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When The Going Gets Tough
Data di pubblicazione: 01.12.2011

Autore:

Riflessioni a margine delle ultime elezioni amministrative, e dei commenti di grandi esperti e strateghi di massimi sistemi, prontissimi a indicarci la via. Peccato che sembri sempre essere quella sbagliata

Quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare, frase che non solo perde un po’ nella traduzione dall’originale ( When The Going Gets Tough The Tough Get Going) del patriarca Joseph Kennedy, rilanciata da John Belushi, ma si presta pure a parecchie interpretazioni.
Quella più in voga da sempre suona più o meno: sinora abbiamo scherzato, adesso fatevi da parte che si comincia sul serio. E anche nella campagna elettorale per le amministrative 2011 i commenti in questo classicissimo stile iniziano a fioccare da subito. Da segnalare immediatamente quello dell’ evergreen Massimo Cacciari, che sul Corriere già la mattina successiva prima rimpiange che i duri non siano entrati in campo prima (candidando sindaco di Milano Gabriele Albertini con una coalizione Pd/Polo di Centro), e poi naturalmente auspica che i ballottaggi vadano proprio in questo senso. Parecchi editorialisti e intervistati di peso ribadiscono con varie sfumature concetti simili.

I Duri che incominciano a giocare paiono però soprattutto Duri di Comprendonio: se sia proprio per irrigidimento arterioso o delle meningi, oppure per evidente malafede e interesse personale, non è dato di sapere. E non è possibile escludere anche, da questa ancora non eletta schiera, i Duri & Puri della più classica tradizione di sinistra, anche loro probabilmente già sul piede di guerra per rimettere in campo qualche slogan anni ’70, sventolando magari il santino di Berlinguer, pace all’anima sua, senza chiedersi nemmeno per scherzo cosa non abbia funzionato esattamente con l’ultima “grande svolta democratica” nelle amministrative di una abbondante generazione fa. Quello che non funziona, per dirla in parole assai povere, è la capacità di molta classe dirigente (sic) di leggere certi segnali: nessuno pretende che li si sappia leggere in modo perfetto, ma almeno provarci a volte non guasta.

Per dirne una, la cosiddetta “antipolitica”, che è l’elemento nuovo, probabilmente determinante, della tornata elettorale 2011. È davvero antipolitica, una proposta che spesso se non sempre prova a restare sul terreno concreto delle scelte specifiche? Che invece di schizzare sempre e immediatamente verso l’iper-uranio dei grandi ideali e visioni del mondo prova a tenere i piedi dentro le scarpe, e camminare un po’ su questa valle di lacrime? Che magari dice destra e sinistra non contano, il che può dar fastidio e ne dà parecchio a chi vorrebbe distinguere eccome, perché nei fatti spesso la differenza non si capisce? Perché di Grandi Timonieri che puntualmente ci portano nelle secche o sugli scogli, senza ascoltarci, commentando poi puntuali “non potevamo sapere”, non se ne può proprio più?

È proprio questa “antipolitica” a vincere. E se si vuol far vincere invece la politica, il trucco non sta nel cooptare (trucco che magari pure riesce nel breve periodo) uno o più leaderini, promettendo luminosi orizzonti di potere. Tocca capire l’antifona, cominciando a guardare dalla finestra quel che succede, magari scendendo pure per strada a guardare più da vicino. I candidati che sfondano (nei dati, nell’immagine e nell’immaginario) sono quelli che in un modo o nell’altro stanno più lontani dagli apparati, più a portata di mano rispetto ai temi sentiti dai cittadini. Non significa chi se ne frega dei Grandi Ideali, affatto: vuol dire verifichiamoli nella vita di tutti i giorni quegli ideali, e poi se ne riparla e si rilancia. Prendiamone una a caso, delle grandi categorie: Democrazia e Sicurezza, una delle cose vincenti da dieci anni a questa parte, che monopolizza il dibattito dai quartieri urbani ai barconi nel Mediterraneo.

Oggi i quartieri di Milano messi a ferro e fuoco dagli assessori fascisti braccio armato della borghese destrorsa si ribellano: non sappiamo che farcene della sicurezza imposta col coprifuoco. E votano un candidato di sinistra. Ma occhio! Cos’era successo a Roma, mica tanto tempo fa, sempre su elezioni amministrative nel segno della Sicurezza e Democrazia? Apparentemente l’esatto contrario: la paura ha fatto votare il candidato neofascista. Questa sarebbe l’interpretazione dei nostri Duri di Comprendonio, almeno.
Quello che è successo in entrambi i casi, invece, è che chi vive i quartieri (e le acque del Mediterraneo ecc.) sulla propria pelle, sa cosa vuol dire che la sicurezza non è di destra né di sinistra. Vuol dire che qualche problema esiste davvero, ma bisogna affrontarlo consapevolmente per quello che è, invece di evocare una fumosa Solidarietà (risposta sedicente di sinistra), o mettere a ferro e fuoco qualche via e poi lasciare tutto come stava (sedicente risposta della destra), occorrono scelte complesse. A Milano fare della seria rigenerazione urbana delle ex arterie commerciali, diventate cose completamente diverse dopo l’insediamento di tanti immigrati e attività nuove. A Roma presumibilmente iniziare a costruire “nuove centralità” anche diverse da quelle dei megacentri commerciali, pensate per le persone comuni e non per i poteri forti di turno.

Le elezioni amministrative hanno dato più di un segnale proprio in questa direzione, il voto di “protesta” spesso si orienta verso chi pare (forse anche è) più lontano dai professionisti dello slogan magari travolgente, che maschera poi la gran voglia di farsi i fatti propri, lasciando ai margini le cose che invece per l’elettorato contano di più. E che NON sono le buche nelle strade, l’amministrazione corrente contrapposta a grandi ideali collettivi, ma l’applicazione coerente di ideali collettivi attraverso azioni pratiche. Altrimenti restano solo scatole vuote.
C’è da sperare che adesso non inizino davvero a entrare in campo, magari subito dopo i ballottaggi (l’impressione è che stiano scaldando i muscoli), i veri Duri, quelli degli apparati, se non degli interessi. Il Gioco finirebbe immediatamente, e fare i cinici non aiuta nessuno.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
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I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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