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Aerotropoli: come abiteremo
Data di pubblicazione: 04.03.2011

Autore:

La strategia pubblicitaria di John Kasarda e Greg Lindsay per la fantomatica città-aeroporto si guadagna recensioni, pare replicare il successo pro-sprawl di Bruegmann. Comunque un’altra stroncatura da The Independent, 4 marzo 2011

Titolo originale: Aerotropolis: The Way We'll Live Next – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Lo scrittore JG Ballard definiva l’aeroporto “vera città del XXI secolo”. Molti anni prima di lui, l’architetto Le Corbusier dichiarava: “Una città costruita per a velocità è costruita per il successo”. Due idee che provocatoriamente si fondono in un libro su un argomento apparentemente troppo gigantesco, di logistica commerciale globale, che sia Ballard che Le Corbusier avrebbero trovato assolutamente affascinante: ma per due motivi assai diversi.

Aerotropolis spiega, con un linguaggio molto accessibile che si muove dentro a un labirinto di particolari, come si possano oggi comprare da Marks & Spencer delle rose, raccolte il giorno prima il Olanda; o perché un terzo di tutte le merci mondiali si sposti per via aerea, producendo solo il 2% delle emissioni; perché tutte le attività UPS del WorldPort si svolgano in uno scatolone vicino all’aeroporto di Louisville che è più grosso di tutto il centro di St Louis; perché la Cina sta progettando la costruzione di decine di “aerotropoli”; e infine, per usare le parole del co-autore, guru di economia aziendale e consulente globale americano John Kasarda: “Non sono le single imprese a competere. Lo fanno le catene di fornitura. Sono i sistemi e le reti a competere”.

Aeroporti come Schipol a Amsterdam, quello di Dallas-Fort Worth, o il Dulles di Washington, sono le aerotropoli originali. Organismi urbani multifunzionali che si estendono ben oltre lo scalo, a comprimere tempo e spazio delle decisioni, e lo “spostamento” di persone e cose: superconduttori di beni, idee, strategie. I prezzi del petrolio? Non contano tanto quanto il tempo che si può perdere. Il petrolio sta finendo? Nessun problema: il sistema del futuro, la precisissma NextGen delle tecnologie a reazione taglia sino a un terzo i consumi. E comunque si stanno perfezionando biocarburanti dalle alghe e dagli Ogm.

L’ aerotropoli dimostra straordinarie capacità di riqualificazione urbana. Memphis è rinata grazie a una aerotropoli dove hanno sede oltre 100 imprese internazionali, dopo che la FedEx ne aveva fatto il suo nodo centrale di distribuzione. Ci sono aree residenziali a pochi minuti in macchina dallo scalo di Dallas-Fort Worth e dall’aeroporto Dulles con valori immobiliari fra i più alti d’America.
Greg Lindsay ha analizzato in profondità queste aerotropoli e i vari soggetti coinvolti. Scrive molto bene a arricchisce il tutto di particolari; specie i paragrafi dedicati alla Cina sono stimolanti. Un libro che diventerà lettura obbligata per economisti, studiosi di organizzazione aziendale, architetti, urbanisti, sociologi, e probabilmente parecchi altri saggisti e romanzieri. Lo spunto polemico è brutalmente semplice: o si accetta l’aerotropoli, o sarà il caos, la vita diventerà insopportabile.

Me dalle pagine emerge anche un certo fondamentalismo. Certo non è possibile deplorare in assoluto questa crescita del ruolo delle aerotropoli nell’organizzazione urbana o dal punto di vista architettonico: superba efficienza commerciale. E c’è anche uno strano fascino in tutta questa idea di città logistiche.
Anche con qualche dubbio etico a proposito, ci sono molti milioni di persone che così possono guadagnare soldi che non avrebbero mai visto restando nei ghetti di produzione le cui spoglie passano attraverso l’aerotropoli. Difficile anche negare il più volte ribadito rapporto fra aeroporti e crescita delle città: l’aeroporto se ne va dalla città, la città segue l’aeroporto, l’aeroporto diventa la città, dando vita a stuoli di quadri intermedi specializzati in “ revenue evaporation” o magari “ fulfilment operations”.

Ma che effetto avranno poi nei cinquant’anni a venire sulla nostra psicologia, sui nostri comportamenti, questi sviluppi urbani completamente delegati al nodo aeroportuale? Il libro non risponde, almeno con qualche profondità, alle sfide esistenziali innescate da questi luoghi senza identità. Un tipo di psicopatologia affrontata già nel 1956 dall’artista Constant Nieuwenhuys con la sua Nuova Babilonia in cui “ la gente viaggia costantemente. Nessun bisogno di tornare al punto di partenza, che comunque nel frattempo sarebbe già tutto diverso”.
L’architettura dell’aerotropoli che emergerà nella Corea del Sud o in Cina nel Delta del Fiume delle Perle, nodo produttivo dominante mondiale, sarà una tundra di acciaio e vetro con appesi campi da golf e qualche casinò. A Nuova Songdo, il collage urbano propone gli stilemi di “ città che tutti amiamo, riciclati come elementi compositivi”. A Shenzhen o Guangzhou (dove la FedEx progetta la sua aerotropoli che dovrebbe produrre un volume d’affari di 65 miliardi di dollari entro il 2020), paiono di gran moda architetture distruttive, invece del solito vacuo pastiche.

I grandi aeroporti sono già il suburbio di una invisibile capitale mondiale” scriveva Ballard, “una metropoli virtuale i cui quartieri si chiamano Heathrow, Kennedy, Charles de Gaulle, Nagoya, città centripeta la cui popolazione orbita in eterno attorno a un centro teorico, senza mai intravederne il cuore di tenebra”. Un’oscurità che però si rende visibile in Aerotropolis, particolarmente esplicito a pag. 358, con una sola frase la cui raggelante utopia sarebbe stata descritta da Ballard nei toni della più maligna satira: “La promessa implicita di un mondo sostenibile è che sei miliardi e mezzo di persone– o nel giro di quarant’anni, nove miliardi – possano vivere come oggi gli americani, senza penalizzare il pianeta”.

É tutto un altro tipo di oscurità quello in cui sopra Memphis o St Louis, a Subic Bay nelle Filippine, a Las Colinas in Texas, jumbo e 777s perpetuamente riempiono senza attriti l’aria della notte. Le linee geometriche dei loro spostamenti, i loro carichi lievemente vibranti di giocattolini regalo di plastica, farmaci per chemioterapia o iPad, non appartengono più al mondo della satira di maniera, ma avanzano via via che si sviluppa la trama dell’opera gentilmente offerta dal mondo dell’impresa, in cui le nostre vite sono ridotte al’inseguimento delle due virtù essenziali: super-efficienza, e consumo compulsivo di un terminal.

Nota: se le avete perse, consiglio qui su Mall le altre due recensioni (e stroncature, ma la pubblicità resta) di Karrie Jacobs da Metropolis, e Rowan Moore da The Observer (f.b.)

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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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