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Mall International (in English)
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Cortocircuito urbano
Data di pubblicazione: 11.02.2012

Autore:

Conta molto di più di qualunque altra considerazione, la vitalità tangibile dei quartieri. Ma spesso, troppo spesso, a questo proposito tendiamo a pensare la città divisa in compartimenti stagni e ci facciamo del male: proviamo a collegarli per una volta

Piccola premessa: queste note nascono da una specie di cortocircuito, del genere che accade spesso a tutti quando sfogliando un giornale si accostano varie notizie che apparentemente non avrebbero nulla in comune, solo perché stanno vicine nell’impaginazione. Cosa del resto ben nota a chi i giornali li produce, e ad esempio mette volutamente e colpevolmente in sequenza certi fatti di cronaca, uno positivo uno negativo, sugli immigrati, o sui giovani ecc. Nel caso specifico però il corto circuito è duplice, perché riguarda anche l’oggetto del contendere, il cosiddetto chilometro zero, la cultura dell’integrazione metropolitana fra attività agricole locali, consumi delle famiglie, vitalità dei quartieri e non-consumi di suolo destinato alle produzioni di alimenti.

Succede che compaiano due notizie, su due pagine diverse ma contigue di cronaca locale milanese (ma potrebbe trattarsi di qualunque grande città), forse inconsapevolmente legate dal tema ambiente. La prima riguarda la grande trasformazione urbana in corso, una delle più discusse in assoluto degli ultimi anni, uno di quei grandi progetti privato-pubblico in cui continuano a spiegarci si sperimenta un modello inedito di vita da XXI secolo. Ce lo spiegano con tanta insistenza e da tanto tempo che ormai non capiamo più se le idee che ci pare di avere siano nostre, oppure se ci siamo bevuti una montagna di balle pubblicitarie. La cosa certa è che quello non è di sicuro un quartiere normale, e assomiglia un po’ troppo almeno a prima vista a certe zone esclusivamente di uffici, dove magari a una relativa e piuttosto artificiosa “vita” in certi orari si sostituisce per il resto del tempo quell’animazione sospesa che è già anticamera di morte. Non a caso sinora ci hanno obbligato a discutere solo di architettura, quando si parla di quel posto: il grattacielo più alto, il bosco verticale eccetera.

Sulla pagina di fronte la cronaca narra una vicenda piccola piccola: un mercatino del sabato che per il momento non ha più una casa. Si trattava di una iniziativa di Slow Food, sponsorizzata dagli enti locali, con bancarelle di prodotti locali, stand dimostrativi, ristorazione, animazione, nel segno del chilometro zero. Ora (pare anche per qualche lamentela dei commercianti della zona che notavano un calo degli affari dovuto all’attrattiva del mercatino) l’iniziativa dovrà cercarsi uno spazio diverso, magari meno prestigioso e caratteristico di quello attuale, nel bel mezzo dell’antico mercato ortofrutticolo di primo Novecento, circondato da giardini e con un’architettura storica d’epoca. Trattandosi di tema assai dibattuto e di moda, quello del chilometro zero, e insieme del commercio di prossimità, si guadagna naturalmente uno spazio mediatico e politico maggiore rispetto ad altre questioni, e pare che in un modo o nell’altro si stia prospettando la soluzione di una nuova sede, dentro a un contenitore ex industriale oggi dedicato alla promozione culturale.

Saltando di nuovo alla pagina di fronte, quella del quartiere di grattacieli, si legge che è stato dato l’incarico (anche qui un classico ormai) a una paesaggista di fama internazionale per l’allestimento a verde di buona parte dell’area, così da valorizzare al tempo stesso sia le architetture, sia gli spazi pubblici e i percorsi, sia il contesto storico-geografico metropolitano in cui la nuova parte di città si inserisce. In particolare, interpretando (osservazione del sottoscritto) in fondo una tradizione che risale almeno al progetto di Olmsted per il Central Park di metà Ottocento, la paesaggista tenta una specie di interpretazione critica del tema forestazione urbana, introducendo una sorta di catalogo-museo delle specie autoctone locali, arricchite dai temi progettuali, dal contesto, da integrazioni. Sarà forse il riferimento alle essenze locali a far scattare il cortocircuito col chilometro zero della pagina di fronte: cos’hanno in comune le due notizie? Da un lato un surplus di offerta culturale e commerciale che in qualche modo congestiona un quartiere centrale tradizionale, sovrapponendo interessi, uso degli spazi, aspettative. Dall’altro il nuovo quartiere che cerca di costruirsi una propria identità attraverso gli strumenti del progetto architettonico e del landscape, e delegando in pratica alla società locale il carico del suo uso e vitalità.

Si aggiunga che il trasferimento proposto per il mercatino Slow Food chilometro zero è in una specie di ghetto dorato: uno di quegli incubatori di attività culturali molto cari ai critici d’arte e anche all’urbanistica del riuso, ma che onestamente con la logica territoriale vasta, con l’agricoltura, con la rete distributiva alimentare, c’entra come i cavoli a merenda (verze a chilometro zero, naturalmente). Ed ecco, se non l’idea, almeno lo spunto: perché non promuovere nelle aree verdi dei nuovi grandi progetti di trasformazione urbana attività fortemente legate al territorio metropolitano, come appunto quelle dei “localovori” di Slow Food? Potrebbe anche essere uno dei tanti segnali di una svolta, roba tangibile, mica grandi principi. Uno dei segni distintivi del quartiere privato-pubblico liberista, a ben vedere, è la forma architettonica e funzionale assunta dalla piazza, o dalla sua caricatura, riassumibile nell’ingresso di un supermercato, più qualche ciuffo di cespugli, magari un monumentino. Come si può interpretare, invece, la nuova idea di città progressiste e inclusiva, vitale 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, aperta al territorio e sostenibile? C’è materiale per alcune stagioni di concorsi, e di partecipazione dei cittadini.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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