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I ciclisti di Milano: «Strade pericolose»
Data di pubblicazione: 03.03.2011

Autore:

Una specie di positivo manuale di sopravvivenza per chi cerca con immensa fatica, nel vuoto di iniziative pubbliche, di spostarsi nel modo apparentemente ovvio, in una città piatta e piccola. Corriere della Sera, 3 marzo 2011

Italiani ultimi in Europa per l'uso della bicicletta con un 4 per cento di habitué del pedale, un nonnulla paragonato al 26 per cento dei leader delle due ruote Ue, gli olandesi. Sarà per le scarse piste ciclabili, o perché sgommare sul Suv genera uno status che il mezzo di trasporto prediletto da Obama è apprezzato da una sorta di enclave di ferventi sostenitori? Ma chi ama la bici la ama davvero. E chiede più sicurezza. L’ultimo incidente ieri sera a Cernusco sul Naviglio: un ciclista investito da un automobilista che non si è nemmeno fermato a soccorrerlo. Ciclobby ha contato nel 2010 otto ciclisti coinvolti da incidenti gravi.
Di questi quattro hanno perso la vita. A Milano il 67 per cento degli incidenti riguarda le utenze deboli. Pesante il dato sul totale dei morti: per il 74%(40 vittime su 54) si tratta di pedoni, ciclisti o motociclisti. I ciclisti metropolitani Nonostante tutto questo, a Milano (dove, secondo Legambiente, ogni giorno viaggiano 820 mila macchine di residenti e 800 mila che arrivano da fuori), circolano tra le 600 e le 650 mila biciclette. Una per famiglia. E i club, le associazioni, le onlus che raggruppano i ciclisti metropolitani sono un fermento di attività quanto mai eclettiche.
E ambientaliste. Ci sono le «garette su circuito in Graziella» e le «cene ciclistiche» promosse da «Lazzaro, alzati e pedala» attraverso i pedalatori di Critical Mass (criticalmassmilano. blogspot. com), la massa critica che come metodo di lotta pedala (come in tutto il mondo), rivendicando più spazio per le biciclette. La frangia milanese si ritrova il giovedì sera alle dieci in piazza dei Mercanti. Su Facebook sono attivi i gruppi: «Milano in bicicletta? Si può fare!» , «Yes, we bike!» , «MTB Parco agricolo sud Milano e Parco del Ticino» . Che avvisano: «A Milano il 5 per cento degli spostamenti avviene in bici, il mezzo più economico e veloce per percorsi fino a cinque chilometri. A Milano il 25 per cento degli spostamenti con auto o mezzi pubblici è inferiore a 2 chilometri, il 50 per cento è inferiore a 5» .
E organizzano, sempre via social network, iniziative o serate in bici per raccontarsi le strade lente, i percorsi silenziosi tra boschi e canali. Perché i ciclisti amano quest'aspetto della bicicletta. «Quarant’anni fa a Milano c’erano 40 negozi che vendevano sci e meno di dieci che vendevano bici: oggi il rapporto si è invertito» , spiegano dal Veloclub Turbolento (www. turbolento. net), che segnala «Le strade zitte» , itinerari ciclistici che portano a passi di montagna, cascine e monasteri. Pedalare contro lo smog Ma la bici non è solo un mezzo di trasporto silenzioso ed ecologico. Può diventare un'impresa.
Gli Urban Bike Messengers (www. urbanbm. it), hanno trasformato in business la loro passione per il ciclismo urbano: «Abbiamo importato a Milano l'idea del pony express ciclista, come a Londra, Parigi, New York, Sydney e Tokyo» . Clienti di rango hanno sposato la loro causa. Pedalare fa male ai polmoni? Secondo uno studio della Direzione ambiente Ue respira meno smog un ciclista rispetto a un automobilista: in un'ora chi va a due ruote inala 2.670 microgrammi di ossido di carbonio per metro cubo d'aria contro 6.730 di chi si sposta su quattro ruote. E poiché il traffico urbano è responsabile del 40 per cento delle emissioni di CO2, Legambiente lancia il «Giretto d'Italia» le città italiane si sfideranno (tra la fine di aprile e l'inizio di maggio) per promuovere l'uso della bicicletta.
Un mondo dinamico e in evoluzione quello degli appassionati di bici. La Federazione italiana amici della bicicletta ha pensato all'«assicurazione del ciclista abituale» , per chi usa la bicicletta 24 ore su 24: la polizza è valida per ciclisti urbani, ciclo escursionisti e cicloturisti. Nel complesso mondo delle due ruote poteva mancare un'applicazione per telefonini? No, infatti c'è, per l'iPhone: si chiama iBikemi, e fornisce informazioni sul Bike sharing, le bici a nolo del Comune: una mappa mostra le stazioni e le biciclette disponibili. Ricambio pezzi e officine Chi ha il culto del suo mezzo di trasporto personale può sguinzagliarsi tra le ciclofficine cittadine.
La ciclofficina Ruotalibera (autogestita) è alla facoltà di Agraria, un'altra alla Stecca (Isola), la Unza è a Niguarda e la Cuccagna nell’omonima via. Per i più tradizionali ciclisti, che non se la sentono di costruire pezzo per pezzo la propria due ruote mixando un telaio italiano con un sistema frenante americano, e non sanno dove trovare il pedale con dinamo che si illumina di notte, o la valvola per gomme a forma di teschio che brilla e sorride nel buio, esistono comunque anche i cari vecchi negozi di biciclette interamente costruite. Magari nere, uguali da oltre un secolo. Evergreen, nel ramo velocipedi a propulsione muscolare.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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