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«Basta con kebab e parrucchieri cinesi»
Data di pubblicazione: 06.03.2011

Autore:

L’ennesima trovata razzista rischia forte di farci scendere di un altro gradino nella scala evolutiva della civiltà urbana, verso villaggi segregati di idioti felici, governati da idioti e basta. Corriere della Sera, 6 marzo 2011

MILANO— Il nome è evocativo, fa pensare alla New York della «tolleranza zero» , dei ghetti «ripuliti» , della lotta al degrado. E in effetti la Lega Nord, con il «progetto Harlem» , ha in mente proprio questo, importare il modello americano per restituire decoro alle città lombarde ed evitare l’effetto banlieue. La ricetta, però, è padana: limitare per legge la concentrazione dei «negozi etnici» . Parrucchieri, kebaberie, centri estetici, gastronomie a numero chiuso. Ci riprova, la Lega.

Dopo la bocciatura della legge sui phone center da parte della Corte Costituzionale, il Carroccio torna alla carica contro la paura dello straniero «a casa nostra» , contro i quartieri ad alta densità di immigrati, contro le attività legate a determinate etnie. E lo fa con una proposta di legge regionale «in materia di artigianato e commercio» (in attuazione della direttiva europea «Bolkestein» ) che sarà illustrata domani a Palazzo Marino dal vicepresidente del Pirellone, Andrea Gibelli. Parte la campagna elettorale lumbard. Con i primi malumori del Pdl. Il concetto base: regolare l’apertura dei negozi (mai definiti stranieri nel testo) «se in contrasto con la sicurezza, la quiete pubblica, la tutela dei valori artistici, storici o ambientali del territorio» .

Nei 31 articoli in cui è declinata la proposta di legge, si affida ai Comuni la possibilità di varare un piano quadriennale per «programmare» la vendita di prodotti alimentari di produzione propria, di stabilire «le distanze» tra un esercizio e l’altro, di vietare la vendita di determinate merceologie sulla base di «criteri qualitativi» ma senza «limitare la concorrenza» . Barriera «anti suq» nella Regione con il maggior numero di imprese con titolare straniero (46 mila). Nel testo si legge che la vendita degli alimentari «di propria produzione per il consumo immediato» — dal kebab (appena entrato nel paniere dell’Istat), al pollo indiano, al take away cinese (ma rischiano anche pane e pizza)— sarà «soggetta alla programmazione comunale» .

Inoltre, per fare gli estetisti e i parrucchieri — e qui si vanno a toccare gli interessi della comunità cinese — bisognerà avere attestati precisi. Infine, le amministrazioni sono chiamate a individuare nel loro Pgt «le aree da ritenersi sature rispetto alla possibilità di localizzare nuovi insediamenti» con la possibilità di «differenziare le zone commerciali» e limitare nei centri storici «le attività che non siano tradizionali» . Ultima regola: non potranno aprire esercizi i «delinquenti abituali» , i condannati per reati contro l’igiene pubblica, per riciclaggio e ricettazione.

Stretta su baracchini, call center, estetisti «per riqualificare le aree urbane compromesse, evitare la concentrazione di determinate attività e tutelare i negozi storici» . Stefano Maullu, assessore regionale al Commercio del Pdl, è perplesso: «Con la premessa che le attività commerciali al dettaglio sono quelle a cui teniamo di più — nel biennio scorso abbiamo versato per il settore oltre 55 milioni di euro — avrei preferito che sul tema ci fosse un lavoro più condiviso» . E aggiunge: «Mi sorprende che certe proposte vengano avanzate in periodo elettorale, tanto più che i regolamenti sulle aperture dei negozi esistono già. Sarebbe stato più utile discutere insieme sul progetto di collocare le attività commerciali lombarde in un’ottica glocal senza attaccare la libera concorrenza» . Il messaggio rivolto alla Lega è molto chiaro.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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