

Titolo originale del rapporto: Go To 2040: Comprehensive Regional Plan Estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

Aumenta l’interesse per i crescenti impatti ambientali, la sicurezza, la qualità di ciò che mangiamo. Sempre più diffusa è anche un’attenzione a quanto diseguale sia la possibilità di accesso ad alimenti freschi, nutrienti, economici, e le implicazioni per la salute dei cosiddetti “deserti alimentari” (aree prive di esercizi commerciali che offrono questi tipi di prodotti). Il modo in cui abitanti e enti della regione accedono alla propria alimentazione parrebbe un argomento da lasciarsi alle scelte singole, alle decisioni delle imprese. Ma la rete del sistema alimentare è fortemente influenzata dalle politiche pubbliche relative all’uso del territorio, ai trasporti, e a molti altri aspetti affrontati dal piano GO TO 2040. A sua volta, il sistema dell’alimentazione influenza direttamente economia, ambiente, salute collettiva, eguaglianza, qualità della vita generale.

I paragrafi che seguono affrontano il tema secondo due distinti ma correlate aspetti: (1) la produzionealimentare nella nostra regione, e (2) la possibilità per gli abitanti di accedere ad alimenti freschi, nutrienti, economici. Produzione e accessibilità dei cibi non sono ambiti del tutto separati. Ad esempio, alcune scelte programmatiche particolari, come progetti di agricoltura urbana nei deserti alimentari, possono comprendere sia l’uno che l’altro. Ma spesso richiedono scelte diversificate, come dimostra il fatto che esiste comunque una necessità di accedere facilmente a cibi freschi ed economici, indipendentemente da dove essi vengono prodotti.

Per “alimenti locali” si intendono prodotti disponibili per il consumo cresciuti, lavorati, confezionati, distribuiti all’interno delle sette circoscrizioni di contea dell’area del Piano e nella regione circostante. Un sistema alimentare locale si compone di una varietà di elementi, che vanno dagli orti domestici e di quartiere alle grandi aziende agricole commerciali, con tutto ciò che occupa un posizione intermedia fra queste estremità. “Sostenibile” vuol dire in grado di rispondere alle necessità del presente senza compromettere quelle del futuro. La sostenibilità è essenziale per tutti gli aspetti del sistema alimentare locale, dai modi di coltivazione a quelli di distribuzione, allo smaltimento dei rifiuti. Quindi dire “alimenti sostenibili locali” deve unire entrambe le cose.

Il sistema alimentare locale della regione deve essere rafforzato nella sua sostenibilità:
Facilitando la produzione e lavorazione sostenibile, sostenendo l’agricoltura urbana e la tutela delle superfici agricole, contribuendo allo sviluppo di una rete di mercato per i prodotti locali, aumentando la convenienza di intraprendere qualunque tipo di attività agricola.
Migliorando la disponibilità di alimenti freschi, sani, nutrienti, economici, in particolare per chi abita nei cosiddetti “deserti alimentari”, e legare i programmi per l’alimentazione alla produzione locale.
Diffondere consapevolezza mettendo a disposizione dati, ricerche, formazione, aggiornamento per pubblici amministratori, programmatori, abitanti, stimolando gli studi per comprendere e investire meglio nella produzione locale sostenibile.
Il sistema alimentare si inserisce in una più ampia e diversificata rete economica agricola, che comprende anche produzioni da commercializzare su scala maggiore, o l’agriturismo, e la Chicago Metropolitan Agency for Planning riconosce l’importante ruolo dell’agricoltura nella regione. I paragrafi che seguono ne descrivono la situazione attuale, l’importanza di una produzione locale sostenibile, le azioni necessarie a sostenerla.

VANTAGGI

Nella fase di discussione pubblica per il piano GO TO 2040 denominata “Inventiamo il Futuro”, gli abitanti hanno spesso sollevato la questione dell’accesso agli alimenti, e quella degli impatti ambientali delle scelte alimentari.
É emerso anche un notevole interesse del pubblico verso alimenti locali sostenibili dalle ricerche di settore finanziate dal Chicago Community Trust.
Alcune recenti leggi federali e statali confermano il sostegno alla promozione dei sistemi locali. Nel 2008 il Farm Bill prevede 1,3 miliardi di dollari su un arco di dieci anni per colture particolari (frutta, verdura ec.) a sostegno delle produzioni locali e di una migliore distribuzione di tali prodotti. A livello statale l’Illinois Local Food, Farms, and Jobs Act del 2009 (Public Act 96-0579) fissa alcuni obiettivi per far acquistare prodotti locali dagli enti e agenzie dello stato. La legge istituisce anche il Local Food, Farms, and Jobs Council per rispondere alla relative domanda di infrastrutture, formazione e coordinamento tra uffici. Tutto questo dimostra la crescente consapevolezza a proposito dei vantaggi di una alimentazione locale.

Qualità della vita

Nella nostra regione risulta sovrappeso o obeso oltre il 61% degli abitanti, e questo non significa necessariamente ben alimentato. Una dieta scorretta può derivare dalla difficoltà di accedere a prodotti di elevata qualità, e ciò contribuisce a determinare obesità infantile, diabete, e altre malattie legate alla nutrizione. Si calcola che uno su tre americani nati nel 2000 potrà sviluppare nel proprio arco di vita il diabete Tipo 2 (già noto come diabete degli adulti), con quote anche più alte per afroamericani e latinoamericani. Alcune strategie per migliorare l’accesso a cibi freschi e sani, insieme a una educazione alimentare, possono contribuire a superare questi problemi, come già evidente a livello federale, statale, locale. Valutando che sono 23,5 milioni gli americani privi di comodo accesso a un supermercato, una recente ricerca sottolinea quanto l’accesso a cibi sani possa far diminuire il rischio di obesità e altre malattie croniche correlate. Le ricerche dimostrano inoltre che, introducendo negozi alimentari in aree che ne sono prive, aumentano i consumi di frutta e verdura degli abitanti, specie nelle famiglie a redditi più bassi. Inoltre, un rapporto del 2009 sull’accessibilità alimentare a Chicago rileva che la distanza dal negozio più vicino (comparando i dati con quelle dai negozi di beni essenziali delle fasce sterne) ha un rapporto diretto con la crescita di incidenza di malattie come cancro, cardiovascolari, diabete, del fegato, specie nei quartieri afroamericani.

Legare le politiche locali per l’alimentazione all’assistenza per i pasti può avere effetti positivi su entrambi i fronti. Ampliare l’offerta di esercizi che accettano i buoni dell’assistenza (ad esempio farmers’ markets, produzioni di quartiere e altri tipi di attività) rende gli alimenti freschi più accessibili alle fasce a basso reddito, e un effetto simile si può ottenere con accordi fra produttori e cucine popolari.
Produzione e consumo possono costruire una vivace cultura e identità regionale, un senso di appartenenza. I rapporti fra abitanti, imprese commerciali, agricoltura, possono essere sostenuti integrando alimentazione e città. Ad esempio, un farmers’ market del sabato può essere molto più che non un posto dove si compra da mangiare. É anche un luogo di incontro sociale per i quartieri, e consente di mettere in contatto abitanti e produttori.

Economici

Produzioni e lavorazioni alimentari sono diventate sempre più efficienti nel corso della storia umana. Sono migliorate straordinariamente le rese, specie nell’ultimo secolo, grazie ai progressi tecnologici, all’organizzazione, alle macchine, all’uso di fertilizzanti e pesticidi. Le produzioni locali oggi non sono una componente prioritaria dell’economia agricola. Ma eliminando alcuni ostacoli — come certe norme e pratiche, o un sistema artificioso dei prezzi — e lasciando lavorare il mercato, anche i sistemi alimentari locali possono diventare economicamente autosufficienti.

Aumentare la produzione, distribuzione, commercializzazione di alimenti locali, rafforza l’economia regionale. Gli abitanti dell’Illinois spendono ogni anno 48 miliardi di dollari per mangiare, quasi tutti (se ne calcolano 46 miliardi) per importazione, e quindi facendo uscire tutti questi dollari dai confini dello stato. Acquistare ciò che cresce localmente mantiene qui quei dollari, che possono essere reinvestiti nella regione, a sostegno delle sue attività e posti di lavoro. Sulla base di stime per altre regioni, un 20% di incremento nella produzione e acquisto alimentare locale genera circa 2,5 miliarid di attività economiche all’interno del territorio. I calcoli del rapporto Local Food, Farms & Jobs: Growing the Illinois Economy del marzo 2009, danno una cifra anche più alta, da un minimo di 20 a un massimo di 30 miliardi di dollari per il territorio dello stato. Un altro rapporto pubblicato dal Leopold Center for Sustainable Agriculture nel marzo 2010 rileva che un incremento nella produzione di frutta e verdura per consumi locali ha impatti positivi sia per l’Illinois che per il Midwest settentrionale nel suo insieme.

Una migliore accessibilità alimentare ha altri effetti economici positivi. Un negozio urbano in grado di fornire un servizio completo di norma dà lavoro a 150-200 dipendenti, con un volume di vendite settimanali di 200.000-300.000 dollari. Se nel caso di alcuni quartieri è comunque necessario in un promo tempo qualche tipo di finanziamento pubblico per favorire l’insediamento di un esercizio del genere, la domanda di migliore servizio delle aree cosiddette “deserto alimentare” è in grado di rispondere positivamente agli investimenti, sa pubblici che privati. Inoltre, anche gli effetti sulla salute citati nei paragrafi precedenti hanno un portato economico, dato che una buona salute rappresenta importante prerequisito di successo nel sistema educativo e nel mondo del lavoro.
Rafforzare le reti alimentari può rendere economicamente sostenibile la tutela delle superfici agricole esistenti. Negli ultimi decenni, la regione ne perdeva ogni anno circa 6.500 ettari, e attualmente ne restano 320.000; con l’urbanizzazione diventa sempre più difficile trovare gli ampi spazi indispensabili per alcune colture base e l’allevamento.

Un aumento di domanda per prodotti locali come le verdure, semplici da gestire anche in numerosi e decentrati piccoli spazi, fornisce occasioni produttive in più a molti aspiranti agricoltori. La tutela delle superfici, oltre a mantenere così una risorsa economica, contribuisce a conservare i caratteri rurali della nostra regione e a far restare vitale l’agricoltura.
Produrre localmente mantiene anche elevati i valori dei terreni, e che può essere utilizzato come strumento di riqualificazione in certe zone. Spazi inutilizzati o abbandonati (specie da funzioni industriali) possono danneggiare i quartieri circostanti, e se destinati a funzioni produttive possono avere effetti positivi sui valori: sino al 30% in più secondo una ricerca su un’ara urbana di Filadelfia.

Ambientali

Un sistema locale alimentare sostenibile ha molti effetti positivi di tipo ambientale e per la conservazione. In primo luogo può essere una strategia per affrontare gli effetti del cambiamento climatico. La produzione alimentare, coi suoi apporti in macchinari agricoli, fertilizzanti e pesticidi, è di gran lunga la componente più energivora del sistema, ma attraverso pratiche più sostenibili è possibile ridurne l’impronta. E ci sono anche i vantaggi ambientali diretti legati agli spazi verdi, come la gestione dei deflussi di acque piovane, miglioramento della qualità idrica, riduzione delle isole di calore urbane. Da tenere in considerazione anche disponibilità e domanda di acqua.

Altro problema la distanza che percorre ciò che mangiamo dal campo alla tavola: i cosiddetti “chilometri cibo”. Mediamente un prodotto viaggia oltre duemila chilometri, contro la media dei prodotti locali che invece si sposta per un’ottantina. Anche se questi chilometri cibo pesano solo per l’11% delle emissioni complessive di gas serra di tutto il sistema, la loro riduzione significa anche contenere gli effetti dell’incremento di costi degli alimenti da incremento dei prezzi di carburante. Che se continua come accaduto negli ultimi vent’anni, renderà assai meno economico che in passato il sistema di distribuzione alimentare globale.

Una rete alimentare può anche diventare tecnica di gestione dei rifiuti e produzione di energia. Promuovere un “circuito chiuso” nel quale ogni passaggio diventa anche una risorsa, per la regione significa non mandare scarti in discarica. Si calcola che negli Usa sia il 41% dei rifiuti alimentari ad andare in discarica, a occupare spazio, a sprecare sostanze nutrienti, a rilasciare metano. Ma queste sostanze nutrienti possono essere conservate producendo compost destinato alla produzione alimentare locale, agli orti, al verde ornamentale; così si riduce o elimina del tutto il bisogno di fertilizzanti, migliorando la qualità delle acque. Inoltre, gli scarti alimentari possono essere inseriti nel cibo per animali, o convertiti a fonti di energia rinnovabile e carburanti.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Produzione alimentare locale

La regione è da decenni un nodo fondamentale per la produzione, lavorazione distribuzione alimentare. Ma attualmente gran parte di ciò che si produce non va direttamente all’alimentazione umana, in parte anche per il tipo di sussidi federali orientati verso grandi colture come i cereali, e non verso produzioni come frutta e verdura.
Nella regione principalmente granturco, soia, foraggi. A riflettere lo storico scostamento dalle esigenze locali verso una logica globale, sostenuto dalle politiche governative, da alcuni vantaggi competitivi (posizione, disponibilità d’acqua, clima, qualità dei suoli, infrastrutture, marketing), e investimenti tecnici pensati per le economie di scala e la massima efficienza in agricoltura. Oggi poche aziende producono enormi quantità di alimenti: il numero è diminuito dal 1935, quando erano 6.8 milioni, ai soli 2,1 milioni del 2005, mentre il prodotto agricolo Usa nel medesimo periodo è cresciuto del 152%. Ma queste tendenze di lungo termine alla concentrazione, specializzazione, meccanizzazione dell’agricoltura, hanno avuto ripercussioni negative ad esempio sull’ambiente.

Oggi anche in reazione a questi problemi, e alla crescente domanda di prodotti locali, aumenta l’interesse a investire in metodi diversi di produzione e distribuzione alimentare. Anche se al 2007 è solo l’8% delle aziende agricole della regione (3.748) a produrre direttamente per il consumo umano, si tratta di una quantità in ascesa grazie alle aziende biologiche, alle colture urbane, alle cooperative alimentari, alle produzioni-vendita di quartiere (CSA), ai farmers’ markets. Questo incremento della domanda di alimenti prodotti in modo più sostenibile si legge anche nella crescita del commercio locale: fra il 1999 e il 2008, il numero di farmers’ market e iniziative CSA nello stato ha avuto un’impennata. Il comparto in sviluppo più rapido è quello del biologico, con incrementi annui del 20% ultimamente. É comunque anche aumentata l’importazione dei prodotti biologici, perché gli Usa da soli non riescono a coprire tutta la domanda. La cui crescita è quindi un’occasione per produrre localmente anche nella nostra regione.

Coerentemente con le tendenze nazionali, la quantità regionale di piccole aziende cresce del 7% nel 2002-07, con una maggiore diversificazione di colture e operatori. IL che avviene anche a fronte di una continua restrizione delle superfici disponibili per l’agricoltura. Tutte le circoscrizioni di contea ella regione hanno sperimentato queste riduzioni per molti decenni, nonostante i molti tentativi di tutelare questa importante eredità.
Altro elemento notevole della produzione alimentare è la forza lavoro: imprenditori e dipendenti. Su 76.000 contadini in Illinois, solo qualche centinaio lavora per il mercato locale. Inoltre l’età media del titolare era di 56 anni nel 2007, in crescita, a significare la necessità di attrarre operatori più giovani.

Cifre che evidenziano come si debba allargare la base dei produttori per andare verso un sistema produttivo sostenibile. Nonostante alcune tendenze promettenti, si intrecciano ostacoli economici e di politiche a costringere il mercato degli alimenti locali a piccole dimensioni. Differenze normative, strascico di pratiche economiche, necessità di infrastrutture (per la distribuzione, immagazzinaggio, lavorazioni ecc.) si intrecciano a impedire la crescita delle produzioni locali e spingere verso l’alto i prezzi. La Chicago Metropolitan Agency for Planning non prevede che la regione, nemmeno collaborando con le aree confinanti, possa mai riuscire a produrre tutto quanto necessario ai suoi abitanti. La rete alimentare globale continuerà a servirci, anche perché alcuni cibi non sono certo facili da produrre nel Midwest. Il che non significa che la produzione locale non possa sicuramente crescere ben oltre i livelli attuali.

Accessibilità degli alimenti

Una produzione localizzata rappresenta solo un aspetto della questione. I cibi, freschi, nutrienti, economici, devono anche essere a disposizione di tutta la popolazione. Oltre il 9% (730.866) degli abitanti della regione si trovano dentro a “deserti alimentari”, senza poter accedere facilmente a negozi con una buona offerta. Spesso questi coincidono con quartieri a basso reddito e di minoranze etniche e razziali, urbani e suburbani.
Certo la fame non è un sintomo di povertà necessariamente legato alla produzione locale o meno, ma è comunque utile riflettere sul contesto dei sistemi alimentari. Il Dipartmento dell’Agricoltura (USDA) stima che il 9,5% dei nuclei familiari dell’Illinois fra il 2005 e il 2007 ha avuto difficoltà di accesso ad alimenti sufficienti alle necessità essenziali, per problemi finanziari, ovvero ciò che si chiama “insicurezza alimentare”. Il sistema delle banche del cibo e di altri programmi di assistenza è di difficile gestione, e chi partecipa ai progetti è solo una quota del fabbisogno effettivo. Le banche del cibo dipendono dalle donazioni, e possono anche non avere forniture sufficienti di alimenti freschi e nutrienti.

INDICATORI E OBIETTIVI

Il piano GO TO 2040 propone di verificare i progressi della regione verso un sistema alimentare locale sostenibile secondo due indicatori: la produzione considerata in superfici di territorio destinate a colture per il consumo umano, l’accesso considerato in quanto percentuale della popolazione che risiede in “deserti alimentari”.

Produzione alimentare

La produzione alimentare si può verificare secondo due indicatori derivati dai dati del Dipartimento dell’Agricoltura. Il primo segue le superfici di territorio regionale usate per le colture destinate al consumo umano. Attualmente ammontano a circa 2.250 ettari per consumo diretto, ovvero lo 0,71% del totale al 2007 (312.500 ha). Queste superfici per il consumo diretto diminuiscono costantemente da un decennio, da 4.450 ha nel 1997, a 3.390 nel 2002, alla cifra citata del 2007. Il nostro obiettivo è di incrementare nel tempo le superfici regionali destinate a colture per consumo locale. Un incremento che si può conseguire attraverso diverse strategie, come l’agricoltura urbana in aree a insediamento denso, su spazi inutilizzati e sottoutilizzati, o su superfici già oggi coltivate, se aziende e mercati lo consentono. Uno dei meccanismi da considerare per introdurre varietà per consumo locale è quello di progetti pilota di rotazione con le colture attuali.

Il secondo indicatore segue il valore dei prodotti agricoli direttamente venduti ai singoli nella regione per il consumo. Un valore che cresce costantemente da tutto lo scorso decennio, dai 2.482.000 di dollari nel 1997 ai 4.661.000 del 2002, e ai 6.484.000 del 2007.
Per questi indicatori non sono stati fissati obiettivi quantitativi al 2040. Sono necessarie ulteriori ricerche e analisi per determinare quasi possano ragionevolmente essere. Una delle raccomandazioni essenziali di GO TO 2040 è appunto di acquisire più dati.

Deserti alimentari

Oltre alla produzione alimentare, va valutata anche l’accessibilità del cibo. Che è inversamente proporzionale ai deserti alimentari. Eliminando i secondi si incrementa la prima. Al momento è il 9% della popolazione regionale (esclusa la Kendall County per cui non sono ancora stati raccolti i dati) ad essere localizzata entro deserti alimentari o comunque con difficoltà a raggiungere un grande supermercato alla portata del reddito medio calcolato nelle sette circoscrizioni di contea (52.170 dollari per nucleo familiare). L’obiettivo è di eliminare i deserti alimentari per il 2040.

RACCOMANDAZIONI

Le raccomandazioni di GO TO 2040 per un sistema alimentare locale sostenibile riguardano tre ambiti: produzione, accesso, aspetti generali come aumento dell’informazione o miglioramento delle conoscenze di base.
Scopo delle raccomandazioni è un percorso dall’alimentazione locale come mercato di sola “nicchia” a sistema vitale e autosufficiente. Ulteriori particolari a proposito sono reperibili in uno specifico rapporto predisposto da Chicago Community Trust, Chicago Food Policy Advisory Council (CFPAC), e dalla Città di Chicago in collaborazione con la Chicago Metropolitan Agency for Planning.

Facilitare produzione e lavorazione locale sostenibile di alimenti

Elemento importante della produzione alimentare è la disponibilità di terreni. Esistono due approcci paralleli, quello di promuovere l’agricoltura urbana nelle aree già edificate, e quello di tutelare le superfici agricole e di spazi aperti. Con l’agricoltura urbana esiste l’occasione di convertire aree e spazi alla produzione alimentare, dai giardini domestici, agli orti di quartiere e di vicinato, alle serre, ai tetti verdi, all’idroponia, oltre a piccoli spazi commerciali nei contesti a maggiore densità. Oltre a produrre alimenti, l’agricoltura urbana valorizza spazi aperti e socialità, aumenta il valore di ambiti non utilizzati, migliora l’economa, è un’occasione di formazione al lavoro. Tutto il processo di acquisizione e conversione delle superfici disponibili, sottoutilizzate, dei tetti a funzioni agricole, deve essere fluidificato e semplificato. Il tipo di gestione dello spazio, dal verde, al ciclo delle acque piovane, alle recinzioni, deve essere inserito in modo compatibile alla produzione alimentare locale. La qualità del suolo è essenziale per l’agricoltura urbana, e quindi si devono fissare criteri di accettabilità, e procedure per una produzione sana. A volte verifiche e bonifiche possono avere costi elevati, ma esistono comunque rimedi come la copertura con nuovi strati di terreno o le lettiere di coltura sollevate.

Si sostiene la produzione alimentare locale anche tutelando e migliorando le superfici agricole esistenti. I programmi di tutela di solito facilitano l’acquisizione o donazione di diritti edificatori sulle aree agricole, contenendone così l’urbanizzazione e consentendo di proseguire con l’agricoltura. Il Farmland Protection Program della Kane County si basa su questo concetto, e sinora si sono così salvate 39 aziende per un totale di oltre 2.000 ettari, più altri numerosi poderi in lista d’attesa di finanziamenti futuri. Dal 2001, la Kane County ha investito quasi 20 milioni di dollari di tasse sui giochi e nautica nel programma, a cui si aggiungono 12,6 di fonte federale del programma Farm and Ranch Lands Protection. Anche se al momento nessuna delle superfici interessate viene sfruttata per produzioni alimentari locali, lo potrebbero diventare in futuro, dato che la funzione agricola è definitiva.

Le circoscrizioni di contea di McHenry e Kendall possiedono programmi simili di tutela delle superfici agricole, ma in tutti i casi ci si avvantaggerebbe certamente di una fonte di finanziamento più stabile, aumentando la quantità delle aree tutelate. GO TO 2040 sostiene questi programmi e ne raccomanda la prosecuzione e il rafforzamento. Il piano è anche favorevole a leggi statali che consentano alle amministrazioni di contea di tenere consultazioni referendarie per il finanziamento della tutela di aree agricole. Inoltre, politiche urbanistiche innovative possono favorire la produzione alimentare locale; ad esempio a Prairie Crossing nella Lake County sono consentite trasformazioni residenziali e commerciali se si mantengono attività agricole circostanti. Dove i terreni non sono di proprietà di aziende agricole per produzioni locali, un’alternativa è l’affitto.

Le politiche agricole federali, col Federal Farm Bill, devono promuovere reti locali vitali attraverso incentive e finanziamenti in grado di sostenere la tutela delle risorse, ridurre al minimo le distanze dei trasporti, contenere il degrado ambientale, valorizzare tutte le tecniche per la sicurezza alimentare e prodotti sani e nutrienti. Inoltre le norme federali su produzione e lavorazione devono rispondere alle necessità dei piccoli operatori, continuando a garantire sicurezza. Dotazioni come quelle delle cucine a standard qualitativo approvato o degli impianti di lavorazione mobile possono incrementare le occasioni economiche di produzione alimentare locale, con nuovi valori aggiunti.

Una volta eliminati alcuni ostacoli normativi, una più ampia circolazione dei prodotti locali può dare alle aziende maggior fiducia nella domanda future, e indurre nuovi imprenditori a impegnarsi in questo settore emergente. Nel 2009 il Local Food, Farms and Jobs Act fissa al 20% l’obiettivo delle forniture agli enti statali, e al 10% quello di altre entità che hanno finanziamenti statali, come le scuole, entro il 2020. Inoltre, la medesima legge privilegia e incentiva le produzioni locali consentendo a questi enti di erogare un 10% in più per appalti che comprendano aziende locali rispetto ad altri. I governi statali e federale collaborano coi distretti scolastici e altri enti per coordinare i programmi di assistenza alimentare con le produzioni locali, attraverso le attività delle scuole, i doposcuola, le iniziative estive e del fine settimana. Crescono anche i programmi “Farm to School” con iniziative di successo nelle aree di Chicago, Grayslake, e Palatine.

Migliorare l’accessibilità a cibi sani, freschi, a buon mercato

GO TO 2040 mira all’eliminazione dei deserti alimentari, il che significa per ogni abitante della regione poter accedere ad alimenti freschi, nutrienti, a buon mercato, a distanze ragionevoli e percorribili con vari mezzi di trasporto. A questo scopo è possibile utilizzare vari strumenti, che vanno dagli orti urbani, ai farmers’ market, alle forme di distribuzione alternative, utili dimostrazioni di come sia anche possibile articolare molto l’offerta.

Si sta affermando il modello dei finanziamenti dedicati ai cibi freschi, a sostegno sia delle produzioni locali che di una migliore accessibilità. Il modello è quello sviluppato dalla Pennsylvania, che altri stati come l’Illinois stanno prendendo in considerazione. Nel 2004, la Pennsylvania Food Financing Initiative nasce come collaborazione pubblica, privata, di volontariato. Con un investimento statale iniziale di 30 milioni di dollari, si riescono a veicolare poi altri 165 milioni di investimenti privati per supermercati e altri tipi di esercizi nelle aree scarsamente servite. Il che significa consentire accesso ad alimenti nutrienti per 400.000 persone, e creazione o mantenimento di 5.000 posti di lavoro.

In modo simile, in Illinois si è istituito da poco (e non ancora finanziato) il fondo da 10 milioni Fresh Food, per migliorare l’accesso ad alimenti freschi e stimolare la realizzazione di supermercati e grocery store nei quartieri che ne sono privi, sostenendo reperimento di aree, acquisto di impianti e realizzazione di infrastrutture, con l’obiettivo di aggiungere altri 20 milioni di dollari da parte di associazioni filantropiche. Nel proposto bilancio federale del 2011 sono presenti 345 milioni della Healthy Food Financing Initiative, programma sul modello di quello della Pennsylvania per finanziare esercizi alimentari locali. GO TO 2040 raccomanda il proseguimento e rafforzamento di tali iniziative. Ne sono in corso di simili nella nostra regione. Ad esempio, la città di Chicago ha fornito sostegno con 5,5 milioni di dollari, cedendo al Pete’s Fresh Market un terreno di proprietà comunale, valutato 6,5 milioni, a 1 milione, per aprire un grocery store da circa 5.000 metri quadrati nella zona occidentale. L’inaugurazione è prevista nel 2011, con 120 posti di lavoro a tempo pieno e altri 30 part-time.

Un collegamento fra politiche contro la fame e produzione locale favorisce entrambe. Ogni anno sono oltre 700.000 le persone della regione che usano le banche alimentari o altri programmi di assistenza. Tutte queste iniziative si devono legare ai programmi locali di produzione alimentare, specie per gli abitanti che hanno più problemi. Ad esempio, l’agricoltura urbana e le cucine popolari insieme possono sviluppare occupazione, informazione alimentare, servizi per chi ha fame. Si trova già qualcosa di simile nella nostra regione. Ginkgo Organic Gardens di Chicago dona ogni anno ottocento chili di verdure, erbe, frutta, fiori a associazioni dell’area di Uptown come Vital Bridges’ GroceryLand, cucina popolare per gli affetti da AIDS.

Inoltre il Dipartimento dell’Agricoltura federale, insieme a autorità statali, locali, farmers’ market, devono consentire che in questi ultimi o in altri esercizi con offerta locale si usino i buoni dell’assistenza (link benefits). Potrebbero essere necessari anche altri sostegni, ad esempio i “double voucher”, per aumentare ulteriormente l’accessibilità economica di questo tipo di offerta. I programmi alimentari e contro la fame devono affiancarsi senza soluzione di continuità, indipendentemente dall’essere di livello federale, statale, municipale o privato.

Nota: il Piano Chicago 2040 originale integrale era troppo ingombrante per essere allegato direttamente, chi fosse interessato può scaricarlo dal sito della Metropolitan Agency for Planning (f.b.)









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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