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Cancelliamo la Città Infinita, eh?
Data di pubblicazione: 22.06.2011

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A Milano si è finalmente deciso di modificare il Piano di Governo del Territorio: un appello perché si levino dai documenti tutte le citazioni e note che riguardano il cosiddetto concetto di “Città Infinita”, slogan pubblicitario a doppio taglio senza alcun fondamento scientifico

Sono anni, forse decenni, ormai, che nella padania assai poco felix intere generazioni di abitanti locali cercano di opporsi alla Grande Opera di turno che devasterà il loro territorio, per poi vederla puntualmente arrivare, realizzare, e iniziare a spargere in abbondanza i propri effetti. Cosa che accade anche perché evidentemente le popolazioni locali e i loro rappresentanti eletti non riescono ad esprimere concretamente una idea di città e di territorio davvero concorrenziale rispetto a quella dei cementificatori a oltranza nel nome dello sviluppo: il traffico, i posti di lavoro, la concorrenza con altri territori per la localizzazione di imprese.

Dato che via via le culture locali si sono fatte un po’ più raffinate nelle loro obiezioni al modello dominante, anche la proposta degli sviluppisti a oltranza ha dovuto adeguarsi, o perlomeno cercare strade altrettanto raffinate (si fa per dire, neh?) per delineare i suoi scenari vincenti di futuro desiderabile. Una operazione del genere piuttosto riuscita, almeno per ora, è quella della cosiddetta Città Infinita, ovvero una campagna pubblicitaria di prodotto territoriale con un bello slogan apparentemente facile da recepire, ma che come ogni campana pubblicitaria si basa sostanzialmente sulla menzogna, nella certezza che poi una volta portato a casa quel prodotto il consumatore/abitante non potrà certo restituirlo e chiedere di essere rimborsato.

Il problema di partenza è quello di piazzare sul mercato dell’opinione qualificata un tracciato autostradale molto discusso e contestato, non solo nel percorso ma anche nell’opportunità in generale di realizzarlo. Il territorio, l’area pedemontana lombarda, appare già parecchio compromesso dall’urbanizzazione indotta dal modello industriale/automobilistico, e da molti anni si discute giustamente (come nel caso delle altre aree di sprawl urbano in Europa e America) quanto possa essere sostenibile per l’ambiente e l’abitabilità complessiva ribadire il modello. La mossa vincente, sul versante della comunicazione, diventa allora quella di trovare uno slogan penetrante a scoppio ritardato. Un gruppo di lavoro a cui sono del tutto estranee le scienze ambientali e del territorio, e che presumibilmente ignora del tutto l’esistenza di concetti geografici definiti come area metropolitana, megalopoli ecc. si inventa una serie di iniziative di divulgazione ad un certo livello, che ruotano appunto attorno a un nome: Città Infinita. Cos’è? Boh!

Ma costruito su misura per titillare l’immaginario, quello slogan a scoppio ritardato inizia anche a riempirsi di contenuti, che lo allontanano sempre più dalla unica sostanza dell’autostrada, da cui era partito e a cui deve sempre e comunque ritornare. Ad esempio una rete di percorsi “verdi”, che chissà come dovrebbero nascere esattamente cancellando aree verdi, o più vaghe promesse di vita futura sedicente post-moderna dove si ammassano alla rinfusa anche immagini imbarazzanti da metà ‘900, tutte fatte di soste in macchina da qualche parte, fast-food e supermercati … come se non ce ne fossero già abbastanza di cose del genere.

C’è poi un secondo e più mediato livello di comunicazione, ovvero quello che inizia a coinvolgere, in seconda battuta, anche gli studiosi di discipline territoriali. Esclusi dalla fase preliminare della strategia, quella che fissa principi e obiettivi, questi studiosi – meglio se giovani – vengono consultati per ricerche e proposte collaterali, importanti ma senza mettere in dubbio l’impianto originario. Così anche gli spazi della futura area detta Città Infinita (il bacino dell’autostrada e dei suoi effetti di urbanizzazione a cerchi concentrici) si riempie di contenuti “scientifici” però sempre a partire dal dogma iniziale. Contemporaneamente il fatto che i pubblicitari non studiosi abbiano scelto proprio la parola Città, invece degli sconosciuti quantificabili concetti di Regione Metropolitana, o Megalopoli, ecc., evoca comunque nell’immediato idee di spazio denso, trafficato, dove anche quell’ubiquo (a parole) verde promesso a piene mani è un lusso gentilmente concesso. Prodotto piazzato al popolo, poi toccherà ad altri meccanismi gestire i modi di realizzazione concreta della Grande Opera, che comunque grazie allo slogan patacca è stata così inserita nel territorio come componente organica e indiscutibile.

Un concetto così pervasivo e coinvolgente, da sostituirsi addirittura in qualche caso a quelli scientificamente legittimati da decenni di studi disciplinari. Uno di questi casi è il recente Piano di Governo del Territorio di Milano, approvato dalla giunta di centrodestra di Letizia Moratti nelle ultime settimane utili del suo mandato. Strumento di programmazione principe del futuro metropolitano, il Pgt deve evidentemente contestualizzarsi anche nel territorio più ampio della regione di influenza diretta del capoluogo, ben oltre i suoi confini amministrativi. Logica vorrebbe che questo inserimento del Piano nella complessa rete degli insediamenti e delle maglie infrastrutturali e di relazione regionali si poggiasse su solide basi conoscitive. E invece ad esempio leggendo la relazione del Documento di Piano, quello che indica le linee generali di sviluppo, emerge un solo concetto: la Città Infinita.

Ma come, uno slogan pubblicitario, che per giunta è sostanzialmente rimasto tale senza alcun tentativo di approfondimento autentico (tutti gli studi “veri” successivi sono esclusivamente settoriali e di conferma), invece di altri Piani, come quello provinciale, o regionale, o studi scientifici validi che di sicuro non mancano, in una città che esprime istituti universitari al più alto livello? Proprio così. A suggerire forse un identico modello di decisione: prima si stabilisce in modo del tutto discrezionale cosa si farà, e tutte le sedicenti analisi preliminari vengono poi, tanto per gradire. Non pare esattamente un procedimento trasparente, del tipo che vorremmo in un sistema democratico e partecipativo, specie su temi delicati che coinvolgono la nostra vita attuale e futura, come territorio e urbanistica.

Dopo le elezioni amministrative a Milano si è insediata una nuova maggioranza, composta anche da coloro che non hanno fatto mancare radicali critiche al Piano di Governo del Territorio. Fra i primi atti di questa nuova maggioranza, c’è la revisione del Piano, a partire dalle osservazioni dei cittadini, sia di carattere generale che specifiche. Forse, anche eliminare ogni riferimento al vago concetto di Città Infinita può aiutare a migliorare il documento, nei suoi rapporti sia con l’area metropolitana che con un auspicabile metodo scientifico e trasparente di prendere le decisioni. Lasciamo certi vezzi agli spot dei detersivi: fanno già abbastanza danni così.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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