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Nuove sfide: la povertà suburbana
Data di pubblicazione: 23.08.2013

Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013

Titolo originale: As Poverty Grows in the Suburbs, Businesses and Governments Confront New Challenges - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Nel boom suburbano degli anni '50 e seguenti le famiglie americane di ceto medio si spostavano verso quel tipo di quartieri per andarsene da città sempre più affollate, inquinate, amministrazioni strozzate da problemi economici. Oggi, molte città americane via via si rivitalizzano, il suburbio si è espanso sempre più esternamente, e quelli che erano i rifugi del ceto medio in molti casi si stanno trasformando in qualcosa di molto simile a quello da cui si sfuggiva un tempo. Alimentato dall'attrattività di case a buon mercato ma vecchie, e tassi di mutuo molto bassi durante la bolla edilizia, è cresciuto moltissimo negli ultimi vent'anni il numero dei poveri suburbani. Sono più di quindici milioni oggi, quelli che vivono in condizioni di povertà nel suburbio, contro i meno di tredici milioni nelle città, secondo un libro pubblicato dalla Brookings Institution in maggio. ”L'idea di povertà in America evoca ancora immagini di quartieri centrali degradati, ma il contesto è completamente cambiato, con la suburbanizzazione della povertà” scrivono Elizabeth Kneebone e Alan Berube nel loro Confronting Suburban Poverty in America, notando come la quantità di poveri suburbani sia aumentata del 64% fra il 2000 e il 2011.
Cosa significa questo per i quartieri suburbani? Ci saranno effetti sulle attività economiche? E cosa succederà alle città in ripresa con questo suburbio a circondarle?

La linea di demarcazione

Una delle cause della crescita dei poveri suburbani è l'effetto ciclico della crisi economica, secondo il professore di studi immobiliari Gilles Duranton, che nota come molti di questi poveri lo siano diventati – definita la povertà come un reddito inferiore a circa 17.000 euro per una famiglia di quattro persone nel 2010 – nell'ultima crisi. “Al peggiorare della situazione generale, crescono i poveri restando tali anche quelli che lo erano prima”. William H. Lucy, professore di urbanistica all'Università della Virginia, ha pubblicato nel 2000 Confronting Suburban Decline, e ha continuato a occuparsi poi di questo tema. Sostiene che dieci anni fa, erano molti i residenti del suburbio ad arricciare il naso davanti all'offerta immobiliare modesta delle fasce più interne (i circa cento metri quadrati delle case realizzate negli anni '50) preferendo abitazioni più nuove di dimensioni più o meno doppie. E spostandosi verso il cosiddetto “esurbio” alla ricerca di grosse case, nonostante “ci fosse il vantaggio [in queste case vecchie] di essere meglio costruite e più vicine ai centri urbani”.

Le abitazioni dei suburbi dell'immediato dopoguerra invecchiavano e piacevano sempre meno, diminuendo di prezzo. Ci si trasferivano persone a reddito minore alla ricerca di alternative a un appartamento di città. Ciò non significa automaticamente far diminuire i prezzi degli immobili, ma quegli alloggi costano meno sia di quelli di città che di quelli dell'esurbio. Per fare un esempio, nella Allegheny County, fascia suburbana di Pittsburgh studiata nel libro della Brookings, il tasso di povertà è salito dal 7,9% del 2000 al 12,4% del 2011, secondo l'ufficio censimento, mentre il valore immobiliare dell'abitazione media cresceva dai 63.000 euro agli 89.000 euro. Molte famiglie a reddito modesto erano spinte ad allontanarsi dalle città dagli affitti sempre più alti determinati dalla nuova attrattività delle vecchie case urbane, dall'atmosfera e dall'offerta generale.” La città diventa costosa per troppa gente, ma per fortuna il suburbio offre buone case a prezzi accessibili” spiega Duranton.

Condividere risorse limitate

Ecco il dilemma per tante circoscrizioni municipali suburbane: se ne vanno verso la città i redditi più alti, si restringe la base imponibile, e di conseguenza la possibilità di offrire servizi in termini di istruzione, salute, trasporti, spiega la professoressa di studi immobiliari Jessie Handbury. E a differenza delle città, che possono avere un gettito fiscale aggiunto dalle attività economiche e dal turismo, in gran parte nel suburbio non ci sono queste alternative. “Così ci sono sempre più poveri suburbani e manca il gettito fiscale per sostenerli in qualche modo”. E spesso mancano del tutto i servizi per individui a basso reddito. “Oggi le famiglie a basso reddito suburbane vivono in quartieri sicuri, con buone scuole, rispetto a quanto accade nei classici quartieri centrali poveri. Ma suburbio significa anche isolamento, mancanza di servizi sociali, trasporti, possibilità di impiego locale, sostegni”. Scrivono Kneebone e Berube nel loro libro.

La composizione demografica dei poveri suburbani non differisce molto da quella dei corrispondenti urbani per quanto riguarda fasce di età, stato civile, istruzione e lavoro, secondo la Brookings Institution. La differenza è che nel suburbio è più diffusa la casa in proprietà (36,4% contro 19,7%) e ci sono molti più bianchi (43,7% contro 23,8%). Se alcuni programmi di assistenza federali come i buoni pasto o le case economiche sono disponibili in entrambi i contesti, urbano e suburbano, altri servizi come la formazione professionale, la salute, o di certe associazioni private, sono più caratteristici delle città. Kneebone e Berube indicano come ciò dovrebbe spingere le municipalità a collaborare l'una con l'altra per migliori servizi, condividendo le risorse scarse a disposizione. Due delle collaborazioni del genere descritte nel libro sono la Chicago Southland Housing and Community Development Collaborative, che comprende 23 municipalità, e la West Cook County Housing Collaborative, cinque diverse circoscrizioni.In entrambi i casi ci si è organizzati – e si sono ottenuti fondi da varie fonti – sia per realizzare nuove abitazioni economiche che per ripristinarne di vecchie o di pignorate.

Secondo Duranton i comuni dovrebbero mettere al primo posto migliori e più capillari trasporti pubblici. Un esempio del genere è la decisione trent'anni fa del District of Columbia, insieme a Virginia e Maryland, per la rete Metro. “I trasporti sono un punto chiave” spiega Duranton . “Ma la densità di gran parte del suburbio nord-americano è così bassa da rendere difficile anche un semplice servizio di autobus”. E tutte le amministrazioni suburbane – specie nelle fasce più esterne – dovrebbero essere più elastiche ad accogliere varie fasce di reddito, smettendo ad esempio di richiedere una dimensione minima di lotto edificabile, o scaoraggiando come si fa oggi la realizzazione di complessi multifamiliari.

Il Walmart formato ridotto

Ciò che attira i poveri verso il suburbio non è solo la disponibilità di case più a buon mercato, ma anche prezzi meno cari per il mangiare e altri prodotti, grazie alle catenebig-box come Walmart o Target. Secondo Handbury, la crescita dei poveri nei suburbi non è affatto un deterrente per questi marchi, al contrario sono proprio le persone a basso reddito a frequentare questo genere di negozi per molte spese, anziché rivolgersi ad altri grandi magazzini e supermercati che dominavano nel suburbio fino a trent'anni fa. Gli operatoricommerciali tradizionali suburbani si stanno adeguando a queste trasformazioni demografiche, costruendo un'offerta a prezzi diversificati, e collocandola in zone dove si concentra la domanda. Ad esempio, Gap continua col suo marchio a prezzi medi, ma ha creato Old Navy per le fasce basse, e Banana Republic per quelle più alte. Ma è il low-cost ad andare per la maggiore. Secondo Gap, le vendite di Old Navy Nord America sono cresciute dell'8% nel quarto trimestre del 2012 rispetto all'anno prima, mentre il marchio Gap aumenta solo del 4%, e Banana Republic del 3%.

Secondo il professor Fernando Ferreira non bisogna pensare che le catene big-box si espandano davvero nei centri città alla ricerca di un mercato più qualificato di chi ci si è trasferito. Da prevedere invece una crescita di commercio di fascia alta, nella città. “Difficile per quei grandi marchi, hanno un modello d'azione consolidato, prezzi bassi e costi bassi anche per i terreni. Walmart per entrare in città dovrebbe davvero ridimensionarsi. E Walmart sta cercando di farlo col formato Walmart Express per i mercati centrali. Dopo aver superato le difficoltà per gli stipendi minimi, è riuscito ad aprire alcuni punti vendita a Chicago. Ma per motivi politici ha abbandonato i progetti per Boston e New York, mentre ci sono simili problemi di contratti e salari a Washington, D.C., coi negozi già in costruzione.

Per i settori diversi dal commercio, secondo Duranton i nuovi assetti territoriali della povertà non dovrebbero cambiare le tendenze localizzative dei posti di lavoro. Negli ultimi cinquant'anni settori manifatturieri e tecnologici hanno spostato le proprie sedi direzionali verso il suburbio grazie a minori costi degli immobili e vantaggi fiscali. Non dovrebbe cambiare molto anche col crescere della povertà in quelle zone. “Credo che chi ci doveva andare [nel suburbio] ci sia andato, e nessuno vuol tornare in città per via dei costi immobiliari”.

Molto Ricchi e Molto Poveri

Nella prima fase di suburbanizzazione dopo la seconda guerra mondiale, i centri città si riducevano a vie di negozi chiusi e quartieri degradati. Ma sono molte oggi le città che sono riuscite a riconquistare i ceti a redditi alti, grazie alle coppie senza più figli alla ricerca di spazi più contenuti, e ai giovani adulti che chiedono le comodità di un'area urbana. “Trent'anni fa ci si sposava appena finito di studiare e ci si trasferiva nel suburbio” nota Duranton. “Oggi la gente aspetta dieci anni dopo aver ottenuto un titolo di studio per sistemarsi [nel suburbio]. Quindi è molto più corposo il gruppo di adulti colti e con delle possibilità che sceglie il centro città, e produce processi di gentrification”.

Ma esiste ancora anche molta povertà, in centro, specie là dove le amministrazioni locali negli ultimi anni hanno cercato di tutelare i redditi più bassi con case economiche. E il tasso di povertà urbano è ancora molto più alto - 21% contro 11% - di quello suburbano. “La povertà non si è trasferita, invece oggi interessa sia la città che il suburbio nella sua crescita” scrivono Kneebone e Berube nel libro. E le città si polarizzano tra ricchi e poveri. Anche se manca ancora molto perché nelle città americane accada quello che succede in tante di quelle europee o latinoamericane: coi molto ricchi in centro, e i molto poveri nel suburbio.

A contrastare una tendenza del genere, secondo alcuni esperti, c'è la mancanza di una rete più capillare di trasporti pubblici negli Stati Uniti, che obbliga i più poveri, che non possono permettersi un'auto, a restare in città. Ma ci deve comunque essere una consapevolezza di queste tendenze e agire per mescolare di più le fasce di reddito. Perché la tendenza- dei molto ricchi in centro e dei più poveri nelle periferie estreme – magari appare improbabile, e diversa da città a città” osserva Lucy. “Ma il problema è: quanto velocemente ci stiamo avviando in quella direzione?”

Nota: la nuova sfida del suburbio, ambientale e socioeconomica, era stata parecchi anni fa (2006) al centro di un importante discorso della senatrice Hillary Rodham Clinton tradotto qui su Mall








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
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Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
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I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
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