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Forest Hills Gardens: suburbio per intellettuali borghesi (1910)
Data di pubblicazione: 23.12.2011

Uno dei primi quartieri giardino moderni americani sul modello europeo, spiegato al grande pubblico dalla Russel Sage Foundation e dagli architetti progettisti. The New York Times, 4 dicembre 1910. Con una breve nota critico-storica

Titolo originale: Artistic home community at Forest Hills Gardens – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

È stato presentato un interessante progetto di costruzioni per un’area di circa sessanta ettari a Forest Hills, long Island, vicino a Jamaica, di proprietà della Russel Sage Foundation. Il piano di massima, da poco approvato dagli uffici responsabili, è stato reso noto la scorsa settimana, e se le speranze dei promotori si realizzeranno, Forest Hills Gardens (così è stato battezzato il quartiere) si trasformerà in un gradevole ambiente suburbano ricco di verde, edifici di valore artistico, e tutto quanto necessario per abitarci comodamente.

Robert W. De Forest, vicepresidente della Fondazione, spiega molto chiaramente di cosa esattamente si tratta: “Nei suoi obiettivi Forest Hills Gardens non si discosta praticamente da altre trasformazioni edilizie di Long Island. Non ha obiettivi di riforma sociale, e non sarà gestito come tale. Chiunque ci andrà ad abitare, in proprietà o in affitto, dovrà pagare i prezzi di mercato”. Ecco la verità, e fugato ogni dubbio e interpretazioni fuorvianti sull’opera della Sage Foundation per la costruzione di case. Si era erroneamente quanto abbastanza diffusamente pensato che questo intervento dovesse essere particolarmente orientato ai ceti lavoratori, consentendo di avere case decorose a prezzi contenuti.

Ma come specificano i responsabili l’area Forest Hils era troppo costosa per sfruttarla in modo diverso da abitazioni di alto profilo. Le case qui dovrebbero costare dai 7.000 ai 15.000 dollari e oltre, ci sarà un grande albergo, e diversi altri elementi di pregio. Sono previste anche case bifamiliari. Si precisa però che in seguito si dovrebbero costruire nell’area anche abitazioni da 2.000-5.000 dollari. Grosvenor Atterbury, l’architetto progettista degli edifici, commentando il piano afferma: “Molti saranno probabilmente sorpresi nell’apprendere che questo primo progetto dimostrativo della Russel Sage Foundation non sia rivolto ai cosiddetti ceti lavoratori, al meccanico dal basso stipendio, ma è impossibile stanti i prezzi dei terreni. Ancora più sorprendente forse capire che gran parte delle case sono organizzate per blocchi e su lotti di piccole dimensioni rispetto a quelli abituali della città. Ma in gran parte questa riduzione, del tutto deliberata, viene compensata dalla maggior quantità di spazi collettivi di cui si può godere”.

“Si sono previsti dieci diversi gruppi di edifici, per un investimento di predisposizione preliminare del suolo e costruzione di 1,3 milioni di dollari. In maggioranza nella prima fase si realizzeranno i fabbricati di fascia superiore nella zona centrale, aggregati in linea o accostati, mentre quelli singoli o abbinati di varie dimensioni e fasce di prezzo saranno possibili solo in seguito e nella zona esterna meno cara. I vari tipi si articolano a loro volta secondo le possibilità economiche, che costtuiscono anche il criterio di localizzazione nel quartiere. Vicino alla stazione ferroviaria, a formare la piazza, edifici a tre e quattro piani con negozi, uffici, ristorante, e ai piani superiori piccoli appartamenti destinati a uomini o donne senza famiglia”.

“Da questo centro spostandosi verso Forest Park che chiude il quartiere a sud-est, le abitazioni sono organizzate secondo i prezzi dei lotti, che variano a seconda delle dimensioni,della posizione, della veduta: le case monofamiliare più grandi arrivano a dodici stanze, le più piccole sono di quattro o cinque. Adattandosi alle forme del terreno e agli andamenti stradali, gli edifici formano piccoli gruppi, via via l’area diventa più irregolare. Nonostante le grosse differenze di dimensione, organizzazione e prezzi, forme architettoniche, si cerca di renderle più simili e costruire un ambiente accogliente”.

Frederick Law Olmsted, il paesaggista responsabile del progetto di insieme degli spazi di Forest Hills, sottolinea tre principi urbanistici che ha tenuto presente: “Il primo riguarda le strade principali, che devono essere ampie, dirette, comode. Ce ne sono due che attraversano dritte tutta l’area, larghe 24 metri, distanti all’asse 280 metri l’una dall’altra, fissate dai due ponti della ferrovia e dai progetti dell’amministrazione per il territorio circostante. Ancora ai piani stradali dell’amministrazione corrisponde il viale largo 38 metri che scorre lungo il fronte di Forest Park, l’area più ampia a questa destinazione di tutta la circoscrizione di Queens”.

“Il secondo principio, di norma ignorato nella progettazione di strade in America, è che quando non si tratti di collegamenti principali esse vengano concepite e realizzate nel modo migliore come tranquille vie residenziali. A tale scopo le vie di Forest Hills Gardens sono organizzate per ostacolarne l’uso come percorsi di attraversamento. Pur non esageratamente tortuose, non sono mai rettilinee salvo brevi tratti; la carreggiata, ben pavimentata a ghiaia e bitume, ha una sezione ridotta lasciando il massimo spazio ai giardini sul fronte delle case”. “Un terzo principio alla base del progetto per Forest Hills Gardens è la precisa destinazione di alcune aree a spazi comuni per gli abitanti. Oltre ai campi da gioco della scuola e al verde, c’è anche uno spazio da circa seimila metri quadrati delimitato dalle strade, per il tempo libero”.

Si stanno ora gettando le fondamenta di alcuni degli edifici più grandi, e sono in corso lavori stradali. Le costruzioni vere e proprie inizieranno a primavera.

Nota
Giustamente precisava l’intervistato Robert De Forest all’inizio dell’articolo, quanto l’esperimento di Forest Hills Gardens fosse “praticamente” da assimilare a molti altri progetti di quartieri suburbani a villini per la borghesia cittadina in cerca della casa immersa nel verde non troppo lontana da Manhattan. Quell’avverbio non spiega del tutto però gli scopi innovativi di questo complesso, e in realtà neppure le importanti precisazioni di Grosvenor Atterbury e soprattutto di Frederick Law Olmsted chiariscono in pieno l’obiettivo del quartiere: provare a riprodurre e proporre al mercato americano un modello di sobborgo-giardino ben diverso ad esempio dalla originaria Garden City voluta dal milionario Alexander Stewart verso il 1880 a pochi chilometri da lì. Forest Hills non è concepito come un gruppo di case singole, ma come un sistema di spazi pubblici e privati integrato, dove la vita familiare si mescola con quella sociale, anche se nei limiti delle fasce di reddito previste (e addirittura distribuite per nuclei omogenei come spiegato da Atterbury ). Sarà crescendo in questo tipo di spazi che il sociologo urbano Clarence Perry inizierà a maturare le basi della sua famosa teoria della “neighborhood unit”, inserita dalla stessa Russel Sage Foundation alla base del Piano Regionale di New York degli anni ’20, e poi diffusa con infinite varianti nella progettazione urbanistica di tutto il mondo (f.b.)



pdf con l'articolo originale illustrato da uno schizzo a volo d'uccello


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Forest_Hills_1910 ( Forest_Hills_1910.pdf 247.40 KB )







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