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Edward Glaeser e il fantasma di Bentham
Data di pubblicazione: 27.02.2011

Autore:

Ironica recensione dal periodico di sinistra Dissent, febbraio 2011, a Triumph of the City, ultimo lavoro del prestigioso economista newyorkese, tanto attento a cantare le lodi della città quanto a guardarne solo alcuni aspetti che interessano il capitale

Titolo originale: Edward Glaeser and Bentham's Ghost – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

L’economista urbano Edward Glaeser è piuttosto difficile da accettare, soprattutto se si lavora dove lavoro io. La Grande Idea del suo nuovo libro Triumph of the Cityè che le città hanno tanto successo perché mettono le persone in stretta prossimità l’una con l’altra, favorendo così idee innovative e creatività. Qui a K Street fra i lobbisti di Washington D.C. le cose sembrano parecchio diverse.
Glaeser è comunque un osservatore attento, e offre in abbondanza sia illuminanti riflessioni storiche che utili indicazioni per l’oggi. Peccato, che tanto buon senso ogni tanto scada in qualche episodica parentesi di pazzia liberista. Un po’ come se il nostro compassato professore sia posseduto dal fantasma vagante di Jeremy Bentham, l’imbalsamato economista del XIX secolo.

Il problemi delle scuole urbane, spiega l’empirico Glaeser, derivano dal carico di lavoro necessario a istruire poveri e immigrati. Ma no, dice lui: il problema non è la povertà, ma il “monopolio delle scuole pubbliche”, e qui è il Fantasma di Bentham a intromettersi. Ma riecco subito l’uomo di Harvard, a dirci che potremmo fare come i francesi, e investire in ottime scuole pubbliche.
L’impresa privata, spiega lo studioso Glaeser, non è in grado di mettere a disposizione acqua pura e strade sicure. Gli autocrati che benevolmente costruiscono città, dalla Parigi di Napoleone III alla New York di Bloomberg, si meritano il suo plauso. Ma il solo pensiero di un cambiamento operato da gente comune di nuovo evoca lo spettro. Il più straordinario risultato del New Deal, tuona il Fantasma di Bentham, sarebbe una “migliore contabilità”!

L’apparizione non dura; il professore ama i fatti, e riesce in breve a rompere l’incantesimo. Ma aleggia ancora un refolo dello spirito di Bentham, prima del ritorno alla piena lucidità. Quando spiega che è la creatività a determinare il successo di una città …. Perché aumenta la produttività del lavoro. Le città di Glaeser, si inizia a pensare, non sono popolate da esseri in carne ed ossa, da macchine calcolatrici di piacere e dolore.

Se si vuole imparare qualcosa di più sulle città, di sicuro Triumph of the Cityè un libro utile. Ma bisogna essere pronti a leggerlo con cautela, e a doversi ogni tanto infuriare. State giusto iniziando a perdonargli certe sue fisse ultraliberiste, e Glaeser inneggia a Wall Street perché ha inventato i meccanismi più perversi dietro ai mutui, mirabile avanzamento dell’umanità, degni di confrontarsi con certe innovazioni artistiche della Firenze del Rinascimento. Insomma il lettore non deve mai dimenticare il classico avvertimento di chi arriva per la prima volta in una grande città: non farti spaventare per nulla, ma vada a tenere sempre gli occhi aperti!

Nota: per chi non l’avesse ancora letto, del libro di Glaeser qui su Mall è disponibile in italiano il capitolo sul grattacielo e il suo contributo alla città contemporanea (f.b.)

here English version









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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