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Verso un modello di proprietà antidemocratico
Data di pubblicazione: 13.06.2012

Autore:

La limitazione di accesso a certi spazi urbani, giustificata con problemi di bilancio, efficienza, qualità, è solo una triste e pericolosa abdicazione dei nostri organismi elettivi. Sta succedendo anche a in Italia? Certo che si. The Guardian, 11 giugno 2012, postilla. (f.b.)

Titolo originale: We are returning to an undemocratic model of land ownership – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Negli anni di boom tutte le città grandi e piccole del paese hanno vissuto la più grande ondata di trasformazioni edilizie dopo quella dei grattacieli e delle autostrade negli anni ’50 e ‘60.
Dal caso di Liverpool One al Cabot Circus di Bristol, sono gli spazi a proprietà e gestione privata, controllati dalla sicurezza pure privata su tutto l’arco del giorno, a qualificare le città. E a Londra ci sono la Stratford City della Westfield e accanto il Parco Olimpico, a rappresentare il punto più alto di questa tendenza, dove a un forte debito si affiancano finanza e commercio. Si è costruito così un nuovo tipo di ambiente caratterizzato da architetture “difendibili” e norme ben precise di comportamento a governarlo. Spesso vietate le biciclette, i pattini o lo skate. O suonare per strada, vendere giornalini, filmare e scattare foto, o infine – illuminante – tenere iniziative di contestazione politica.

L’ha scoperto a proprie spese il movimento Occupy cercando di manifestare fuori dalla Borsa, nella privata Paternoster Square. Il tribunale ha emesso una ingiunzione, e la polizia ha impedito l’ingresso, obbligando i contestatori a spostarsi verso St Paul. I dirigenti dell’ Olympic Legacy Company che hanno ideato il parco olimpico spesso amano paragonarlo a una “grande tenuta”, sul modello degli spazi urbani che nel XVIII secolo gestiva la Grosvenor, proprietaria di tanta parte di Belgravia. Ma trascurano un aspetto: quel modello di proprietà è pre-democratico. Oggi, piazze e vie di epoca georgiana sono parte integrante del tessuto urbano, e non appare più esplicito il fatto che un tempo esse erano sbarrate, chiuse al pubblico.

Poi su pressione della pubblica opinione e del movimento in ascesa per l’autonomia amministrativa, e dopo due grandi inchieste parlamentari, il controllo sulle vie passò nelle mani del governo locale, furono eliminati cancelli e recinzioni. Da allora è diventato normale che la pubblica amministrazione “adotti” vie e spazi pubblici urbani, ovvero che li gestisca e li controlli, che siano o meno di sua proprietà. Cioè, così era fino a poco tempo fa. Ma negli ultimi dieci anni questo diritto democratico ha iniziato ad essere messo in discussione. Si tratta di un modello sperimentato verso la metà degli anni ’80 coi progetti Canary Wharf e Broadgate Centre. Che erano gli unici spazi, poli emergenti della finanza londinese, in cui il controllo e la vigilanza erano diventati privati. Casi eccezionali – e molto discussi –creati per le necessità del business, in parte corrispondenti al modello di deregolamentazione che interessava i mercati finanziari specie col big bang del 1986 e la domanda di grandi superfici per banche e spazi di contrattazione.

Oggi quella è diventato la traccia da seguire per tutte le nuove trasformazioni, ma - al pari di tutto il sistema finanziario - si tratta di un modello in crisi. Fuori da Londra questo genere di spazi privati pare per ora irrealizzabile. A Bradford, la Westfield ha un progetto da una decina di ettari di trasformazione private che resta per il momento un grosso buco vuoto. E casi simili a Edinburgo, Preston e Leeds. Si tratta di un modello di trasformazioni che dipendono in grande misura dal credito, che oggi non si riesce ad ottenere, per parlare chiaro e in breve. E col collasso finanziario anche i progetti per gli spazi olimpici sono stati colpiti dalla crisi: i privati non riescono a farsi finanziare. Ma si va avanti lo stesso: secondo il governo anche le Olimpiadi, o meglio le loro trasformazioni urbane, sono un po’ come le banche: too big to fail. Si salvano le banche con fondi pubblici, e si salva il Parco Olimpico, con sette miliardi di euro di soldi del contribuente.

Mentre si sviluppa questa logica di azione economica, la politica inizia però anche a porsi delle domande sulle conseguenze del privatizzare strade e spazi pubblici. Nel suo Manifesto for Public Space, il sindaco di Londra esplicita la sua posizione contraria al controllo private, affermando il principio di negoziare la presenza di spazio pubblico in tutte le trasformazioni. Una affermazione importante, visto che viene dall’autorità urbanistica. Ma l’autorizzazione degli spazi olimpici è precedente, e quindi non ne saranno interessati, ed è difficile capire che conseguenze avrà. È comunque uno strumento essenziale per le politiche contro la privatizzazione delle vie. Però nonostante il manifesto del sindaco, sono molto spesso proprio le pubbliche amministrazioni ad essere piuttosto propense a non prendersi le responsabilità democratiche. Sir Robin Wales, presidente della circoscrizione di Newham, sostiene che non ci si può permettere di pagare la gestione del Parco Olimpico, e si tratta di un’opinione molto condivisa, fra amministratori alle strette in termini di bilancio. Così la democrazia è ridotta a un optional. Gli spazi che costruiamo rispecchiano la realtà sociale ed economica del tempo, sono una cartina di tornasole per verificare lo stato della società e della democrazia. Il fatto di realizzare spazi non democratici quindi è segno dei tempi.

postilla
Salvo forse le dimensioni economiche e di superficie territoriale, quante vicende simili abbiamo in corso in Italia? Nelle nostre città e territori, ad esempio per le funzioni di grande distribuzione commerciale, non si rinuncia da parte della pubblica amministrazione ad esercitare il proprio ruolo di garante dell’accesso pubblico, con la scusa dei bilanci? Emblematica e simbolica nel suo piccolo la vicenda della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, dove da anni vari progetti cercano di “riqualificare” l’ex salotto della città … trasformandolo in uno spazio chiuso: prima con la ridicola motivazione dell’aria condizionata, oggi con il ripianamento del bilancio comunale in rosso. E con trattative che si svolgono a porte chiuse, fra due signori che appartengono al medesimo gruppo parlamentare, ma guarda caso rappresentano interessi che dovrebbero essere contrapposti: da un lato il commercio privato, dall’altro il Comune. La questione, come ben spiega Anna Minton, non è solo e tanto la proprietà dello spazio, quanto le regole per la sua fruibilità da parte del pubblico, e la garanzia di accesso e partecipazione alle decisioni che lo riguardano (f.b.)









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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