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Gli studiosi avvertono sui gravi rischi con l’acqua
Data di pubblicazione: 01.03.2011

Ennesimo monito, per nulla allarmistico e ampiamente documentato, anche a chi continua a urbanizzare senza capo né coda sperando in una mano invisibile che non arriverà mai.The Independent, 1 marzo 2011

Titolo originale: Scientists warn of water woes – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

La domanda di acqua per agricoltura e produzione di energia nei prossimi decenni potrebbe impennarsi, e catastrofiche inondazioni o siccità colpire molto più spesso. Se ne discute questa settimana in un convegno in Canada.
“In momenti che non possiamo prevedere, ci sarà troppa acqua in un posto, e troppo poca in altri” avverte Zafar Adeel, presidente dell’agenzia ONU per l’acqua, che coordina il lavori di altri 28 enti.
Nel giro di una sola generazione, si prevede che la domanda del prezioso liquido in molti paesi supererà l’offerta sino al 40%.

In certe parti del mondo propense alle inondazioni, eventi catastrofici che un tempo potevano colpire forse una volta in un secolo, potrebbero avere frequenze di 20 anni.
E la spesa per le varie tecnologie e servizi necessari a individuare, gestire, filtrare, depurare e desalinizzare acque, poi distribuirle, prevenire inondazioni, ridurre i consumi di agricoltura industria e famiglie, potrebbe crescere ogni anno di mille miliardi di dollari nel 2020.
Sono 300 fra scienziati, economisti e responsabili di enti pubblici, a presentare e discutere i risultati di ricerche, e i metodi e le pratiche per rispondere a una migliore gestione, alla Conferenza Internazionale Canadian Water Network di Ottawa.

Che si svolge dal 28 febbraio al 3 marzo.
Il relatore Hans Schreier dell’Università della Colombia Britannica di Vancouver presenterà ricerche che mettono al primo posto la necessità che le aree a rischio di inondazione vengano messe in sicurezza vista la forte probabilità di eventi molto più frequenti.
Secondo i dati delle assicurazioni canadesi negli ultimi trent’anni le richieste di risarcimenti per allagamento sono cresciute di venti volte, e oggi superano quelle per incendi e vento.
Schreier sottolinea la necessità di intervenire sul sistema stradale per ridurre al minimo il deflusso da impermeabilizzazione.
Sinora tutto quello che abbiamo fatto per gli ambienti urbani è convogliare ogni cosa verso fiumi e laghi”.

Mentre cordoli, tombini, superfici impermeabili, dovrebbero essere sostituiti da strisce erbose concave in grado di assorbire le precipitazioni, e di deviare comunque il deflusso in eccesso verso zone umide o pozze di ritenzione.
Contenendo così gli effetti delle inondazioni, ma anche la quantità di deflusso inquinante che normalmente le fogne scaricano in fiumi e laghi, e che sarebbe invece filtrato dal terreno, contribuendo a compensare la perdita di zone umide a causa dell’urbanizzazione.
Altri interventi low-cost sono rappresentati da vialetti d’accesso alle abitazioni concepiti in modo da assorbire le precipitazioni piovose invece di riversarle per strada.

Al congresso si discute anche degli effetti della scarsità d’acqua sulle varie attività, della “acqua virtuale” presente in tanti prodotti.
Un computer desktop, ad esempio, per essere prodotto ne richiede 1.500 litri; un paio di jeans 6.000, un chilo di grano 1.000; un chilo di pollo 3.000-4000, un chilo di manzo 15.000-30.000.
Nicholas Parker, presidente del Cleantech Group, spiega: “Ciò che di solito non si capisce è la quantità d’acqua che c’è in tutto ciò che fabbrichiamo e compriamo, dal vino alle magliette”.
Una delle proposte è quella di inserire nelle etichette il consumo d’acqua e informare così il consumatore per sostenere comportamenti responsabili, spiega Adeel, considerando che oggi gli scambi di “acqua virtuale” valgono 800 miliardi di tonnellate, l’equivalente di dieci volte il Nilo.

Man mano i paesi in via di sviluppo accrescono la propria ricchezza, i cittadini chiedono più cibo ed energia, ed entrambi richiedono molta acqua, la cui domanda è destinata quindi a impennarsi.
Avverte Adeel: “Dobbiamo prepararci ad alcune sfide per la sicurezza”.
Fra le strategie da discutere, il sostegno agli agricoltori per riciclare le acque, o attingere dagli scarichi municipali per “svuotare il secchio due volte”
L’agricoltura rappresenta in principale consumo d’acqua del mondo col 71%.

In modo simile, si devono coordinare le produzioni industriali e far sì che il deflusso da un impianto venga riusato da un altro eliminando sprechi, continua Adeel.
Sul versante sociale, è importante coinvolgere popolazioni e attività locali.
Ad esempio oggi in India sono 500 milioni le persone con un telefono cellulare, e solo 350 milioni con un gabinetto.
“Il che ci racconta come la proposta di mercato di chi vende telefoni abbia funzionato. E che dobbiamo imparare (da questa intuizione delle imprese) per portare a tutti acqua e fogne”.

here English version









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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